Papa Francesco lancia il suo messaggio di Natale: “Tutti fratelli in umanità”

Durante la benedizione Urbi et Orbi, Francesco rivolge al mondo il messaggio tradizionale del 25 dicembre: "Pace in Medio Oriente e in tutte le zone in guerra, no alle persecuzioni dei cristiani, prego per la libertà religiosa".

Papa Francesco
Papa Francesco

Papa Francesco, dalla loggia centrale di San Pietro, durante la benedizione Urbi et Orbi, si è rivolto ai fedeli e ha lanciato il suo messaggio di Natale. “Con la sua incarnazione, il Figlio di Dio ci indica che la salvezza passa attraverso l’amore, l’accoglienza, il rispetto per questa nostra povera umanità che tutti condividiamo in una grande varietà di etnie, di lingue, di culture, ma tutti fratelli in umanità! Allora le nostre differenze non sono un danno o un pericolo, sono una ricchezza. Come per un artista che vuole fare un mosaico: è meglio avere a disposizione tessere di molti colori, piuttosto che di pochi!”. Francesco ha rivolto al mondo il messaggio tradizionale di Natale. Ha ricordato le sofferenze del pianeta, dall’Africa al Medio Oriente. Ma quest’anno si è soffermato su un aspetto essenziale del Natale, il senso della fraternità.

I conflitti

L’elenco dei conflitti di cui ha il papa ha parlato è lungo. “Questo Natale consenta a israeliani e palestinesi di riprendere il dialogo e intraprendere un cammino di pace che ponga fine a un conflitto che da più di settant’anni lacera la Terra scelta dal Signore per mostrare il suo volto d’amore. Il Bambino Gesù permetta all’amata e martoriata Siria di ritrovare la fraternità dopo questi lunghi anni di guerra. La Comunità internazionale si adoperi per una soluzione politica, così che il popolo siriano possa tornare a vivere in pace nella propria patria”.

Francesco rivolge una preghiera anche allo Yemen. “La speranza che la tregua mediata dalla Comunità internazionale possa portare sollievo ai tanti bambini e alle popolazioni stremate dalla guerra e dalla carestia”.

Non sono mancate poi parole per l’Africa e per la Corea. “Il Divino Bambino, Re della pace, faccia tacere le armi e sorgere un’alba nuova di fraternità in tutto il continente africano. Il Natale rinsaldi i vincoli fraterni che uniscono la Penisola coreana e consenta di proseguire il cammino di avvicinamento intrapreso e di giungere a soluzioni condivise che assicurino a tutti sviluppo e benessere”.

I conflitti in Venezuela, Ucraina e Nicaragua

“Questo tempo di benedizione consenta al Venezuela di ritrovare la concordia e a tutte le componenti sociali di lavorare per lo sviluppo del Paese e per assistere le fasce più deboli della popolazione. Il Signore porti sollievo all’amata Ucraina, ansiosa di riconquistare una pace duratura che tarda a venire. Solo con la pace, rispettosa dei diritti di ogni nazione, il Paese può riprendersi dalle sofferenze subite e ristabilire condizioni di vita dignitose per i propri cittadini. Sono vicino alle comunità cristiane di quella Regione, e prego che si possano tessere rapporti di fraternità e di amicizia. Davanti al Bambino Gesù si riscoprano fratelli gli abitanti del caro Nicaragua, affinché non prevalgano le divisioni e le discordie, ma tutti si adoperino per favorire la riconciliazione e costruire insieme il futuro del Paese”.

I cristiani e gli ultimi

Mattia Pirola
Nato il 18 luglio del 1990, vivo da sempre nella tranquilla Cassina de' Pecchi, alle porte della ben più caotica Milano. Con una laurea in Storia ho soddisfatto la mia voglia di conoscere il passato e con l'attività giornalistica la necessità di analizzare il presente, ben consapevole che questa epoca sarà ricordata per le sue innumerevoli contraddizioni.