Fabrizio Corona a Non è l’arena: dubbi sull’aggressione raccontata a Massimo Giletti

Da investigatore nutro molti dubbi sulla ricostruzione che Fabrizio Corona ha fornito a Massimo Giletti, durante la puntata di Non è l'arena, dell'aggressione subita al boschetto di Rogoredo a Milano

Fabrizio Corona
Fabrizio Corona

Fabrizio Corona sarebbe entrato, da lupo, nel noto “boschetto” di Milano Rogoredo, ma ha rischiato – a suo dire – di fare la fine dell’agnello, sacrificato sull’altare mediatico ogni oltre limite, allestito da Massimo GilettiNon è l’Arena. Ricostruzione in voce e in video andata in onda a La 7, nella serata del 16 dicembre 2018.

Corona racconta quello che sarebbe avvenuto, fornendo una ricostruzione degli avvenimenti, corroborato da immagini riprese con una telecamera nascosta, ovvero:

“Sono entrato di notte nel boschetto, un luogo in cui non entra nemmeno la Polizia anche perché non ne vale la pena per quello che guadagnano, con l’intenzione di documentare lo spaccio di stupefacenti e dopo aver incontrato alcuni extracomunitari, a cui ho richiesto della droga, sono stato indirizzato ad un altro gruppo più addentrato che era intorno ad un falò. Una ventina di persone circa”.

“Qui – continua Corona – mi avrebbero riconosciuto e sono stato stato aggredito con spinte, calci e pugni, strappandomi gli abiti di dosso, inteso giubbotto e felpa e togliendomi il microfono e la telecamerina. Mi sono difeso perché so menare le mani, lo facevo sin da ragazzino quando avevo tredici anni e poi anche in carcere, quindi sono riuscito a fuggire attraversando alla cieca cespugli e rovi, incominciando a perdere fiato perché comunque ho 45 anni, ma continuando ad essere inseguito da uno di loro con un coltello che, a un certo punto, mi ha scaraventato in terra e colpito alla schiena.

“Poi – conclude – riconoscendomi per Corona, dato che mi ritengono uno di loro, inteso un “criminale”, mi ha lasciato andare”.

Il racconto è parzialmente documentato da un video, che certifica l’ingresso nell’area del boschetto sino ai primi contatti, poi il nulla. Fa fede il racconto di Corona.

Analizzando i contenuti, sotto il profilo investigativo e quindi della veridicità dei dati per l’eventuale raccolta della denuncia, ammessa che sia tale, ecco le risultanze che non convincono:

  • Non è entrato di notte perchè le ore 22,00 di sera non è notte. Ma questa è solo una forzatura, non una bugia.
  • Le Forze dell’Ordine – “dei poveracci senza coraggio”, secondo Corona – sono sempre entrate in quel boschetto quando hanno ritenuto di intervenire, come certificato dai numerosi blitz anche recentemente operati.
  • La registrazione video mostra alcuni cittadini extracomunitari raccolti in una tenda per dormire e che si allarmano per l’arrivo di tre persone (Corona con un suo amico pregiudicato e un videoreporter), ma non documenta alcuna trattativa portata a termine finalizzata all’acquisto dello stupefacente, non certifica alcun “passaggio” denaro/droga, non accredita alcuna aggressione, semmai solo un po’ di trambusto dopo averlo riconosciuto.
  • Paragonandosi a “Ursus” o “Maciste”, avrebbe respinto l’assalto di decine di assalitori, per poi sfuggire a un altro inseguitore con coltello che lo avrebbe scaraventato in terra, ma le immagini mostrano un corpo intatto, senza ematomi, ferite, tagli o escoriazioni, lacerazioni che avrebbe dovuto presentare anche solo per il fatto che – come da lui stesso sostenuto – nella fuga ha attraversato cespugli, siepi e rovi, quindi almeno un graffio avrebbe dovuto averlo. I pantaloni della tuta erano integri e puliti.
    Cosa dire, poi, della collanina al collo che, nella colluttazione, avrebbe dovuto essere strappata, vista la violenza dichiarata nel denudarlo. Al polso un orologio di pregio ma i “ricchi” spacciatori extracomunitari del boschetto, lo hanno schifato, – forse perchè ragionano come lui -, poiché afferma di non dare valore a cose materiali. Ma uno “sveglio”, come si dichiara lui stesso, non va nel boschetto attillato da serata in discoteca, con tanto di valori in bella mostra. In quanto all’essere “criminale”, come lui stesso si è auto definito, la dice lunga sull’autostima “malata” del personaggio che – a mio parere – vista la tipologia dei reati commessi, è solo un ladro di “polli”.
  • Il colpo di genio semmai – sicuramente dettato da chi ha curato la regia – potrebbe essere rappresentato dal fatto che in tutta la vicenda, Corona non commette reati e ritengo non li denuncia, con l’intento di evitare l’apertura di un “fascicolo” per accertare quanto realmente accaduto salvo che non gli venga addebitato un’ipotesi di “procurato allarme”.

L’analisi investigativa confermerebbe la “bufala” mediatica allestita peraltro maldestramente, nonostante gli sforzi – anomali – del conduttore di farla apparire un’esclusiva, aiutato da una psicoterapeuta in video collegamento che gli dà spago, riuscendo telepaticamente a decifrare i comportamenti e confermare i contenuti esposti da Corona.

Avrebbero fatto più bella figura se, al posto dell’analista, avessero invitato il “divino Otelma”, sarebbe stato più obiettivo.

Celeste Bruno
Scrittore e già commissario di Polizia, ha indagato su omicidi, sparatorie, sequestri di persona, prostituzione, tratta di esseri umani e criminalità organizzata, conducendo operazioni in tutta Italia e all’estero. Attualmente è opinionista del programma di approfondimento Iceberg su TeleLombardia e spesso ospite di altri emittenti televisive. Nel 2004 ha pubblicato con Michele Focarete, giornalista del Corriere della Sera, "Milano ad ogni ora" (Biblioteca dell'Immagine), nel 2009 con Paolo Brera, giornalista e scrittore, "La Mobile" (Mursia) e nel 2010 "L’artificiere" (Altravista), nel 2013 "Ti Sparo" (Cicorivolta), nel 2014 "La Torre Saracena" (AbEditore), nel 2016 "Oscuri Riflessi" (AbEditore) e nel 2017 "Kafila" (AbEditore). Nel 2015 ha realizzato il documentario "Via Schievano - Per non dimenticare" (Videoclip PVS).