Corruzione, Transparency: «In Italia deve cambiare la testa della gente»

Il Presidente di Transparency International Italia, Virginio Carnevali, spiega a CiSiamo.info i motivi del miglioramento dell'Italia nell'Indice di Percezione della Corruzione. Ma soprattutto cosa manca ancora da fare.

Virginio Carnevali
Virginio Carnevali, Presidente di Transparency International Italia.

Transparency International, la più grande organizzazione mondiale che si occupa di prevenire e contrastare il fenomeno della corruzione, ha presentato, come ogni anno, i dati relativi al 2018 sull’Indice di Percezione della Corruzione. Dati che fanno ben sperare sul futuro del nostro Paese, che dal 2012 ha continuato a scalare importanti posizioni nella classifica mondiale ed europea, fino ad arrivare al 53° posto di questa rilevazione.

I motivi di questo miglioramento, e soprattutto cosa ancora si può fare, li spiega a CiSiamo.info il Presidente di Transparency International Italia,
Virginio Carnevali.

A cosa è dovuto il miglioramento dell’Italia nell’Indice di Percezione della Corruzione?


«Il miglioramento dell’Italia nell’Indice di Percezione della Corruzione è continuo ed è iniziato oramai da diversi anni. E, secondo me, deriva da tutte le misure messe in atto in Italia per la lotta alla corruzione. A cominciare dalla prima legge anticorruzione del 2012, dall’istituzione dell’ANAC sono infatti molte le leggi messe in pista in Italia per combattere la corruzione. Quindi il mondo vede che in Italia si sta facendo seriamente lotta alla corruzione».

Fra queste leggi, c’è anche il nuovo codice degli appalti?

«Una legge o un nuovo codice degli appalti non possono determinare da soli una migliore percezione della corruzione in un Paese. È il sistema che si è messo in campo a fare la differenza. E in questo sistema il codice degli appalti è solo una parte, anche abbastanza piccola.

La legge spazza-corrotti, di cui questa rilevazione dell’Indice ovviamente non tiene ancora conto (perché riguarda il 2018, NdR) è anch’essa una legge importante contro la corruzione e che probabilmente porterà dei benefici nella percezione dell’Indice di Percezione della Corruzione».

Come giudicate, quindi, il nuovo codice degli appalti?

«Noi non entriamo mai nel merito degli appalti, perché sono situazioni troppo specifiche. Riteniamo, tuttavia, che ci siano novità importanti, ma anche alcune complicazioni che forse sarebbe il caso di rivedere» .

Cosa manca, allora, da fare?

«Bisogna continuare così. Ormai, infatti, abbiamo una somma di legge piuttosto importante, ma alcune norme ancora andrebbero introdotte. Ad esempio andrebbe fatta una legge sul conflitto d’interessi. Sono, però, dettagli ancora da completare nella schacchiera.

In Italia abbiamo i magistrati migliori e più indipendenti, abbiamo le forze dell’Ordine migliori del mondo. Per questo credo che se andiamo avanti così non possiamo che migliorare. Bisogna far cambiare la testa della gente, però».

Può essere utile un testo unico anticorruzione?

«Si potrebbe anche fare, però le leggi sono tutto sommato poche e tutte raggruppate nel giro di pochi anni. Se guardiamo com’è la legislazione italiana, credo che quello sulla corruzione sia uno degli ultimi testi unici di cui eventualmente ci potrebbe essere bisogno. Sarebbe sicuramente più utile farlo su tanti altri fenomeni, dove c’è più confusione normativa.

Sicuramente, però, in generale il testo unico è un ulteriore miglioramento, perché raggruppa tutte le norme. Ma non la vedo come una cosa indispensabile».

Quanto è importante il contrasto alla criminalità organizzata nel combattere la corruzione?

«Sono interdipendenti. Il contrasto alla criminalità organizzata va contro la corruzione e il contrasto alla corruzione va contro la criminalità organizzata. Oggi, infatti, la modalità più utilizzata dalla criminalità organizzata è la corruzione. Quindi le due lotte sono strettamente connesse.

Se riduciamo la criminalità organizzata riduciamo la corruzione, ma soprattutto se riduciamo la corruzione togliamo un’arma molto potente dalle mani della criminalità organizzata».

Fabrizio Capecelatro
Sono nato a Milano nell’emblematica data 09/09/90. Napoletano di origini e di "spirito", è alla città partenopea che rivolgo gran parte della mia attenzione di giovane giornalista. Sono autore dei libri "Lo Spallone – Io, Ciro Mazzarella, re del contrabbando", edito da Mursia nel 2013; "Il sangue non si lava – Il clan dei casalesi raccontato da Domenico Bidognetti", edito da ABEditore nel 2017, e "Omissis 01 – La vera storia di Rosa Amato: camorrista per vendetta, pentita per amore", edito da Tralerighe nel 2018.