Dab, radio digitale: la rivoluzione che attende l’Italia

Si scrive Digital Audio Broadcasting, ma si pronuncia Dab e nei prossimi anni promette di cambiare il sistema di diffusione radiofonico.

Dab, radio digitale
Dab, radio digitale

L’Italia è davvero pronta per la rivoluzione del Digial Audio Broadcasting? Ecco la possibile rivoluzione del Dab nel nostro Paese.

Alla scoperta del DAB e DAB+ e del rapporto tra utenza e network radiofonci in Europa

Si scrive Digital Audio Broadcasting, ma si pronuncia Dab e nei prossimi anni promette di cambiare il sistema di diffusione radiofonico. Tra l’avvento di una nuova era e il fattibile e concreto passaggio, c’è sempre nel mezzo uno sterminato oceano di domande e cuiriosità su cosa sia efffetivamente questa rivoluzione.

Il Dab, partendo dalla sua genesi, è tecnicamente uno standard di radiodiffusione digitale che permette la trasmissione del suono in qualità digital. Andando a fare delle attente ricerche scopriamo che non è un progetto prettamente “innovativo” in quanto ideato ed elaborato già agli inizi degli anni 80 nel nord europa. Il cambiamento, la svolta è consistente.

La trasmissione radiofonica codificata da anologica a digitale prevedeva un bit rate di 128 kbit/s con un codec Mp2. Ma per questo ultimo non bastava tale portata e bisognava, per raggiungere la qualità tipica delle Fm, disporre di almeno 160 kbit/s.

A fronte di ciò nel 2007 l’ETSI ( Istitituto Europeo per gli standard nelle telecomunicazioni) ha deciso di introdurre come standard il DAB+ sostituendo il DAB. Tale sistema permette una maggiore e robusta trasmissione azzerando in tal senso il disturbo.

La trasformazione

Ma come avviene questa radicale trasformazione? Grazie all’algoritmo “compressato” HE-AAC, che adotta un codice di correzione denominato Reed-Solomon che rivela automaticamente un errore di trasmissione.

Il Dab+, inoltre, prevederà in fase di trasmissione anche una rivoluzionaria novità in fase di contenuti, a cui i maggiori network internazionali si starebbero già adeguando.

Un boquet , che a parità di segnale e potenza, permetterà di in un singolo multiplex di usufruire di piu’ programmi radiofonici. C’è da dire che il DAB+ avrà sicuramente i suoi vantaggi, già elencati in precedenza.

L’impatto dell’utenza

Ma quale sarà l’impatto dell’utenza con in network radiofonici? Come affronteranno le maggiori major questo cambiamento? A partire dal 1 Gennaio 2020 l’Italia ci sarà l’obbligo di vendere radio e dispositivi con standard tuner Dab.

Analizzando però dalla parte delle major, ma anche del mercato di distruzione dei dispositivi radio la situazione non è rosea se la confrontiamo con il cambiamento degli altri paesi europei. Sappiamo che il primo paese in assoluto al mondo a compiere lo switch-off da Fm a Dab è stata la Norvegia.

L’11 Gennaio 2017 una prima fascia di territorio (Nordland) ha chiuso le emittenti commerciali e pubbliche, mentre l’8 Febbraio 2017 è toccato al resto del paese. C’è da dire che dal 1995 la Norvegia era a regime Fm e il cambiamento o il passaggio al DAB ha creato malcontento anche nella popolazione.

Secondo un sondaggio pre-switch-off effettuato tra i norvegesi solo il 24% era favorevole mentre il 66% era contrario. Secondo il Ministro della Cultura Norvegese il passaggio in DAB avrebbe abbattuto i costi di mantenimento riducendole ad 1/8 di quelle analogiche.

Non sono mancate però le polemiche nell’arco di tutto questo cambiamento. A completa transizione infatti, più della metà dei cittadini norvegesi, per l’esattezza il 51%, si è dimostrata insoddisfatta del passaggio al DAB. Tutto questo per l’aumentare crescente del costo di ricevitori stand-alone, autoradio o adattatori per il DAB variabile tra i 100 e 200 euro.

