Corruzione, Italia al 53° posto nella classifica di Transparency International

Secondo l'Indice di Percezione della Corruzione, l'Italia è al 53° posto nel mondo. In Europa, però, ci seguono soltanto Slovacchia, Croazia, Romania, Ungheria, Grecia e Bulgaria.

Virginio Carnevali e Raffaele Cantone
Virginio Carnevali e Raffaele Cantone

Migliora, seppur di poco, la percezione della corruzione in Italia. Secondo l’analisi annuale di Transparency International, infatti, con un punteggio di 52 punti su 100, l’Italia si posiziona nel 2018 al 53° posto nel mondo, parimerito con la nazione caraibica Grenada e il Pese arabo Oman, per l’Indice di Percezione della Corruzione. L’Italia ha davanti a sé ben 24 Paesi dell’Europa. Un piccolo passo in avanti che conferma il trend di lenta crescita degli ultimi anni.

«Il CPI ci dice che, con fatica e lentamente, la reputazione del nostro Paese sta migliorando. Siamo sulla strada giusta ma non dobbiamo assolutamente accontentarci. C’è ancora molto da fare, a partire dall’implementazione della recentissima legge anticorruzione, una legge che andrà valutata sulla sua capacità di incidere concretamente nel Paese», commenta Virginio Carnevali, Presidente di Transparency International Italia.

La posizione dell’Italia nel mondo

Indice di Percezione della Corruzione nel mondo.

Con il suo 53° posto, l’Italia si fa superare da Paesi come il Namibia, il Ruanda e il Cile, oltre che dalla maggior parte dei Paesi europei, che occupano le posizioni più alte della classifica. Al primo posto, infatti, troviamo la Danimarca, al terzo – parimerito – Finlandia, Svezia e Svizzera e al 7° la Norvegia.

La posizione dell’Italia in Europa

Indice di Percezione della Corruzione in Europa.

Pertanto, a livello europeo, la percezione della corruzione in Italia, per quanto sia migliorata, è tutt’altro che soddisfacente. Infatti l’Italia risulta essere ben lontana dai primi posti. Ci seguono, nell’ordine, solo Slovacchia, Croazia, Romania, Ungheria, Grecia e Bulgaria (con quest’ultima a cui tocca il triste primato di fanalino di coda europeo).

I progressi dell’Italia nell’Indice della Percezione della Corruzione

I progressi dell’Italia nell’Indice della Percezione della Corruzione.

Il grafico indica, come meglio non si potrebbe, i progressi del nostro Paese nell’Indice della Percezione della Corruzione. Sono, dunque, ben 19 le posizioni che l’Italia ha scalato negli ultimi 6 anni, passando dal 72esimo posto nel 2012 al 53esimo nel 2018, con una media di più di tre posti all’anno.

Dati rassicuranti, ma che comunque ci fanno rimanere parecchio lontano dalla vetta dei paesi più virtuosi. Vetta che, tra l’altro, non riusciamo nemmeno a vedere.

L’Indice di Percezione della Corruzione

L’Indice di Percezione della Corruzione (CPI) è stato pubblicato per la prima volta nel 1995. Viene utilizzato per misurare la percezione della corruzione nel settore pubblico in diversi Paesi di tutto il mondo.

Nel corso degli ultimi 20 anni, sia le fonti utilizzate per compilare l’indice che la metodologia sono state rinnovate e affinate. Il più recente processo di revisione si è svolto nel 2012, con l’apporto di alcune importanti modifiche metodologiche che permettono di poter confrontare i punteggi nel corso degli anni.

Come viene calcolato?

Per calcolare l’Indice di Percezione della corruzione si prendono in considerazione una serie di fonti che forniscono la percezione di uomini d’affari e di esperti nazionali. Non si considera la percezione dei cittadini.

La metodologia per calcolarlo segue 4 passaggi. Innanzitutto una selezione delle fonti di dati. Poi i dati ricavati vengono standardizzati su una scala 0-100, dove 0 indica il più alto livello di corruzione percepita e 100 il più basso.

Perché un Paese possa entrare nel CPI, e qui siamo al terzo passaggio, devono essere disponibili almeno tre fonti di dati per singolo Paese. Il punteggio finale viene quindi calcolato come la media di tutti i punteggi standardizzati disponibili per quel Paese.

Infine, Il punteggio del CPI è accompagnato da un intervallo di confidenza, che cattura la variazione nei punteggi delle fonti disponibili per il Paese.

Perché si stima la percezione e non il dato reale?

Si stima la percezione perché un dato reale non esiste o, meglio, è difficilmente calcolabile e comparabile. La corruzione è infatti un reato complicato da rilevare. Soprattutto a causa dell’elevatissima cifra oscura, cioè la parte sommersa del fenomeno.

La percezione non è quella dei cittadini, come sopra già detto, ma di esperti uomini d’affari. Inoltre è l’unica misura che permette di fare confronti con altri Paesi.

Sarebbe molto difficile, e metodologicamente scorretto, fare raffronti tra dati più oggettivi tra Paesi con definizioni giuridiche di corruzione diverse, se non in alcuni casi inesistenti.

Infatti, ciò che consideriamo reato in Europa, potrebbe essere considerato lecito in qualche stato dell’Africa ad esempio. Ma prendiamo il caso dell’Italia. Il nostro è un Paese con un numero di condanne per corruzione molto basso. Questo però è dovuto ai termini di prescrizione e del ricorso al patteggiamento.

Transparency International


Transparency International 

Transparency International è la più grande organizzazione a livello globale che si occupa di prevenire e contrastare il fenomeno della corruzione, non solo quella politica. La sua missione è dare voce alle vittime e ai testimoni di corruzione e collabora con Governi, aziende e con i cittadini.

Pochi anni dopo la sua nascita, verso metà degli anni novanta, la notorietà dell’azione internazionale di Transparency International raggiunge in Italia ambienti sensibili al problema della corruzione. Da questo impulso è nato il capitolo italiano dell’organizzazione.

Transparency International Italia

Transparency International Italia è stata fondata nel 1996. I suoi padri provenivano da diverse estrazione sociali e professionali (imprenditori, accademici, funzionari e privati).

Transparency International Italia si rivolge a tutti gli individui, gli enti, le istituzioni, le associazioni private e pubbliche che condividano le finalità e intendano perseguire gli obiettivi propri del movimento internazionale e dell’organizzazione italiana.

Fabrizio Capecelatro
Sono nato a Milano nell’emblematica data 09/09/90. Napoletano di origini e di "spirito", è alla città partenopea che rivolgo gran parte della mia attenzione di giovane giornalista. Sono autore dei libri "Lo Spallone – Io, Ciro Mazzarella, re del contrabbando", edito da Mursia nel 2013; "Il sangue non si lava – Il clan dei casalesi raccontato da Domenico Bidognetti", edito da ABEditore nel 2017, e "Omissis 01 – La vera storia di Rosa Amato: camorrista per vendetta, pentita per amore", edito da Tralerighe nel 2018.