Piazza Fontana, oggi come allora la politica si legittima sulle paure dei cittadini

Oggi, come il 12 dicembre 1969, la politica si legittima sfruttando le paure della gente e cercando un mostro da sbattere in prima pagina, un mostro a cui dare la colpa di tutto, un mostro che giustifichi azioni repressive ed estreme.

Strage di piazza Fontana
12 dicembre 1969, strage di Piazza Fontana.

Il 12 dicembre ogni calendario dell’avvento vede le finestre aperte ormai quasi a metà, l’attesa dell’arrivo del giorno che tutti i bambini, ma non solo, aspettano con ansia sta finalmente per finire. In questi giorni, ancor più che in qualsiasi altro periodo dell’anno, il Paese dovrebbe essere intento unicamente a prepararsi alle festività. Probabilmente anche il 12 dicembre del 1969 Corso Vittorio Emanuele, lo stradone di Milano che collega piazza del Duomo con piazza San Babila, era già addobbato per le feste: i negozi, affollati di acquirenti, esponevano addobbi natalizi. Nessuno di essi, però, sarebbe rimasto intatto dopo le 16,30.

ne parliamo in pausa pranzo

A quell’ora la Banca Nazionale dell’Agricoltura, sita in piazza Fontana, alle spalle del Duomo, era affollata da coltivatori diretti e imprenditori agricoli, arrivati dalla provincia per depositare i loro guadagni. A quell’ora 17 persone morirono e altre 90 rimasero ferite dall’attentato terroristico divenuto famoso come “La strage di piazza Fontana”.

Gli anni di piombo

Poco prima dell’esplosione, un secondo ordigno venne trovato nella sede della Banca commerciale di Piazza della Scala a Milano. Tra le 16.55 e le 17.30, altre tre esplosioni si verificarono a Roma. Una all’interno della Banca nazionale del lavoro di via San Basilio, le altre due sull’Altare della Patria di piazza Venezia. Questi attentati provocarono feriti e danni e segnarono l’inizio di quel periodo della vita del Paese che porta il nome di “anni di piombo“.

La strage di Piazza Fontana divenne, per la sua gravità e la sua rilevanza politica, il momento più alto di un progetto eversivo che aveva lo scopo di utilizzare la paura per sbocchi di tipo autoritario.

L’inizio del terrorismo politico in Italia

La strage è ancora, e sarà destinata a essere, una delle pagine più oscure della storia d’Italia. Per la prima volta, dalla fine della guerra, tornò la paura negli occhi della gente. Le madri temevano a mandare a scuola i figli, i padri non sapevano se sarebbero tornati a casa dopo le lunghe ore passate in ufficio. Fu l‘inizio del terrorismo politico in Italia.

Le motivazioni dell’attentato sono ancora tutte da chiarire (se mai lo saranno). In un primo momento le indagini imboccarono la pista anarchica. Successivamente prese copro l’ipotesi neofascista. Le inchieste scoprirono poi che settori deviati dei servizi segreti avevano aiutato e coperto alcuni degli imputati.

La strategia della paura

Resta un fatto, l’Italia, dopo l’atto terroristico, non è stata più la stessa. Il Paese porta ancora i segni della bomba che esplose il 12 dicembre 1969, soprattutto perchè, a 50anni della strage, dopo mezzo secolo di processi e inchieste, chiunque abbia ideato l’attentato è rimasto impunito.

Una strategia, quella della paura, che non è certo nuova. Non lo era il 12 dicembre 1969, anche se la giovane Italia di allora la conobbe sulla propria pelle dopo anni, e ne fu impreparata. Soprattutto, non lo è adesso.

Sembra sempre più chiaro che ormai chi detiene le redini del potere, per mantenersi seduto sulle calde e comode poltrone su cui è seduto, preferisca fare leva sulle paure della gente, piuttosto che cimentarsi nel ben più complicato compito di risolvere i problemi che affliggono il Paese che è chiamato a governare. È il caso di piazza Fontana, dove si è cercato di creare instabilità nelle istituzioni e terrorizzare i cittadini, ma non solo…

Trovare un mostro, o ancora meglio più mostri, a cui dare la colpa, è più facile. Ancora più facile è dichiarare che tutti i problemi che possono colpirti arrivino da fuori, e che da essi dobbiamo proteggerci con ogni mezzo. Trovare un mostro che giustifichi azioni repressive ed estreme, e fare passare queste misure come un male necessario, un male minore, è sempre stato un vecchio trucco di molti potenti. Non dimentichiamoci, però, che i grandi dittatori della storia, da Hitler a Mussolini, da Mao e Stalin, erano stati ritenuti, da chi li ha sostenuti, il male minore.

Commenta su Facebook
Mattia Pirola
Nato il 18 luglio del 1990, vivo da sempre nella tranquilla Cassina de' Pecchi, alle porte della ben più caotica Milano. Con una laurea in Storia ho soddisfatto la mia voglia di conoscere il passato e con l'attività giornalistica la necessità di analizzare il presente, ben consapevole che questa epoca sarà ricordata per le sue innumerevoli contraddizioni.