L’anglitudine è la vera minaccia per la lingua italiana

“Prima gli Italiani” diventerà “Italians First” ? Ma quanti italiani adulti e istruiti, e“vecchiette”col libretto “alla Posta” sono in grado di capire gli “stakeholder”e le Segnalazioni-“Whistleblowing” degli ultimi documenti ufficiali “italiani” di Poste italiane ?

Poste italiane
Poste italiane

Ad aprile 2018 Poste italiane ha definito un “nuovo” Codice Etico. A dicembre fa la sua comparsa invece un ulteriore Documento di Politica Aziendale, in materia di tutela e protezione dei Diritti Umani.  Entrambi i documenti sono “nell’ottica di attualizzare ed ampliare i principi e le regole di condotta da seguire nei rapporti con tutti gli “stakeholder” con cui l’Azienda si relaziona, con particolare riferimento ai rapporti con i fornitori, i partner, il mercato e gli azionisti”. Punto.

Anglo-importazione linguistica

A parte l’inclito sproloquio lessicale, orgogliosamente adottato e formalmente esibito, gli scrittori del burocratese “novo” giungono a vette di verbosa raffinatezza estrema. E nonostante le raccomandazioni dei tre o quattro volumi e testi di scienziati del linguaggio dedicati alla semplificazione d’eloquenza nell’Amministrazione Pubblica, i copywriter della social-burocrazia aprono ora le porte anche all’anglo-importazione linguistica. Ignorando del tutto coloro che sono e dovrebbero essere, prima di tutto, la base, il riferimento istituzionale e l’impegno quotidiano di ognuno dei 136.555 addetti al pubblico nei 12.800 Uffici Postali d’Italia: i cittadini clienti!

Cittadini “istruiti all’inglese”

Ai quali, intanto, “Simply” modifica la funzione “Semplifica” che va in APP BP, “Ticket” aggiorna l’obsoleta Prenotazione in Ufficio. 34 milioni di italianissimi postali “consumatori”, secondo il linguaggio corrente, dei prodotti e servizi dei quali Poste italiane è, in massima parte, unica riconosciuta produttrice, nota e ben accetta dalle Alpi a Lampedusa, vengono così, “all’inglese”, istruiti.

Le attese, le obbligate “code” agli sportelli di quei “consumatori” sono in fondo accettate disciplinatamente in ossequio ai civili comportamenti di stretta osservanza ed adeguamento “all’inglese”. Anche se restano fonte di ispirazione per le vignette dei disegnatori satirici, che col segno si fanno capire anche da quel popolo che, si dice, spesso non sia in grado di intendere fino in fondo neanche un articolo di giornale. Figuriamoci il lessico sapienziale di un verboso “brand” nazionale gravato da voci straniere.

Un problema “didattico”

In questo incasinatissimo malpaese sembra sia diventato possibile, e permesso, che partendo dall’affermazione Costituzionale di “Repubblica democratica” possa derivare a ciascuno – persona o istituzione – democraticamente affermare, a voce o in paginate documentali, tutto quello che gli pare. E che gli piace, anche.

Le regole mancate

Saltano le regole, e avanzano opinioni e volontà individuali, protette e difese pure dalla privacy. E non solo quelle dei famosi noti “congiuntivi” spesso malusati, ma anche quelle d’uso “normale” di una lingua che, nonostante tutto ciò che la menoma e svilisce in patria, continua a brillare in giro, e risulta, dopo quella shakespeariana la più studiata all’estero.

Oggi, facendo precedere da un NO l’oggetto di dissenso, ad ogni “assembramento” è consentito contrastare: dai vaccini ai binari delle Ferrovie, dagli interramenti dei tubi del gas al partito dell’altra parte, E per fortuna, contrapposti, nascono i SI….

Mentre i giovanissimi italiani, senza più norme e doveri, ineducati, e senza un “percepito” futuro, con la testa piena di presunti diritti vitali, già a tredici/quattordici anni girano con in tasca il coltello e i preservativi, e li usano tutti e due; molto spesso con democratici coetanei, al riparo da genitori sempre più indaffarati distratti e assenti.

Questa non è democrazia

Non è questa la democrazia insegnata da Atene al mondo. Quello Occidentale di oggi sta stravolgendo sé stesso, complice la rete, la dominazione tecnologica in continuo progress che “aggiorna” costantemente, ed è diventata una gabbia senza chiave. Una tecnologia dominata dall’ inglese, la lingua universale del pianeta. “Anglo-americano” anzi, visto che sono USA tutti i ritrovati, i prodotti, la scienza e la tecnologia più avanzate anche per la nostra vita. In una Europa liberata e riportata all’ordine dopo i tanti milioni di morti ammazzati che talune politiche nazionali aggressive, hanno, in due “grandi” occasioni, dilaniato il XX° secolo e l’intero vecchio continente, contrapponendo, dal grigioverde al kaki, cannoni, mitragliatrici e fucili dei cittadini in armi.

Scelta tra il “product-oriented” e il “marketing-oriented”

Negli anni ’70 e ’80, anche l’Italia, a caccia di equilibri sociali più moderni e al passo col mondo, importa anglo-concetti attuali e più avanzati. Le dottrine attive del marketing impongono la scelta tra il “product-oriented” e il “marketing-oriented”,  i “consumers” diventano gli attori principali della scena commerciale e di quella produttiva industriale. Nascono allora le prime Associazioni dei consumatori, vengono identificati e codificati i primi diritti dei cittadini-consumatori, imponendo timbri e date su uova e cartoni del latte, gli indirizzi dei produttori e i valori nutrizionali su buste ed etichette dei prodotti alimentari, rivoluzionando l’intero settore dell’imballaggio e del confezionamento. Il mondo va avanti, quello occidentale di più.

L’inglese, ancora sconosciuto

Certo da allora molte mogli casalinghe hanno imparato nei supermercati a leggere sulle etichette soprattutto le date. Poche, più curiose, gli ingredienti coi coloranti e gli additivi; le più esperte i valori nutrizionali che in ogni caso non modificheranno la dieta della tavola familiare. Attente tutte, poi, nel frigo di casa a scartare e buttare nell’umido della differenziata, due giorni prima della scadenza – non si sa mai – parte del contenuto, secondo l’indicazione del timbro stampato o inciso sulla confezione. Ma “l’inglese” ancora, per molte italiane, e italiani è “arabo”. Lo sanno i “burocrati della comunicazione” di Poste, e non solo?

Ennio Testa
Nel mezzo del cammin di… sua ottava decade, e non sentirsela addossol, dopo averne viste, sentite, vissute, lette e meditate di tutti i colori, di luce e di buio. Nato e vissuto a Roma, la città del cuore, di cui ama persino i “sanpietrini”, con ascendenze e attiva tradizione milanese, trasferito poi nelle terre etrusche altrettanto amate. Libero e vagabondo ha calpestato e conosciuto le vie di tutta l’Italia e della mezza Europa dove l’impegno l’ha portato, sommando esperienza e saperi che oggi l’aiutano a scrivere.