Spray urticante ai concerti: lo spettro della criminalità organizzata

Momenti di gioia che si trasformano in dolore, ma se dietro alla stupida moda degli spray urticanti ai concerti ci fosse la mano della criminalità organizzata?

Pubblico di un concerto
Spray urticante ai concerti, se dietro ad una stupida moda ci fosse la criminalità organizzata.

Dalla gioia al dolore: le grida di consenso, di giubilo, i sorrisi, le risate, gli abbracci e le bevute, sono i richiami della gioia, della spensieratezza, del divertimento, dell’ evasione, tutti stati d’animo che riportano a un mondo lieto. Nel caso di concerti o eventi musicali, sportivi, teatrali, talune tematiche, modi di dire, agire o vestire, arrivano a rappresentare, per chi li segue, anche un certo metodo di pensare, immagazzinando un look, praticamente uno stile, una tipica condivisione, spesso tentativi di emulazione.

La tragedia della discoteca di Corinaldo è un insieme di questi stati d’animo, veicolati, in questo caso, da un concerto “rap” che per antonomasia, in quasi tutti i casi, si nutre di testi a volte struggenti, a volte realistici, ma tutti, quasi necessariamente intrisi di rabbia, denuncia, degrado, emarginazione, temi e gestualità che richiamano e fanno leva sugli amanti del genere, molti dei quali, giovanissimi. E tali erano coloro che con mezzi di fortuna, autobus, motorini o accompagnati da genitori o amici, erano accorsi per ascoltare dal vivo la voce del loro idolo, magari per avvicinarlo, toccarlo, baciarlo, fare un selfie.

Il crollo di una balaustra eretta su un ponticello che immetteva a uno degli ingressi ha causato la “strage” facendo cadere i corpi degli uni sugli altri, determinando il ferimento e la morte per schiacciamento di diverse persone, tutte giovanissime fatta eccezione di una madre che aveva accompagnato una delle sue piccole figlie. Persone in fuga dalle esalazioni di gas urticante, spruzzato forse improvvidamente, forse scientemente, da qualche giovinastro, questa la tesi acclarata da subito ma sulla quale è opportuno esprimere qualche considerazione.

Giusto il richiamo ai divieti, agli obblighi e alle norme di sicurezza che regolano lo svolgimento di eventi di massa ma da sole, potrebbero non bastare. Nulla accade mai per caso e fatti analoghi, addirittura specifici, denunciati precedentemente, anche e soprattutto in occasione di concerti rap, debbono necessariamente fare riflettere e far porre l’attenzione sugli accadimenti, anche in chiave investigativa.

Un “retro pensiero” sulla tragedia di Corinaldo

La tragedia della discoteca di Corinaldo, tramutatasi in “strage”, con ampia diffusione di sostanze urticanti o similari, potrebbe essere un’azione scellerata di qualche giovinastro ma un investigatore, deve necessariamente pensare anche ad altro, ovvero ad un piano posto in essere da un gruppo di malviventi. Questo retro pensiero, associato ad altri episodi similari, non esclude il frutto malato di mancati “accordi” derivanti da azioni organizzate, ovvero a racket che vorrebbero lucrare sulla vendita dei biglietti o sulla sicurezza dei locali o dei luoghi ove gli eventi si svolgono. E’ ovviamente una ipotesi che però, va considerata. La diffusione del panico, crea disordine e tumulto e nell’ottica criminale è un bonus di tipologia estorsiva.

Uno sguardo alla piazza di Torino

Basta riandare con la memoria a quello che è accaduto in piazza a Torino, nel corso della visione di una partita di calcio, causato non da qualche giovinastro ma da un nutrito gruppo di malviventi, che utilizzando spray urticanti, avrebbero derubato molti dei presenti. E allora come ora, il panico diffuso avrebbe potuto far mutare il piano, da criminale a omicida.

Dalla gioia al dolore, il passo è breve. Ma se si vigila, rimane la gioia.

Celeste Bruno
Scrittore e già commissario di Polizia, ha indagato su omicidi, sparatorie, sequestri di persona, prostituzione, tratta di esseri umani e criminalità organizzata, conducendo operazioni in tutta Italia e all’estero. Attualmente è opinionista del programma di approfondimento Iceberg su TeleLombardia e spesso ospite di altri emittenti televisive. Nel 2004 ha pubblicato con Michele Focarete, giornalista del Corriere della Sera, "Milano ad ogni ora" (Biblioteca dell'Immagine), nel 2009 con Paolo Brera, giornalista e scrittore, "La Mobile" (Mursia) e nel 2010 "L’artificiere" (Altravista), nel 2013 "Ti Sparo" (Cicorivolta), nel 2014 "La Torre Saracena" (AbEditore), nel 2016 "Oscuri Riflessi" (AbEditore) e nel 2017 "Kafila" (AbEditore). Nel 2015 ha realizzato il documentario "Via Schievano - Per non dimenticare" (Videoclip PVS).