Da vittima della mafia dico a Gino Sorbillo: “Stai attento a chi ti esprime solidarietà”

Da vittima della mafia dico a Gino Sorbillo di denunciare, ma anche di stare attento alle tante associazioni antimafia: ora ti esprimono tutti solidarietà, ma quanti poi resteranno con te quando si spegneranno i riflettori?

La denuncia del proprietario (foto profilo Facebook di Gino Sorbillo)

Anche io, come la maggior parte degli italiani, questa mattina mi sono svegliata con la notizia di una bomba esplosa contro il primo e più storico locale del famoso pizzaiolo Gino Sorbillo. Anche io, che dalla mafia ne ho ricevute tante di minacce e di intimidazioni. E, così, mi è venuto qualche consiglio da dare a Gino Sorbillo.

Innanzitutto denuncia. Aiuta gli inquirenti a scoprire i colpevoli. Solo così si può evitare che riaccada, a te o a qualcun altro. Dobbiamo, infatti, unirci tutti: loro sono tanti, noi dobbiamo essere di più e dobbiamo essere uniti.

Lo ripeto da anni: se ognuno continua a coltivare il proprio orticello, anche fra le vittime della criminalità organizzata e le associazioni che le rappresentano, non riusciremo mai a combattere realmente la mafia.

Se ognuno crede di essere più vittima dell’altro, se ogni associazione ritiene di essere l’unica ad avere la verità in tasca, non riusciremo mai a raggiungere dei risultati concreti. E la mafia, la camorra, la ‘ndrangheta saranno lì a gongolare.

Io non do colpa allo Stato se in una città regna l’omertà, se per la maggioranza dei commercianti è normale pagare il pizzo. Io do la colpa allo Stato di aver sprecato centinaia di milioni di euro per finanziare associazioni che a tutto pensavano tranne che alle vittime delle mafie.

Le colpe dello Stato sono quelle di non rispettare i tempi prestabiliti per riconoscere i risarcimenti. Le colpe dello Stato sono quelle di aver nominato un Presidente della commissione anti-racket e anti-usura del Consiglio regionale della Campania esclusivamente come figura di riferimento per chi vuole organizzare convegni o dibatti. Le colpe dello Stato sono quelle di non controllare adeguatamente le associazioni presuntamente antimafia.

Soltanto ieri sono state arrestate, sempre in Campania, due persone che erano considerate paladine dell’antimafia. Dov’erano le plurifinanziate associazioni antimafia? Possibile che non si siano mai accorte di nulla? È così che la camorra, come la mafia, torna a riprendersi il territorio e colpisce più di prima.

Nel frattempo, infatti, stai attento a chi ti esprime solidarietà. A parole, ovviamente. Ora verranno tutti lì, a farsi la foto con te. Ma quanti poi resteranno quando si spegneranno i riflettori?

Franca Decandia
Nata in Sardegna, ho vissuto a Milano fino a quando non mi sono trasferita in Umbria. Lì ho aperto una catena di negozi d'abbigliamento e, imprenditrice, sono diventata anche vittima di usura e di estorsione. Ho però deciso di denunciare quello che all'epoca era ritenuto soltanto un sodalizio criminale di zingari e oggi è riconosciuto come uno dei più potenti clan. Sono quindi entrata nel Consiglio Direttivo della Federazione delle Associazioni Antiracket E Antiusura Italiana. Nel 1997, insieme ad altre vittime della criminalità organizzata, ho fondato l'Associazione Nazionale Vittime Usara, Estorsione e Racket. Spesso ospite in programmi televisivi, cerco di trasformare la mia esperienza di violenza subita in sostegno per le altre vittime delle mafie.