E c’è di più. Secondo una ricerca dei media-locali norvegesi ci sarebbero stato un calo di circa del 10% dei radioascoltatori quotidiani e la prima radio pubblica la Nrk ha perso il 21% dei suoi ascoltatori. Le polemiche non si sono fermate al solo mercato radiofonico e ai dati diffusione. Una larga ed ampia fetta di cittadini norvegesi ha proprio messo in atto una petizione pubblica per impedire la completa transizione.

Lobby del DAB

Ma le lobby del DAB, se vogliano chiamarle così hanno avuto la meglio, almeno in Norvegia. Insomma DAB, si ma anche calo degli ascolti. La transizione ha riguardato anche come sappiamo altri paesi europei. Parliamo ad esempio del Regno Unito.

Secondo un recente sondaggio della RAJAR (Organo ufficiale che misura l’audience radiofonico nel Regno Unito) rivolto all’utilizzo in device in Uk, per la prima volta la radio numerica (DAB, DAB+,IP,DTV e sat) è passata dal 49,9% dell’ultimo trimestre 2017 ai 50,9% dei primi tre mesi del 2018.

Un risultato epocale, ma tra i media britannici nessuno si azzarda a parlare di switch-off, memore dell’esperienza norvegese. Ma nonostante ciò il passaggio al Dab è ancora lento e macchinoso per gli inglesi.

Dal 1995, data in cui è stato attivato il primo trasmettitore, sino al 2003, in Uk, quindi ben otto anni, la transizione ha raggiunto l’80%. E il 5% negli anni successivi (dal 2003 al 2018). A confermare tutto questo , ci viene in soccorso il portale Uk “The Register” (dedicato all’analisi dei dati radiofonici inglesi) che dice:

“La lentezza del processo, dal 1995 al 2008, è stata determinata dall’indisponibilità di ricevitori DAB, nonché da una scarsa e modesta offerta alternativa ai canali analogici”.


Solo nei primi anni del nuovo decennio infatti (2000-2010), i primi canali nazionali radiofonici d’informazione (BBC1XTra, 5 Live Sports Extra, 6 Music, BBC 7, e il pacchetto Digital One, è stato stanziato un accordo ufficiale un accordo ufficiale per un passaggio di queste radio da anologico a digitale.

Un analisi attenta del mercato europeo del Dab e i suoi dispositivi di fruizione

Secondo un rapporto semestrale di World Dab, organizzazione che si occupa della promozione globale per Digital Radio, ha rivelato che la vendita dei dispositivi DAB+ analizzata nei maggiori 10 mercati di Europa ed Asia, ha subito un aumento del 22% dal primo semestre 2017. La soglia di vendita avrebbe raggiunto i 71 milioni di pezzi venduti.

Alla luce di questi dati, i mercati europei più maturi sono quello britannico con circa 37 milioni di radio DAB+, a seguire quello tedesco con 11,8 milioni e norvegese 5,6. I sistemi che questa rivoluzione abbraccerà non riguarderanno solo i dispositivi radio portatili come sappiano, ma anche smart speaker, podcasting e dashboard auto .

Uno dei massimi esperti di radiofonia, James Cridland, si è così espresso:

“La richiesta di skill e action per Echo (smart speaker di amazon) e Home (Google) sono incessanti da parte degli editori”. “Il 2018 in corso, sostiene Cridland, è stato l’anno in cui le AM- FM sono state utilizzate meno del 50%”.

La radio del futuro rappresenta uno stile di programmazione audio. Altro trend in crescita, ma ancora poco utilizzato e conosciuto è quello del podcasting, che mira a svilupparsi grazie agli smart speaker.

Il podcasting rappresenta ancora una piccola parte del consumo dei media, ma grandi piattoforme come Spotify in Europa e Pandora (new entry negli Stati Uniti) hanno annesso nei loro servizi dei podcast ponendosi come forte concorrente e competitor nel mercato radiofonico.

