Mafia nigeriana in Italia: quanto vale il traffico di organi

La città di Lago Patria è entrata al centro di una maxi inchiesta coordinata dall'Fbi e dalla Polizia italiana sul traffico di organi.

Mafia nigeriana in Italia attiva nel traffico degli organi
Il traffico degli organi viene controllato in Italia dalla mafia nigeriana

Balzo in avanti della “Reni connection” fra Usa e Italia. La maxi inchiesta dell’Fbi statunitense e della Polizia italiana, inerente al traffico di organi gestito dalla mafia Ibo nigeriana, ha individuato in Lago Patria, lungo il litorale domizio, uno degli snodi di un vasto traffico di esseri umani e di organi che era emerso dopo le dichiarazioni di alcune prostitute di Castel Volturno che avevano generato anche un filone in Trentino.

ne parliamo in pausa pranzo

Il malaffare della mafia nigeriana

Gli interrogatori e le indagini della task force congiunta, che si è avvalsa anche di due infiltrati in seno al sodalizio criminale africano, ha individuato nella località campana una sorta di “centro di cernita” per gli sventurati candidati alla orribile sorte, che vede un vero tariffario per gli organi espiantati ai reduci di viaggi della speranza finiti in una sorta di macelleria messicana. Al centro delle attenzioni degli inquirenti, secondo fonti interne agli inquirenti, c’è la figura di un tal “Abu”, che in Italia ha adottato un curioso nom de guerre a metà fra lo ieratico e il paradossale: Papa Giovanni.

Per ora è un fantasma nel coacervo di abusi edilizi che farcisce la fetta di mare grigio che, dal Villaggio Coppola, bacia con labbra unte ed oleose le spiagge tristi di Varcaturo. Sarebbe costui il responsabile dell’individuazione delle persone che, ritenute inidonee a saldare il debito contratto per la traversata (fino a 35mila euro, viatico di una schiavitù a vita) con prostituzione o spaccio al dettaglio, verrebbero avviate alla tremenda sorte di diventare donatori molto poco volontari di organi.

Quanto vale il traffico di organi

Per un rene si arriva a pagare fino ad 80mila euro. Cornee e midollo vanno via come il pane, in questo Amazon granguignolesco dell’orrore fatto mercimonio, dove il web offre piattaforme infinite e più o meno clandestine per gestire affari che transitano per le valli elevetiche e vanno a ruscellare in fiumi di danè che inondano gli Stati Uniti.

Il plasma è un caso nel caso: l’area fra Nigeria, Niger e Benin è storicamente la più virulenta per l’Hiv C, con un esercito di potenziali untori che sperde i propri fluidi nei canali sanitari clandestini mondiali. Cinquanta cc di sangue estratti ogni settimana vengono scalati dal debito per un costo di 300 euro; dopo un prelievo convenzionale da 30 cc in ambiente protetto e in condizioni normali ci si sente deboli, col salasso dei capataz nigeriani si rischia il collasso ogni volta.

Gli affari sporchi della Camorra

Lago Patria è una frazione del comune di Giugliano in pieno Litorale domizio. È terra di camorra, camorra un tempo forte ed organica dei potenti Mallardo, oggi camorra con spinte eccentriche, dove alcuni sottoclan con paturnie di grandeur non hanno avuto esitazioni nel fare affari con la mafia nigeriana di Benin City.

Sono affari sporchi, conclusi all’ombra delle garitte inconsapevoli del vicino Allied Joint Force Command, uno dei due grandi baluardi Nato d’Europa. Due anni di intercettazioni, il lavoro certosino dello Sco della Polizia di Sato e della Polizia Postale, un dossieraggio meticoloso da parte degli agenti formati a Quantico, in Virginia e l’uso di “coloured zip”, infiltrati di colore che hanno eroso il muro di omertà e violenza dell’agguerritissima mala africana, hanno permesso di avviare una mappatura di un fenomeno che ha nello spaccio non più la naturale ed egemone risoluzione delle dinamiche criminali, ma uno dei cento rivoli di approvvigionamento di un Moloch illegale e violento che fa dello stesso corpo umano una merce. Merce non più, non solo da sesso.

Pratiche da macelleria

Merce da ambulatorio dismesso e puzzolente in cui incidere, dissezionare, aspirare, suturare, tamponare malamente emorragie, riporre in borse termiche ed affidare a corrieri con le mani ancora sporche del sangue di chi non sapeva che il destino può farsi macellaio mannaro. A Lago Patria, se non sei bello per battere ma sei sano per offrire un pezzo di te e sul tuo cammino hai incontrato la mafia Langtan degli Ibo nigeriani, la speranza è solo una stupida chimera per poeti.

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Giampiero Casoni
Giampiero Casoni, 50enne nato a Cassino, è da sempre un cronista di giudiziaria. Ha collaborato ed operato in redazione per Ciociara Oggi, La Provincia, di cui ha curato anche l'edizione nazionale e Provincia quotidiano, che ha recentemente accompagnato in esequie editoriali. Ha partecipato alla fondazione e vita di numerosi free press e pubblicato pezzi per agenzie dell'Alto Casertano aventi a tema soprattutto la camorra aversana. Autore di numerose inchieste sulla camorra domitia dei La Torre, si è cimentato anche con la scrittura, pubblicando romanzi sui clan secondiglianesi e sillogi poetiche. Appassionato di storia e umorista a tempo perso, cura con molta approssimazione e svogliatezza il blog Bignè all'aceto, di cui intende, da qui a qualche secolo, riesumare i fasti potenziali assieme alla compagna, la scrittrice Monia Lauroni, moderna eroina martirizzata dal suo perenne borbottare.