L’Antartide che si riscalda è un avvertimento al genere umano

L'Antartide che si riscalda è un avvertimento al genere umano
L'Antartide che si riscalda è un avvertimento al genere umano

L’Antartide che si riscalda è un avvertimento al genere umano. Già, il caldo è arrivato al Polo Sud. Non c’è solo il coronavirus a spaventare il genere umano, ma anche problemi più, per così dire, strutturali. Lo scorso 13 febbraio, per la prima volta, in Antartide si sono registrate temperature oltre i 20 gradi. Precisamente 20,75 gradi, misurati nell’isola Seymour che ospita una base di ricerca. “Non abbiamo mai visto nulla del genere”, ha detto lo scienziato brasiliano Carlos Schaefer, tra quelli che hanno effettuato la misurazione, predicando però cautela nel ritenere quella temperatura come un indice del cambiamento climatico. Se però lo fosse saremmo nei guai. Un incremento nelle temperature degli oceani provocò lo scioglimento di massa della calotta glaciale antartica e un rialzo di ben tre metri del livello dei mari. È successo circa 120mila anni fa, nel periodo detto ultimo interglaciale. Stando a una ricerca dell’Università del New South Wales in Sydney, l’aumento venne da un riscaldamento degli oceani inferiore ai due gradi.

L’Antartide che si riscalda: un avvertimento al genere umano

La squadra di ricerca, guidata dal professore di cambiamenti climatici e scienze della terra Chris Turney, ha studiato l’andamento dei livelli marini nel corso di quel periodo, arrivando alla conclusione che a innescare l’innalzamento fu lo scioglimento della calotta glaciale dell’Antartico occidentale. Risultati che possono avere “importanti implicazioni” nel futuro, dato che riscaldamento degli oceani e scioglimento dei ghiacci sono già in corso in Antartide, scrive Turney sul sito dell’università. Che succederà se non si riesce a invertire la rotta, per quanto complicato sia? Alcune aree del mondo saranno più colpite, praticamente nessuna sarà immune. In Italia “città come VeneziaRavenna e Pisa scomparirebbero sott’acqua“, scrive Luigi Mastrodonato su Wired.it. E “il cambiamento climatico ha un effetto violento anche a livello sociale. Esso impatta maggiormente laddove le disuguaglianze sociali sono più persistenti, ampliandole. Come ha sottolineato il World Social Report 2020, il rapporto tra i redditi del 10% più ricco e del 10% più povero è più alto del 25% rispetto a quanto sarebbe in un mondo senza il riscaldamento globale. – continua – E poi c’è il tema connesso alla sicurezza: Nature ha evidenziato un aumento dei conflitti armati fino al 26% se la temperatura globale continuerà a salire. E d’altronde anche alla guerra in Siria, con tutta la striscia di devastazioni che si porta dietro, hanno contribuito questioni climatiche, in particolare la violenta siccità del 2007-2010. Quello che ci aspetta è insomma uno scenario apocalittico, fatto di città che scompaiono, povertà dilagante, economie che collassano e guerre. – sostiene Mastrodonato – Eppure il dibattito mainstream continua nel migliore dei casi a dedicare poco spazio al tema climatico, nel peggiore a lanciarsi in teorie negazioniste che non fanno altro che peggiorare una situazione già critica. I ghiacciai che si sciolgono, le ondate di caldo anomale, gli animali che si estinguono, sono continui gridi di allarme del pianeta che non possono più essere ignorati”, conclude.