Attrice egiziana denunciata per abito troppo succinto: Rania Youssef rischia 5 anni di carcere

Rania Youssef rischia fino a cinque anni di carcere per essersi presentata ad un Festival in Egitto con un abito che ha attirato l'attenzione.

Rania Youssef e l'abito osé in Egitto
L'attrice rischia cinque anni di carcere per l'abito indossato

Rischia fino a cinque anni di carcere. È donna, attrice, fashion ed egiziana, un cocktail che può dare solo mal di pancia. E un mal di pancia micidiale deve esser venuto all’avvocato del Cairo Nabil Al Wahsh, che non ci ha pensato due volte e dopo una filippica mannara in tv ha denunciato assieme a due colleghi Rania Youssef, colpevole di essersi presentata al Festival Internazionale del Cinema del Cairo con un abito semi trasparente che ha fatto diventare idrofobo mezzo Egitto. Condotta indecente e depravazione: questo il pacco di accuse che la donna ha rimediato con la sua uscita vippeggiante sulla passerella alla cerimonia di chiusura della kermesse, qualche giorno fa.

La donna rischia il carcere

Lo storico del fatto strizza l’occhio ai paradossi e all’inossidabile cliché della difficile convivenza fra tradizionalismo islamico e modernismo occidentale, specie in quei paesi dove il primo è la rocca da espugnare ed il secondo l’armata che tenta l’espugnazione. Un’armata che in occidente da tempo non è considerata tale, un coacervo fru fru in cui, al limite, il giudizio poggia i piedi sulla motivazione light del cattivo gusto, non del grave reato penale e di confessione religiosa. Ma l’Egitto è l’Egitto e così, dopo che la Youssef si è presentata con un filino di sessappiglio da gatta morta incarnato da un abito nero con qualche marcata trasparenza di stacco coscia – roba che da noi viene classificata alla voce Mariele Ventre-Mago Zurlì – è scoppiata Casamicciola.

Cosa può generare un vestito succinto in Egitto

Stando ad un lancio del Corriere, metà del pubblico presente ha iniziato a storcere il naso, rumoreggiare e a farsi venire le convulsioni tipiche dell’homo islamicus quando le nipotine di Eva solo azzardano un accenno di franchigia. L’eco di quello “scandalo” ha poi raggiunto gli studi televisivi e quelli della borghesia ortodossa nazionale, che non rifugge la cravatta regimental e i contratti capestro ma si incazza se vede una mezza coscia trinettata di nero. Il risultato è meno ridanciano di quanto lo storico non faccia intuire: dopo la denuncia depositata in cancelleria l’attrice rischia fino a cinque anni di carcere per aver attentato alla moralità del popolo egiziano. Di fronte a cotanto parossismo etico i silenzi su Regeni si tirano deferenti indietro. Vuoi mettere?

Redazione CiSiamo
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