Scontri in un campo nomadi, agente estrae la pistola e spara in aria

Tensione al campo Rom di strada dell'aeroporto di Torino dopo che una volante a inseguito e fermato un ragazzo di etnia rom colpevole di furto.

Raid nel campo rom, arrestato 61enne
Raid nel campo rom, arrestato 61enne

Ci sono stati degli scontri in un campo nomadi di Torino, vicino all’aeroporto. Una cinquantina di residenti del campo si sono avvicinati con atteggiamento minaccioso a una pattuglia della polizia impegnata nel controllo di un diciassettenne. Uno degli agenti, per allontanare la folla, ha sparato un colpo di pistola in aria. Il giovane era a bordo di un’auto, insieme con due ragazze (di 17 e 11 anni), che era stata notata in zona Madonna di Campagna procedere a fari spenti e ad alta velocità. Non si sarebbe fermata all’alt e avrebbe addirittura tentato di speronare la volante al termine di un inseguimento. A questo punto, il ragazzo, abitante nel campo nomadi, ha chiesto aiuto, e gli altri si sono avvicinati alla pattuglia dando origine agli scontri. Dopo lo sparo sono arretrati.

Il giovane rom aveva appena compiuto un furto

I militari hanno poi verificato che il giovane di etnia rom aveva appena compiuto un furto all’interno di un cantiere di di Corso Grosseto. Nella sua auto è stata ritrovata, infatti, numerosa refurtiva. Il giovane è stato denunciato per resistenza e furto aggravato.

L’episodio però ha fatto accendere ancora una volta le polemiche.  “Non accennano a diminuire i casi in cui, per fermare o anche solo controllare alcune persone, le forze dell’ordine devono affrontare e contrastare i rischi di aggressione di altri soggetti che vorrebbero sottrarre i prevenuti dai controlli di polizia”. Così ha commentato il segretario generale del Siulp Torino, Eugenio Bravo. “Continuiamo a ripetere che servono pene esemplari e rieducative. Diversamente questi comportamenti aggressivi non si attenueranno e non verranno ridimensionati. Il caso in questione ha costretto un agente a sparare un colpo in aria per evitare che, dopo essere stati circondati, lui e colleghi venissero anche aggrediti e perdessero il controllo del fermati. Solo la grande professionalità dei poliziotti ha impedito che gli scontri nel capo nomadi degenerassero. Il decreto sicurezza deve essere considerato l’inizio di un percorso che deve necessariamente portare a pene rieducative”.

Redazione CiSiamo
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