Lo sviluppo inoltre di podcasting permetterà inoltre la creazione verticale di stazione radio tematiche, un esempio lampante sono Fix Radio in Uk (radio digitale riservata ai soli commercianti) e radio per bambini ( da 0 ai 7 anni) nate in Australia.

Dashboard auto

Altra importante fetta del mercato di dispositivi Dab riguarda i dashboard auto. E’ proprio in quel punto che si sviluppa la maggior fruizione radiofonica spiega Giovanni Madaro, analista e consultente di Consultmedia prima struttura italiana di competenze in ambito mediatico su dashboard auto.

Il futuro dei dushboard auto si concetrerebbe maggiormente sui flussi di intelligenza artificiale Google (Assistant) e Amazon (Alexa), insieme, anche se in maniera minore ai famosi TuneIn, Fm World, e My Tuner. In conclusione il successo del DAB su dispositivi auto sarebbe interconnesso al lavoro fatto con radio ibride e case automobilistiche aumentando l’esperienza dell’utente in una qualità migliore.

Il costo medio di un ricevitore

In Europa il costo medio di un ricevitore DAB è di 14 euro, di cui 14 milioni sono stati destinati all’uso “in – car”. Questo impulso è stato essenziale per il mercato automobilistico che ha integrato lo standard DAB nei propri ICE (in car entertaining systems) ad oggi altamente presente soprattutto in Inghilterra, Norvegia e Svezia.

Una curiosità e una particolarità estemporanea riguardante il Kuwait, che è attualmente leader nel settore, con una copertura della popolazione del 90% e la possibilità di raggiungere in pochissimo tempo il 100% dell’utenza.

Per quanto concerne la diffusione mondiale invece, nei paesi minori, il Bahrain e Emirati Arabi stanno introducendo da poco gli standard in maniera del tutto sperimentale.

Il Mercato Italiano, la posizione delle radio nei confronti del Dab, l’innovazione ma anche i ritardi nella crescita

In Italia ci sono 3.7 milioni di radio DAB+, sia nell’utilizzo domestico 46% e delle auto in vendita. La copertura delle reti ha riguardato l 80% , maggiormente il 95% quella autostradale, e solo il restante 5 % per la penetrazione domestica. Una dato imbarazzante se pensiamo a dati come quelli del Nord-Europa dove Norvegia, Regno Unito e Germania con dati che oscillano in media intorno al 60 e 70 %.

Ad oggi le radio radiofoniche nazionali in Italia trasmettono sia in analogico che digitale, ma alcuni contenuti sono solo su DAB+DDt e SAT. Da sottolineare poi, lo sforzo delle emittenti locali, che si sono dovute adeguare allo standard e stanno investano tanto sul cambiamento.

Questo però va in contrapposizione all’assegnazione dei bacini per la sperimentazione putroppo ancora a rilento. In particolare su 39 bacini su cui è stato diviso il territorio le frequenze utilizzabili dalle stazioni locali per il DAB sono state pianificate dall’Agcom in appena 16 bacini.

Se calcoliamo che nel mercato analogico le radio locali costituiscono il 40 % e in alcuni regioni ci sono emittenti leader per ascolti, ci troviamo difronte ad un immenso scompenso da colmare. E non finirebbe qui, una recente delibera dell’Agcom, che delinea un nuovo piano di frequenze tv andrebbe a ridurre ulteriormente gli spazi Dab.

Rai e Mediaset

Ad oggi il primo gruppo radiofonico che prosegue il proprio cammino di innovazione è Radio Rai ampliando la copertura DAB+ in cinque nuove impianti nel nord Italia a tra Trento, Verona, Vicenza, Como e Milano con copertura ottimale di Radio Rai nel nord Italia in particolare lungo il percorso autostradale.

