Too good to go: l’app contro lo spreco alimentare

Si chiama "Too good to go" l'app che riduce lo spreco di cibo permettendo ai commercianti di vendere a privati l'invenduto del giorno

Too good to go (sito)
Too good to go (sito)
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Si chiama “Too good to go” – troppo buono per essere buttato – ed è una app rivoluzionaria per combattere lo spreco di cibo. Cosa che in effetti è una delle grandi piaghe della società consumistica moderna, che vede tra l’altro al suo interno enormi contrasti. Da una parte ristoranti e negozi di alimentari sono costretti a buttare ingenti quantità di cibo invenduto ma che ormai è in scadenza. Dall’altra, cresce il numero di persone che non riesce a procurarsi nemmeno lo stretto necessario per vivere ed è costretta a rivolgersi agli istituti di carità.

Come funziona l’app “Too good to go”

Si stima che circa un terzo del cibo prodotto poi venga buttato, e con esso, anche tutte le risorse – idriche, geologiche e umane – che sono servite per produrlo.

E’ proprio con l’idea di cercare di ridurre gli sprechi, facendo anche risparmiare i consumatori nasce l’app “Too good to go”, a cui aderiscono esercenti e cittadini. Il funzionamento è semplicissimo. I commercianti che aderiscono mettono sul sito il loro invenduto della giornata in una cosiddetta “magic box”. Si tratta di prodotti freschi che però non possono essere conservati o ripresentati il giorno dopo successivo in negozio. Così invece di buttarli li mettono in vendita a prezzi molto bassi, molto inferiori al loro valore di mercato. L’acquirente, tramite l’app, potrà scegliere il negozio da cui acquistare e andare direttamente sul posto a ritirare la sua “magic box”. Il contenuto non è specificato, ma l’acquirente può selezionare comunque il tipo di negozio da cui acquistare.

Un circolo virtuoso

Gli utenti aumentano di giorno in giorno, e sebbene inizialmente anche gli esercenti fossero diffidenti, l’app si sta rapidamente diffondendo in tutta Italia, innestando così un circolo virtuoso. Più utenti ci sono, più i commercianti saranno spinti a mettere in commercio i loro prodotti, aiutando ad evitare l’enorme spreco di cibo che caratterizza la nostra società.

Elisabetta Riboldi
Nata il 15 luglio 1992, ho seguito il tipico cursus honorum della letterata milanese: diploma al liceo classico G. Berchet, laurea triennale in Lettere Moderne e magistrale in Filologia Romanza presso l'Università degli Studi di Milano. Fervente appassionata di tutte le arti, curioso nelle librerie, alle mostre, nei musei; per quasi dieci anni ho seguito corsi di teatro e, in seguito, di danza ottocentesca. Ma quella stessa curiosità che mi porta a indagare l'arte e la storia mi àncora fortemente all'attualità, di cui cerco di indagare processi e retroscena.