Pastori sardi in rivolta: qual è il motivo della protesta per il latte?

Ancora azioni sulle strade e nei porti dell'isola contro le aziende di trasformazione, che pagano il prodotto 55 centesimi al litro. A Nuoro i commercianti annunciano serrata di solidarietà. Il Cagliari Calcio a mostrato, prima della partita contro il Milan, delle magliette di solidarietà per i pastori.

Il latte gettato a terra
Il latte gettato a terra

I pastori sardi sono i rivolta ormai da tempo, con denunce, proteste e azioni di intimidazione sullo sfondo. Quello che lamentano è un prezzo troppo basso per il latte ovino e caprino. I pastori hanno anche lanciato un ultimatum alle istituzioni, dichiarandosi pronti a bloccare i seggi in tutta la Sardegna per le elezioni regionali di domenica 24 febbraio.

Se entro pochi giorni non si trovano soluzioni per il nostro settore – dichiara il coordinamento dei pastori – bloccheremo la Sardegna il 24 febbraio, il giorno delle votazioni. Non entrerà nessuno a votare. Non è che non andiamo a votare, non voterà nessuno, blocchiamo la democrazia, ognuno si assuma le proprie responsabilità”.

I motivi della protesta

I pastori chiedono innanzitutto un aumento del prezzo del latte, che adesso è pagato circa 55 centesimi al litro. La loro richiesta è di almeno 70 centesimi netti.

Contestano poi anche l’acquisto da parte di aziende sarde di materia prima comunitaria, usata poi per fare formaggi e prodotti a marchio sardo. Chiedono, e la richiesta viene da più part, un maggiore controllo sulle dop e i invitano a unirsi alle loro proteste anche in nome di un rilancio dell’economia regionale, che deve necessariamente passare da un ripensamento del settore agropastorale.

Le richieste dei pastori sono state commentate dalla Coldiretti, che chiede all’associazione degli industriali che rappresenta le industrie casearie di rendere pubblica a tutti i pastori della Sardegna la propria proposta contrattuale. “Il prezzo di circa 60 centesimi al litro – sostiene la Coldiretti – è una elemosina che non copre neanche i costi di allevamento e di alimentazione e spinge alla chiusura i 12mila allevamenti presenti in Sardegna in cui si trova il 40 per cento delle pecore allevate in Italia, per una produzione di quasi 3 milioni di quintali di latte destinato per il 60 per cento alla trasformazione in pecorino romano (Dop)”.

Il momento delicato

La protesta dei pastori, come dimostrano le ultime iniziative, si sta consumando in un momento politico delicato. La Sardegna, il prossimo 24 febbraio, vedrà le elezioni regionali.

Le prime azioni di sabotaggio della tornata elettorale sono già avvenuta a Pattada, in provincia di Sassari. Qui circa 250 persone sono andate in municipio e hanno restituito le tessere elettorali. Con questo gesto hanno voluto attaccare la Regione, indicata come una delle maggiori responsabili del crollo del prezzo del latte.

La solidarietà della Sardegna

Tutta la Sardegna è solidale con i pastori. Il Cagliari Calcio è sceso in campo a San Siro, prima della sfida col Milan, con la maglietta su cui era scritto “Solidarietà ai pastori sardi”. I commercianti di Nuoro hanno annunciato che domani, martedì 12 febbraio, terranno chiusi tutti i negozi per mezza giornata.

I giocatori del cagliari a San Siro con la maglietta di solidarietà ai pastori

Bloccati mezzi di trasporti

La protesta ora si rivolge anche alle importazioni dall’estero. Oggi, lunedì 11 febbraio, a Porto Torres, oltre un centinaio di contestatori hanno fermato i tir frigo arrivati da Genova.

Bloccato anche un mezzo che trasportava carni suine provenienti dalla Francia. Le carcasse sono state gettate a terra per protestare contro “le pessime condizioni della merce destinata al mercato locale”. Il gesto mirava a chiedere l’intervento delle autorità sanitarie.