Per quanto riguarda invece il gruppo Mediaset si è deciso si puntare su 105 DAB la digital radio del Gruppo Rti Mediaset che grazie ad un accordo con Monradio è sbarcata sulla piattaforma con il meglio della programmazione Radio 105.

A parlare è proprio Paolo Salvaderi, amministratore delegato di RadioMediaset che dice:

“Per questo importante progetto abbiamo scelto DAB ITALIA che oggi riteniamo il player che ha saputo sviluppare la tecnlogia digitale. Siamo convinti che questo nostro ingresso possa dare un ulteriore impulso allo sviluppo di questa tecnlogia e all’intero comparto radiofonico”.

Sulla situazione del mercato italiano, in virtù della recente Legge Finanziaria che a partire dal 1 Gennaio 2020 obbliga la vendita di radio solo con tuner, si è espresso Sergio Natucci direttore di DAB Italia principale consorzio di trasmissione digitale nel nostro Paese che ingloba Radio 24, Radio Capital, Deejay, R101, RDS, Radio Maria, M20, Radio Radicale.

“In Italia ci sono circa 23 Milioni di famiglie. In ogni famiglia c’è una media di una radio e mezza, non possiamo cambiare 40 milioni apparecchi radiofonici. Oggi ci sono molti prodotti non radiofonici, come smartphone ed app, c’è bisogno di offrire prodotti comparabili, e la DAB lo è”.

In sostanza Natucci profetizza un cambiamento “naturale” da analogico a DAB” preferendolo ad uno “legislativo”. Analizzando il mercato auto:

“Recentemente alcune case di produzione automobilistiche stanno eliminando l’AM dai sistemi infotainment a bordo, per anni le emittenti nazionali hanno trasmesso sia in Am che Fm, visto che quest’ultima è stata piu’ gratificante il pubblico l’ha scelto eliminando l’Am. Un discorso tale si può fare con passagio al DAB. Credo che gli editori piano piano si renderanno conto che la fruizione digitale è migliore e si andrebbe ad eliminare del tutto anche l’Fm”.

Secondo una ricerca commissionata da DAB Italia a Gfk basata su un campione di 28 mila interviste face-to-face ad un pubblico italiano il 18 % conosce cos’è il DAB e che circa 2 milioni posseggono un apparecchio per la fruizione. Il 46 % di coloro che posseggono una radio DAB indicano come motivo di acquisto per la miglior qualità di ascolto. Insomma, tra problemi, carenze e trasformazione step-by step nel nostro paese sembra ancora tutto in corso d’opera.

I pareri degli esperti del settore sul futuro del DAB in Italia

Abbiamo esaminato quale possa essere il futuro del Dab in Italia e se quest’ultimo possa sposarsi alla perfezione sotto l’aspetto della comunicazione, del rapporto ascoltatori-speaker-musica e dell’informazione. Un’analisi attenta attraverso delle domande poste a degli esperti del settore che fanno luce in maniera più chiara su questo fenomeno che ci attende alle porte.

Per noi hanno risposto il sociologo della comunicazione e professore Lello Savonardo, lo speaker nazionale Marco Biondi e la giornalista Giulia De Cataldo. Al dottor Savonardo abbiamo chiesto se alcune popolazioni del nord Europa siano pronte per loro conformazione sociale al cambiamento, oppure si tratti di “solo” di un passo più veloce di trasformazione dei media lontano dai nostri standard e se il Dab tramite una fruizione più veloce della notizia e delle musica allontani l’ascoltatore dalla radio o sia parte della rivoluzione.

«Lo sviluppo delle tecnologie della comunicazione è sempre strettamente connesso ai contesti in cui si manifesta. Alcune tecnologie si diffondono più velocemente in contesti socio-culturali più predisposti ai processi di innovazione ma anche in funzione delle effettive esigenze sociali. È necessario, infatti, tener conto dei diversi fattori culturali, sociali, economici e politici che caratterizzano i contesti in cui le tecnologie digitali si esprimono, per meglio comprendere gli effetti che esse determinano».

