Crisi Venezuela, lo scontro si sposta all’Onu con una mozione degli Usa, la Russia non ci sta

Un convoglio di medicinali e viveri è bloccato a Cocuta, in Colombia, al confine con il Venezuela, tutto questo mentre il terreno dello scontro fra le due diverse opzioni presidenziali è approdato all'Onu.

Rivoluzione in Venezuela
Rivoluzione in Venezuela

Un convoglio di medicinali e viveri è bloccato a Cocuta, in Colombia, al confine con il Venezuela, tutto questo mentre il terreno dello scontro fra le due diverse opzioni presidenziali è approdato all’Onu, dove a farsi contendenti sono gli sponsor di Guaidò e Maduro, Usa e Russia.

La mozione la Consiglio di Sicurezza

Gli Stati Uniti hanno infatti presentato una mozione al Consiglio di Sicurezza che fonda, sostanzialmente, su due direttrici: garantire l’ingresso dei convogli umanitari dal ponte Tienditas, quello “accusato” da Maduro di essere by pass di forze di invasione a trazione yankee e al contempo fissare un calendario per elezioni “libere, giuste e credibili”, il tutto esprimendo, come elemento aggiuntivo ma affatto secondario, una “profonda preoccupazione per la violenza e l’uso eccessivo della forza da parte delle forze di sicurezza venezuelane contro pacifici manifestanti disarmati”.

Il no della Russa

Secondo fonti diplomatiche quel testo, che è stato consegnato al Segretario Generale Antonio Guterrez, è stato gradito dalla Russia come un bidet all’acquaragia. La Russia ha intenzione di porre il suo veto in virtù di un teorema secco: quelle elezioni sarebbero un colpo di stato autorizzato in Venezuela, attuato grazie ai buoni uffici degli Usa nei confronti della causa di un loro uomo a libro paga, quel Guaidò che si è dichiarato presidente senza che nessuno glie lo abbia chiesto; non se ne parla.

Non è stata ancora resa nota la data per discutere la mozione: mettere in agenda un punto così delicato, che di fatto pone il mondo attraverso il suo massimo organo collegiale di fronte alla scelta di dire ufficialmente la sua sulla crisi bolivariana pare ancora precoce, almeno nei termini di una calendarizzazione ufficiale quanto tempestiva perché figlia dello stremo di un popolo intero.

Le diplomazie internazionali, al di là delle prese di posizione cristallizzate a Montevideo, sono ancora troppo fluide. Juan Guaidò ha preso dal canto suo la palla al balzo ed ha affermato in merito: “Faremo tutto quello che va fatto per salvare vite umane”. Come a dire si tira dritto verso il nuovo corso che non prevede Maduro, Onu o meno.

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Giampiero Casoni
Giampiero Casoni, 50enne nato a Cassino, è da sempre un cronista di giudiziaria. Ha collaborato ed operato in redazione per Ciociara Oggi, La Provincia, di cui ha curato anche l'edizione nazionale e Provincia quotidiano, che ha recentemente accompagnato in esequie editoriali. Ha partecipato alla fondazione e vita di numerosi free press e pubblicato pezzi per agenzie dell'Alto Casertano aventi a tema soprattutto la camorra aversana. Autore di numerose inchieste sulla camorra domitia dei La Torre, si è cimentato anche con la scrittura, pubblicando romanzi sui clan secondiglianesi e sillogi poetiche. Appassionato di storia e umorista a tempo perso, cura con molta approssimazione e svogliatezza il blog Bignè all'aceto, di cui intende, da qui a qualche secolo, riesumare i fasti potenziali assieme alla compagna, la scrittrice Monia Lauroni, moderna eroina martirizzata dal suo perenne borbottare.