Sicilia, accuse e collusioni sull’inchiesta della CGA

Spuntano nuovi elementi, con tanto di intercettazioni, sul caso della CGA in Sicilia. Vari gli elementi presi in esame in merito alle tangenti.

Tangenti in Sicilia, gli scenari all’ombra del CGA
Tangenti in Sicilia, gli scenari all’ombra del Cga

Dalle dichiarazioni svelate, dopo la chiusura delle indagini e le ordinanze cautelari, emergono nuovi elementi. Indagati Giuseppe Gennuso (detto Pippo), il Giudice Nicola Russo, Raffaele Maria De Lipsis, Luigi Pietro Maria Caruso. All’ombra il malaffare, i conflitti di potere e la collusione.

Cosa accadde realmente

Nel 2012, per novanta voti, l’onorevole Giuseppe Gennuso perse il seggio all’ARS (Assemblea Regionale Siciliana) mentre vinse l’attuale Sindaco di Priolo Gargallo (SR) Giuseppe Gianni detto Pippo.

Gennuso, allora, agì legalmente presentando un ricorso contro il risultato elettorale presso il TAR . Quest’ultimo però dichiarò l’inammissibilità dello stesso. Nel frattempo una richiesta di annullamento delle elezioni venne inviata al CGA.

I particolari delle sentenze

A dare vita a tutto questo Salvatore Midollo, in qualità di candidato, Salvatore Di Pietro (elettore) e Corrado Gennuso (nipote di Giuseppe Gianni). Due sentenze che, di fatto, ribaltarono il giudizio in primo grado. Guarda caso, in entrambe le occasioni, il Collegio del CGA era presieduto da Raffaele De Lipsis.

Secondo le indagini della Guardia di finanza, dai suoi conti correnti negli ultimi anni risulterebbero transitati più di cinque milioni di euro a fronte di redditi leciti per due milioni.

La vicenda ad ampio raggio

Gli accusati divenuti accusatori, Piero Amara e Giuseppe Calafiore, entrambi avvocati, hanno dichiarato al procuratore che si è occupato del caso di avere consegnato per conto di Gennuso una tangente «non inferiore a 30 mila» a De Lipsis.

Amara ha aggiunto che il Gennuso «temeva che la stesse cosa stesse facendo il suo concorrente Pippo Gianni che egli riteneva essere appoggiato da Mineo, vicino a Drago».

Chi è Giuseppe Mineo 

Giuseppe Mineo, per la cronaca, sarebbe un altro Giudice amministrativo finito nei guai giudiziari, mentre Giuseppe Drago in passato è stato Presidente della Regione.

Che De Lipsis avesse forzato la sentenza in Camera di Consiglio lo ha confermato un giudice componente del Collegio composto da Silvia La Guardia, Marco Buricelli e Giuseppe Mineo, già ampiamente ascoltati dai Pm di Roma. 

Le elezioni

Con la vittoria alle elezioni, e conquistando la poltrona dionorevole, Gennuso ricompensò il Presidente del CGA De Lipis per la “cortesia”. Il tutto è stato riscontrato dai tabulati telefonici e la lettura degli sms che confermerebbero le trasferte romane di Gennuso per incontrare l’avvocato Amara. Quest’ultimo, infatti, doveva fare avere i soldi a un certo Luigi Caruso, ex Consigliere della Corte dei Conti, che a sua volta li avrebbe consegnati a De Lipsis.

Fuga di notizie dagli atti processuali per scrivere un libro

Eclatante quanto abbiamo scoperto noi di CiSiamo.info, relativamente a una intercettazione del 10 febbraio 2014 segretata in questa inchiesta.

Un libro uscito lo scorso anno, riportava già questa intercettazione che per legge doveva rimanere segretata fino alla fine delle indagine. Tale comportamento, oltre ad essere illegale, è nocivo e dannoso per il corso della giustizia.

L’intercettazione

Ecco l’intercettazione incriminante. L’on. Giuseppe Gennuso, nell’intercettazione telefonica, parlando col figlio in partenza per Roma comunicava quanto segue.

«Quelle cose domani mettile in quattro buste diverse, li metti una davanti, una dietro, una nella borsa… scippa il sedile e prendi un po’ e glieli butti sotto il sedile dietro». E ancora Gennuso padre predicava prudenza la figlio. «Devi camminare piano… che devi combinare qualche minchiata»

Riteniamo denunciare quest’ultima parte ai nostri lettori che ci seguono per il nostro incessante e democratico lavorato in favore della pubblicazione. È sconcertante che intercettazioni e informazioni riservatearrivino ad essere pubblicate senza aspettare la fine delle indagini.

Maurizio Inturri
Nato ad aprile dell'74, negli anni in cui la mafia si "lasciava" espandere nella mia bella Sicilia, non potevo che essere innamorato della cronaca nera, soprattutto d'inchiesta. Laureato in Scienze della comunicazione nel 2016 e con un Executive Master in Scienze Criminologiche,ho collaborato con diverse testate giornalistiche. Sono autore e scrittore del libro "Cogito ergo sum…ma non troppo!", edito nel 2015 su Youcanprint, e tra qualche settimana uscirà il mio nuovo libro incentrato su mafia e servizi segreti.