Cesare Battisti arrestato in Bolivia. Presto in Italia

Cesare Battisti, l'ex terrorista Pac latitante dal 16 dicembre, quando ne era stato richiesto l'arresto dal giudice Luiz Fux, è stato arrestato in Bolivia.

La corsa di Cesare Battisti si è fermata poche ore fa in Bolivia. Il latitante ex primula rossa degli Anni di Piombo italiani è stato arrestato nel corso di un’operazione congiunta dell’Abin, i servizi di Brasilia e l’Interpol. Una task force del Ministero dell’interno sarebbe stata organica al team che ha compiuto il blitz. Secca e micidiale la catena di lancio della new: l’ha battuta per primo la Fohla De Sao Paulo, quotidiano non nuovo a scoop del genere e storicamente “ammanigliato” con le barbe finte di Brasilia.

Un tweet del consigliere speciale del presidente Filipe Martins ci ha poi messo suggello alle 3,25 ora locale: «Il terrorista italiano Cesare Battisti – ha scritto Martins – è stato arrestato in Bolivia e sarà presto portato in Brasile, da dove verrà probabilmente mandato in Italia, così da poter scontare l’ergastolo secondo la decisione della giustizia italiana». In Italia Corsera ed Ansa sono arrivati a valanga “sul pezzo”, rilanciato i queste ore col piglio delle news di calibro assoluto.

L’iter dell’estradizione

Negare che fra l’insediamento di Jair Bolsonaro e il fermo del terrorista di origini pontine vi sia un nesso di concausa diretto sarebbe negare l’evidenza. Battisti, che per la sua militanza in senso a formazioni terroristiche italiane durante la Notte della Repubblica era gravato da una condanna all’ergastolo, primula rossa lo era diventato soprattutto grazie alle franchigie concesse alla sua persona dal predecessore di Bolsonaro, quel Lula che era arrivato a posizioni ruvidissime contro Palazzo Chigi, al punto da concedere la grazia al già terrorista dei Pac, che in Brasile aveva trovato il suo buen retiro dopo l’inevitabile scalo francese, sotto cappello della dottrina Mitterand.

L’ultima fuga

Dal 16 dicembre, come atto giuridico di esordio dopo l’insediamento del nuovo presidente, la giudice Luiz Fux, della Corte Suprema brasiliana, ne aveva ordinato l’arresto ai fini di estradizione. Manco a dirlo, Battisti si era sperso per barrios dopo poche ore. Al momento dell’arresto, l’uomo aveva il volto travisato con barba e baffi finti. Nel suo fermo sarebbe stato decisivo il contributo di una serie di informatori abilmente gestiti (leggi pagati) dall’intelligence di Brasilia. Battisti era evaso nel 1981. Su di lui una condanna per quattro omicidi: due dei quali attribuitigli materialmente e due di cui sarebbe stato l’ispiratore diretto ed oggettivo.

Come è stato preso

Cesare Battisti è stato beccato dagli uomini della polizia di Milano che erano sulle sue tracce con l’Interpol e l’intelligence. “A incastrarlo diciamo che sono state le indagini tecniche. D’altra parte, Battisti non lo abbiamo mai mollato. Lo teniamo sotto controllo da sempre, lui e il suo entourage” . Il terrorista cambiava telefonini in continuazione, il monitoraggio della sua rete di protezione ha aiutato a non perderne le tracce.

Cammina per le strade guardandosi attorno e camuffato con barba e occhiali. Si nascondeva in casa di alcuni conoscenti boliviani. Gli investigatori italiani non hanno mai perso le sue tracce, ma solo ora “la congiuntura politica favorevole” ha consentito la cattura.

Gli agenti dell’Aise sono stati sulle tracce di Battisti da subito dopo la fuga. Fonti dell’Intelligence spiegano che “da giorni gli 007 avevano individuato il rifugio del leader dei Pac in Bolivia”. Poi “nelle ultime ore è arrivata la svolta che ha consentito la cattura”. L’ex terrorista rossa aveva pianificato da mesi e nei dettagli la fuga dal Brasile.

 

Giampiero Casoni
Giampiero Casoni, 50enne nato a Cassino, è da sempre un cronista di giudiziaria. Ha collaborato ed operato in redazione per Ciociara Oggi, La Provincia, di cui ha curato anche l'edizione nazionale e Provincia quotidiano, che ha recentemente accompagnato in esequie editoriali. Ha partecipato alla fondazione e vita di numerosi free press e pubblicato pezzi per agenzie dell'Alto Casertano aventi a tema soprattutto la camorra aversana. Autore di numerose inchieste sulla camorra domitia dei La Torre, si è cimentato anche con la scrittura, pubblicando romanzi sui clan secondiglianesi e sillogi poetiche. Appassionato di storia e umorista a tempo perso, cura con molta approssimazione e svogliatezza il blog Bignè all'aceto, di cui intende, da qui a qualche secolo, riesumare i fasti potenziali assieme alla compagna, la scrittrice Monia Lauroni, moderna eroina martirizzata dal suo perenne borbottare.