«Il digital divide – ovvero l’impossibilità per alcune persone o comunità di accedere alle tecnologie digitali (si pensi, ad esempio ma non solo, alle popolazioni del Terzo mondo) – connesso allo sviluppo economico del territorio di appartenenza, alle origini culturali e sociali, ai livelli di istruzione dei potenziali utenti, ma anche alle differenze generazionali, ha un peso rilevante nella diffusione e nell’impatto sociale dei new media».

«Al diffuso digital divide, si aggiunge anche un participation gap, ovvero la mancanza di diritti di espressione (per controlli governativi) o l’impossibilità (per questioni economiche) di far sentire la propria «voce digitale». Tali differenze, non solo inter-generazionali ma anche e soprattutto intra-generazionali, comportano differenti livelli di partecipazione nella Rete».

«Ad una fetta di utenti che usano i nuovi media, navigano sul Web, interagiscono e creano contenuti, si affiancano individui che non accedono a queste tecnologie. Alla luce di questo quadro, e al di là dell’enfasi che caratterizza le principali teorie sulla Rete, la metafora del «villaggio globale» di McLuhan (1964) sembra non essere definitivamente compiuta».

«In ogni caso, in riferimento alla rivoluzione DAB++, è possibile sostenere che in Italia si stia sviluppando lentamente ma credo, al tempo stesso, che si diffonderà presto e velocemente anche se in ritardo rispetto ai paesi del nord Europa».

La forza della radio

E poi la mission culturale della radio è cambiata più volte negli anni, pur mantenendo la sua funzione sociale, adattandosi di volta in volta allo spirito del tempo. La radio è il medium più antico, capace di adattarsi all’evoluzione tecnologica, culturale e sociale, passando dai transistor al Web.

Nasce come radiotelegrafia, come «telegrafo senza fili», un canale di comunicazione a più soggetti con il compito di trasmettere il contenuto, il messaggio ad uno o più destinatari prescelti. Rappresenta il veicolo principale di informazioni durante la II Guerra Mondiale – un vero e proprio evento mediale – caratterizzando i processi di trasmissione delle notizie per l’intero periodo, tanto che, nell’immaginario collettivo dell’immediato dopoguerra, la radio rimarrà a lungo associata alle comunicazioni belliche.

Tra le due guerre, inoltre, vive uno sviluppo e una diffusione particolarmente rilevanti. Possedere un apparecchio radiofonico nel salotto della propria casa diviene il sogno di ogni famiglia nel mondo civilizzato. Con la radio, il mondo intero inizia ad essere disponibile in qualsiasi momento nel proprio contesto domestico. Nata con scopi prevalentemente militari e di comunicazione di nicchia nei primi anni Venti del xx secolo, la radio, attraverso la diffusione di informazioni, notizie e musiche dal mondo, contribuisce alla crisi delle culture rurali e ai processi di integrazione sociale.

Trasmette attraverso lo spazio, supera barriere fisiche e rende messaggi transitori disponibili a una moltitudine di persone. In tal senso, è un mezzo che riunisce gli spazi, assicurando la distribuzione rapida e ampia di testi mutevoli senza alcun confinamento nel luogo di origine o entro specifiche élite culturali. La radio, oltre a porsi come strumento di intrattenimento e di informazione, ci suggerisce, da sempre, comportamenti e riflessioni, provoca emozioni individuali e favorisce la partecipazione attiva alla vita sociale. Inoltre, rappresenta il primo medium elettronico personale, non più rivolto alla famiglia, ma al singolo individuo.

La differenza con la televisione

A differenza della televisione, la radio diviene sempre di più un medium personale mobile, anticipando di trent’anni il telefono cellulare. Con il digitale e la Rete tutto ciò esplode, potenziando ogni possibilità di approfondimento e di coinvolgimento. Credo che il DAB++ favorirà nuove modalità di ascolto orientate sia all’approfondimento che all’intrattenimento, moltiplicando la fruizione radiofonica. In tal senso, tale tecnologia arricchisce le diverse potenzialità dell’ascolto ma il processo e la qualità della fruizione dipende, sempre e comunque, dal contesto socio-culturale di riferimento e dall’uso che gli utenti fanno delle tecnologie”.

