Sequestrato e violentato dagli usurai: costretto a bere urina

Una vera e propria escalation di violenza è stata subita da un uomo. Picchiato e violentato con un bastone dai suoi aguzzini che chiedevano il pagamento delle rate arretrate.

La DDA di Catania fa fuori quel che resta del
La DDA di Catania fa fuori quel che resta del "famigerato clan Trigila".

Costretto a bere urina e violentato con un bastone di legno dai suoi usurai, in un calvario impossibile terminato solo con una salvifica fuga nelle campagne. L’agghiacciante vicenda, divenuta di fatto faldone giudiziario di un delicato processo che si sta svolgendo in quel di Velletri, ha riguardato un 43enne romano.

La disavventura dell’uomo

L’uomo, indebitato con un gruppo di aguzzini a cui era ricorso in un momento di disperato bisogno economico, si è reso protagonista di una deposizione choc nel corso del dibattimento scaturito dall’arresto di 4 persone.

Costoro sono indicate dalla Procura come responsabili di reati che vanno dal sequestro di persona all’estorsione ed alle lesioni volontarie gravi ma sulla cui profilazione finale la magistratura sta aprendo nuove indagini. E’ Il Punto a Mezzogiorno, per mano di Ermanno Amedei, a raccontare la squallida vicenda. Lo storico della stessa riecheggia, almeno in esordio, la mesta escalation di tappe che accomunano ogni persona finita nella morsa dell’usura.

Richiesta di denaro: inizia l’incubo

Nel 2016 la vittima chiede ed ottiene 1400 euro da un nettunense e inizia il calvario delle rate capestro: 150 euro a settimana per tre mesi; a fare i conti della serva sono 2100 euro, più che una cravatta un anaconda al collo.

La questione delle rate non pagate

I guai seri cominciano quando l’uomo salta alcune rate. Dopo un esordio “soft”, in cui i suoi creditori mannari gli chiedevano di sdebitarsi facendo il protagonista fittizio di falsi incidenti stradali da cui mungere danè per l’assicurazione, Il 43enne ha raccontato ai giudici di essere stato prelevato da tre uomini, fra cui il fratello dell’usurario, condotto sotto la minaccia di una pistola in un casolare e legato per quattro giorni.

Non basta. L’escalation dell’orrore narrata in sede di deposizione ha poi previsto: che l’uomo fosse picchiato, costretto a bere urina e stuprato con un bastone, a turno, mentre gli altri aguzzini si dividevano fra il ruolo di spettatori della violenza o pugili sul setto nasale della vittima.

Denunciati gli aguzzini

Riuscire a sfondare una finestra e sfuggire alle grinfie di quelli che, stando agli atti in valutazione processuale, sarebbero dei veri mostri, per l’uomo era stata manna dal cielo, manna vera. Allertati i Carabinieri di Anzio, l’uomo aveva riempito un verbale che aveva fatto sudare freddo anche i militari, a loro modo “avvezzi” all’orrore per mission e giuramento prestato. Il processo che ne era scaturito, con la vittima assistita dall’avvocato Massimiliano Pica, vedrà i testi della difesa comparire a deporre in aula ad aprile. Il primo. Ma lì, in quell’aula e su quei fatti, non scherzerà nessuno.

Giampiero Casoni
Giampiero Casoni, 50enne nato a Cassino, è da sempre un cronista di giudiziaria. Ha collaborato ed operato in redazione per Ciociara Oggi, La Provincia, di cui ha curato anche l'edizione nazionale e Provincia quotidiano, che ha recentemente accompagnato in esequie editoriali. Ha partecipato alla fondazione e vita di numerosi free press e pubblicato pezzi per agenzie dell'Alto Casertano aventi a tema soprattutto la camorra aversana. Autore di numerose inchieste sulla camorra domitia dei La Torre, si è cimentato anche con la scrittura, pubblicando romanzi sui clan secondiglianesi e sillogi poetiche. Appassionato di storia e umorista a tempo perso, cura con molta approssimazione e svogliatezza il blog Bignè all'aceto, di cui intende, da qui a qualche secolo, riesumare i fasti potenziali assieme alla compagna, la scrittrice Monia Lauroni, moderna eroina martirizzata dal suo perenne borbottare.