Mario Oliverio indagato per corruzione: ancora guai per il Presidente della Regione Calabria

L'accusa contestata dalla Dda di Catanzaro è l'abuso d'ufficio. Il provvedimento è stato emesso nell'ambito dell'operazione condotta dalla Guardia di finanza di Cosenza in materia di appalti pubblici.

Mario Oliverio
Il Presidente della Regione Calabria, Gerardo Mario Oliviero.

La Procura della Repubblica di Catanzaro ha emesso, nei confronti di Gerardo Mario Oliverio, un avviso di garanzia. L’accusa, rivolta al Presidente della Regione Calabria, è quella di corruzione. Il provvedimento fa parte dell’inchiesta, denominata “Lande desolate”, che aveva portato a un obbligo di dimora nei confronti del governatore per abuso d’ufficio aggravato dal metodo mafioso. Il Giudice per le indagini preliminari di Catanzaro aveva precedentemente emesso un provvedimento di obbligo di dimora per Oliverio. La vicenda è stata coordinata dalla Guardia di finanza di Cosenza e riguarda, nello specifico, gli appalti pubblici. Agli indagati sono stati contestati i reati di falso, corruzione e frode in pubbliche forniture.

L’iscrizione al registro degli indagati

L’inchiesta riguarda alcuni appalti gestiti dalla Regione Calabria. Mario Oliverio è risultato nel registro degli indagati dal 7 maggio 2018. Nei suoi confronti, i magistrati avevano disposto, negli scorsi giorni, l’obbligo di dimora a San Giovanni in Fiore. L’inchiesta ha portato agli arresti Giorgio Barbieri, titolare dell’azienda impegnata nella realizzazione della funivia di Lorica. Sarebbe lui la testa di ponte del clan di Franco Muto di Cetraro, detto “re del pesce”.

Chi è Gerardo Mario Oliverio

Oliverio, dal 2004 al 2014, ha presieduto l’Amministrazione Provinciale di Cosenza. Eletto nel turno elettorale, per la coalizione di centrosinistra, è stato riconfermato alle amministrative del 2009. È Presidente della Regione Calabria dal 9 dicembre 2014, dopo aver sconfitto Gianluca Callipo e Gianni Speranza.

Il Presidente non ci sta alle accuse rivolte e si dichiara assolutamente estraneo alla vicenda annunciando lo sciopero della fame. «Di fronte ad accuse infamanti ho deciso di fare lo sciopero della fame. La mia vita e il mio impegno politico e istituzionale sono stati sempre improntati al massimo di trasparenza. Ho dato prova di una concreta lotta alla criminalità. I polveroni – continua il presidente della Regione Calabria – sono il vero regalo alla mafia. Tra l’altro, l’opera oggetto della indagine non è stata appaltata nel corso della mia responsabilità alla guida della Regione. Non posso accettare in nessun modo che si infanghi la mia persona e la mia condotta di pubblico amministratore. Lotterò con tutte le mie energie perché si affermi la verità».

Mattia Pirola
Nato il 18 luglio del 1990, vivo da sempre nella tranquilla Cassina de' Pecchi, alle porte della ben più caotica Milano. Con una laurea in Storia ho soddisfatto la mia voglia di conoscere il passato e con l'attività giornalistica la necessità di analizzare il presente, ben consapevole che questa epoca sarà ricordata per le sue innumerevoli contraddizioni.