Nave Aquarius rifiuti, il caso finisce in Cassazione

Dopo la decisione del Riesame giunge quella della Corte di Cassazione sulla questione della nave Aquarius e sul presunto traffico illeciti di rifiuti.

Nave Aquarius
Arriva in Cassazione la vicenda riguardante la nave Aquarius

La Procura di Catania, diretta da Carmelo Zuccaro, ha presentato il ricorso in Corte di Cassazione sul caso Aquarius. Il Tribunale del Riesame di Catania aveva dato vita all’annullamento del provvedimento del Gip, relativo al sequestro di 200mila euro da due conti correnti. Il proprietario, Francesco Giannino, è l’agente marittimo indagato nell’inchiesta.

Diversi mesi fa Zuccaro ne aveva disposto il sequestro che, in realtà, non si era mai concretizzato del tutto. La nave era ferma al porto di Marsiglia e utilizzata da Medici senza frontiere per le missioni umanitarie nel Mediterraneo.

Cos’è il caso Aquarius

La nave Aquarius fu sequestrata nel 2018 per traffico illecito e smaltimento indifferenziato di rifiuti pericolosi. Erano state queste le accuse mosse nei confronti della ONG di Medici senza frontiere e di due agenti marittimi. L’inchiesta mirò nell’indagare lo scarico e lo smaltimento dei rifiuti da parte della navi di soccorso.

La nota dei giudici

Secondo la Procura il provvedimento adottato dal Tribunale del Riesame risulta essere «contraddittorio. Dalle relazioni sanitarie – secondo i giudici – si evince che l’unica malattia infettiva riscontrata dalle autorità marittime era la scabbia, patologia in relazione alla quale il problema dei liquidi biologici non poteva porsi».

«Ma gli indumenti a rischio di contaminazione da agenti patogeni – continuano i giudici – e gli scarti alimentari non potevano essere raccolti in modo indifferenziato. Un illecito sanzionato con una contravvenzione».

La vicenda arriva in Cassazione

I giudici del Riesame di Catania si esprimono a riguardo per mettere in evidenza la «pluralità delle operazioni. L’abitualità della condotta non è però sufficiente a far ritenere integrato il reato contestato di traffico illecito di rifiuti essendo infatti necessario un quid pluris, consistente nell’allestimento di mezzi ed attività continuative organizzate».

«In altri termini una struttura rudimentale, nel cui alveo ricondurre i traffici illeciti, organizzando una forma di impresa».

Le motivazioni della difesa

L’avvocato di Francesco Giannino sostenne, all’epoca dei fatti, di aver «travisato le conversazioni nelle quali Giannino era stato interlocutore diretto. Non è vero che Aquarius non avesse mai conferito rifiuti sanitari. Illegittimo era stato il metodo di calcolo del presunto illecito profitto».

Alessandro Artuso
Nato a Roma il 18 giugno 1991, ho conseguito la laurea triennale presso l'Università della Calabria e la magistrale all'Università degli Studi di Messina. Giornalista pubblicista, da luglio 2018, ho maturato la mia prima esperienza lavorativa con la redazione calabrese ottoetrenta.it con la quale collaboro da aprile 2015. Ho lavorato nell'azienda Silicon Make App producendo articoli inerenti a tematiche come Sviluppo app, Web marketing e Social media marketing. Interessato alle notizie a tutto tondo, mi pongo come elementi imprescindibili la ricerca e il controllo delle fonti.