Detenuti del carcere di Bollate sequestrano agente: l’obiettivo era un collaboratore di giustizia

Colpire l'agente di Polizia penitenziaria per arrivare al vero obiettivo: un collaboratore di giustizia. Lo stratagemma del malore aveva uno scopo ben preciso.

Sequestrato agente ma l'obiettivo finale era un ex collaboratore di giustizia
Momenti di tensione nel carcere di Bollate

Un piano studiato ad hoc con l’intento di colpire un ex collaboratore di giustizia. Due detenuti, di origine campana, si sono fatti portare in infermeria fingendo di avere un malore. Rientrati nella propria sezione, armati di lamette e forbici, avrebbero minacciato l’agente di Polizia penitenziaria che li stava accompagnando. Successivamente, secondo le informazioni raccolte, lo avrebbero intimato di aprire altre celle con l’obiettivo di colpire un’altra persona.

Possibili indicazioni dall’esterno

L’ordine, non è escluso, che possa essere giunto dall’esterno della casa circondariale di Bollate. I due detenuti, intorno alle ore 22 di domenica, hanno di fatto aggredito l’agente creando non poco allarme all’interno del carcere lombardo. Per loro è scattata la denuncia, da parte della Procura di Milano, per sequestro di persona.

Sulla vicenda, vista la gravità dell’accaduto, vige il massimo riserbo. Ai due sono stati inflitti quindici giorni di isolamento e il successivo trasferimento in altre strutture secondo quanto proposto dal Dap in merito al regime di sorveglianza particolare.

Volevano uccidere un ex collaboratore

A dare notizia della vicenda sono state varie sigle sindacali fornendo anche ricostruzioni particolareggiate di quanto accaduto. Aldo Di Giacomo, segretario del sindacato Polizia penitenziaria, in una nota riferisce che «i due detenuti avevano l’intenzione di uccidere un collaboratore di giustizia anch’esso recluso presso il reparto isolamento. La fortuna ha voluto che non siano riusciti ad aprire la cella dove era rinchiuso. Invece il malcapitato è rimasto per lungo tempo in balia dei due, impotente, scioccato per quanto stava accadendo».

«Le urla che provenivano dalla sezione isolamento hanno attirato l’attenzione dei suoi colleghi. Solo dopo una lunga trattativa con i due rivoltosi a fatica sono riusciti a liberarlo e a garantire l’incolumità del collaboratore di giustizia, senza che nessuno subisse danni».

Alessandro Artuso
Nato a Roma il 18 giugno 1991, ho conseguito la laurea triennale presso l'Università della Calabria e la magistrale all'Università degli Studi di Messina. Giornalista pubblicista, da luglio 2018, ho maturato la mia prima esperienza lavorativa con la redazione calabrese ottoetrenta.it con la quale collaboro da aprile 2015. Ho lavorato nell'azienda Silicon Make App producendo articoli inerenti a tematiche come Sviluppo app, Web marketing e Social media marketing. Interessato alle notizie a tutto tondo, mi pongo come elementi imprescindibili la ricerca e il controllo delle fonti.