Manifestazioni anche nel Sulcis. 150 allevatori arrivati da tutto il territorio hanno bloccato il ponte che collega Sant’Antioco all’isola madre. Hanno preso dalle macchine e dai furgoni i recipienti e con il latte e lo hanno versato sull’asfalto. Infine, terminata l’azione dimostrativa, se ne sono andati. Analoga protesta in centro a Teulada.

La promessa di Salvini

Con i pastori sardi si sarebbe schierato anche il Vicepremier e Ministro dell’Interno Matteo Salvini. “Se il problema dei pastori non si dovesse risolvere nelle prossime ore sono pronto ad arrivare personalmente in Sardegna, in settimana”.

“Si tratta di una questione da risolvere in fretta – ha sottolineato in seguito – ho atteso qualche giorno l’arrivo di qualche buona notizia dalla Regione, e questo non è accaduto”.

I responsabili saranno denunciati

Gli inquirenti, intanto, hanno visionato i numerosi filmati delle azioni di protesta postati sui social. Soprattutto quando le manifestazioni hanno riguardato il blocco di cisterne e la distruzione di latte già confezionato. I carabinieri hanno individuato cinque responsabili che verranno denunciati per danneggiamento e violenza privata.

Ma non è servito a niente. Quando in un Paese non c’è giustizia le forze dell’Ordine possono fare poco, quando in un Paese non c’è giustizia le persone possono diventare solo ribelli o criminali.

Infatti, a dimostrazione che i pastori ormai non hanno più niente da perdere, le proteste sono andate avanti e andranno avanti ancora, questo a prescindere da tutti i provvedimenti giudiziari.

“Nelle strade non c’è il Movimento Pastori Sardi – si legge infatti in un post su Facebook – ma tutti i pastori uniti della Sardegna che non rispondono a questa o a quella sigla, a questo o a quel partito, con un unico grande obiettivo: ridare dignità al nostro lavoro, ritornare ad essere padroni del nostro prodotto. Non ci saranno sconti per nessuno. Pretendiamo la serenità delle nostre campagne e per questo, anche con dolore, lasciamo a casa gli scrupoli e continuiamo a perseguire un sogno che ha sapore di dignità e libertà”.

Francesco Pigliaru, Presidente della Regione Sardegna

“Ci appelliamo al senso di responsabilità di tutti i portatori di interesse del comparto ovicaprino, convocati attorno a un tavolo dalla Regione per trovare una giusta soluzione alla crisi del prezzo del latte, affinché non si abbandoni la trattativa”. Lo ha affermato il Presidente della Regione Sardegna, Francesco Pigliaru, e l’assessore dell’Agricoltura, Pier Luigi Caria, in merito alla trattativa con i pastori. “Non lasciate il tavolo, fatelo per le decine di migliaia di famiglie che attendono le dovute risposte su un prezzo del latte inaccettabile. Mettete e mettiamo tutti da parte i colori e le appartenenze. Non lasciamo che le giuste istanze e le proteste degenerino in atti di violenza, guardiamo al raggiungimento di un obiettivo che deve portare a far aumentare nell’immediato il prezzo del latte pagato ai pastori, e a basarlo da ora in poi su parametri tecnico economici capaci di ridurre l’incertezza in cui vivono i produttori primari”.

Le reazioni nazionali

Reazioni sono arrivate da tutta la nazione. Il primo a chiedere la convocazione di un tavolo nazionale con il governo protagonista è stato il candidato alla segreteria del Pd ed ex Ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina: “Serve un tavolo nazionale da convocare subito – ha detto – e azioni concrete. È un problema complesso, che negli anni scorsi noi abbiamo affrontato. Nel 2017 il prezzo era sceso a 60 centesimi al litro e allora abbiamo compiuto alcune scelte, come gli aiuti diretti agli allevatori e l’introduzione del pegno rotativo che consente ai produttori di avere più facilmente finanziamenti in banca e non trovarsi a svendere il prodotto. Nel 2018 il prezzo alla stalla era risalito a 85 centesimi. Poco, rispetto al prezzo del formaggio che nello stesso periodo era aumentato del 102 per cento. Ora un nuovo crollo”.