Abbiamo analizzato poi l’aspetto e l’impronta che darà il Dab all’informazione e al rapporto ascoltatore-speaker-musica. Per noi ha risposto la giornalista Giulia De Cataldo a cui abbiamo chiesto quali possono essere i cambiamenti sotto l’aspetto giornalistico e radiofonico e dei format digitali e se questi possano indebolire il fascino della notizia e il suo interesse ma anche la velocità e la passione della ricerca da parte di un giornalista di un prodotto e servizio digitale.

«In linea di massima, non vedo una correlazione diretta tra qualità del lavoro giornalistico e questo tipo di innovazione tecnologica. Altro è la diffusione dei social, che ha certamente comportato uno scadimento dell’informazione legato alla necessita di ottenere più visualizzazioni possibile e poi il fenomeno descritto è in atto già da molto tempo e vale per tutti i media».

«Forse la radio, che di per sé ha la caratteristica di essere tempestiva, è il mezzo che corre meno rischi. Alla velocità siamo abituati, ma questo non esclude la capacità di approfondire».

In conclusione poi abbiamo chiesto al famoso speaker radiofonico nazionale Marco Biondi quale siano i pro e contro per gli addetti ai lavori delle radio con l’avvento del Dab e se i vari network nazionali siano già pronti per questo passo rivoluzionario:

«Negli anni la radio è cambiata totalmente! Dalla sperimentazione degli anni 70 siamo arrivati purtroppo alla standardizzazione dei giorni nostri. Dal coraggioso pionierismo degli inizi delle radio libere, dalla ricerca sonora e artistica, dalla massima creatività di quel periodo siamo arrivati al marketing e al business dei giorni nostri e all’appiattimento di ogni forma o quasi di direzione artistica».

«Oggi la radio è un’azienda al 100% e pensa prima al fatturato che al fare programmi creativi. Anzi della creatività oggi si ha paura, meglio stare in parametri di sicurezza, puntare sulla familiarità, evitare picchi che possano infastidire l’ascoltatore e programmare musica che rispecchi canoni standard a cui l’ascoltatore è già abituato. Lo stesso per gli speaker, interventi brevi e privi di contenuto, tanti messaggi degli ascoltatori per far loro sembrare di essere protagonisti e 1 massimo 2 contenuti ogni ora, possibilmente presi da notizie di gossip, di assurdità o curiosità strampalate trovate in internet».

«Il DAB sicuramente darà più visibilità a realtà più coraggiose oggi relegate a nicchia ma non credo cambierà molto ma soprattutto ci permetterà di avere un suono sicuramente migliore e costante” e poi: “Sul DAB ci si sta lavorando da molti anni, credo che i network siano assolutamente pronti, anche quelli ancora un po’ diffidenti. Ma è il futuro segnato della radio, impossibile starne fuori».

Il Dab e quello che sarà nel nostro Paese

Abbiamo analizzato i tre aspetti più importanti del Dab, quello comunicativo, dell’informazione della fruizione. Siamo partiti con un analisi dei paesi del Nord Europa, analizzandone la diffusione, i mercati e la situazione italiana con l’avvento del Dab alle porte.

Ne abbiamo messo in risalto controversie e pregi. Alle soglie di questa autentica rivoluzione copernicana nella comunicazione radiofonica siamo certi che bisogna prenderne ogni aspetto, critico o positivo con le giuste e dovute proporzioni. Certamente una maggiore e attenta distribuzione e fruzione nel nostro paese ne favorirà l’allargamento e la diffusione.

Staremo a vedere questo immenso cambiamento come sarà recepito anche dalle nuove generazioni. Per adesso attendiamo fiduciosi lo sviluppo e il work in progress a livello nazionale delle varie major e network radio-televisivi.