Natale: le tradizioni più belle in Italia per la festa più amata

Non è solo la giornata attesa dai più piccoli, ma anche un momento che consente di riscoprire affetti e usanze particolari

Natale
Foto: PIxabay

Manca ormai sempre meno al Natale, la festa più amata dai più piccoli, ma anche un’occasione per stare vicini agli affetti più cari e riscoprire alcune tradizioni. Ognuno ha le sue e, nonostante il passare degli anni, continua a esserne legato, anche se spesso queste possono variare a seconda del territorio di origine.

Queste finiscono per essere legate non solo al momento in cui si concentra maggiormente la festa (al sud e in alcune zone della Lombardia, quella nei pressi di Brescia, la cena della vigilia è un momento irrinunciabile), ma anche al tipo di decorazioni che vengono utilizzate.

A ognuno il suo dolce

Una festa così importante merita certamente di essere onorata anche con un dolce. I gusti personali sono certamente importanti e finiscono spesso anche per condizionare le scelte a tavola, ma anche in questo ambito la provenienza geografica può avere un’influenza non da poco.

In Lombardia il panettone, il dolce originario di Milano, è certamente un must. La sua origine, secondo un’antica tradizione, risalirebbe addirittura al 1400 su iniziativa di Ughetto degli Atellani, figlio di un noto condottiero, che arrivò a improvvisare qualcosa di lievitato decidendo di aggiungere anche burro e canditi. La scelta del nome non è stata così casuale: il giovane si era infatti innamorato di Adalgisa, figlia di un pasticcere, Toni. Da lì la denominazione “pan de Toni”.

Per molti abitanti della zona è fondamentale conservare almeno una parte del panettone fino al 3 febbraio, giorno in cui si celebra San Biagio. In questa giornata si mangia il rimanente come rito propiziatorio, spesso magari benedicendolo in occasione della Santa Messa che si tiene in quella giornata.

A Verona, invece, il dolce tipico è il pandoro, decisamente più semplice. Questo ora è caratterizzato da una forma a otto punte, nata su iniziativa del pittore impressionista Angelo Dall’Oca Bianca.

Panettone o pandoro non mancano pricamente in alcuna tavola, ma in altre zone del nostro Paese il momento del fine pasto vede la presenza di altri cibi altrettanto apprezzati. In Liguria ecco così c’è il pandolce genovese realizzato con acqua, farina, uvetta, canditi e pinoli, mentre in Campania non possono mancare gli struffoli, palline di pasta dolce fritte nell’olio o nello strutto e poi decorate con frutta candita e confettini colorati. Imperdibile per i toscani il panforte, con mandorle, scorze di agrumi canditi, farina, miele e spezie.

In Puglia, invece, non si può fare a meno di assaggiare i mostaccioli, speziati e spesso ricoperti con una glassa di zucchero o di cioccolato.

Vigilia o pranzo di Natale?

Anche chi segue solitamente un regime alimentare piuttosto rigido finisce per lasciarsi andare all’arrivo delle feste e per concedersi qualche peccato di gola.

Anche in questo ambito le tradizioni sono differenti a seconda della zona d’Italia.

Al Sud in genere il pasto considerato più importante è la cena della Vigilia, momento in cui si consumeranno pranzi rigorosamente di pesce. Questa scelta nasce per motivi soprattutto religliosi: il menu è infatti considerato di magro, un po’ come accade solitamente per i venerdì di Quaresima.

Al Nord, invece, uno dei momenti più attesi è il pranzo di Natale. In questa occasione ognuno cerca di soddisfare i propri gusti, ma anche in questo ambito ci sono alcuni “sempreverdi”: tortellini e passatelli in brodo in Emilia Romagna, il brodetto alla termolese in Molise, gli spaghetti con le vongole in Campania, l baccalà e il lesso con salsine nel Veneto, l’anguilla al cartoccio in Lombardia, gli agnolotti e il bollito condito con salse in Piemonte, giusto per fare alcuni esempi.

Albero di Natale o presepe?

Per chi ama particolarmente il Natale non si vede l’ora di poter abbellire la propria casa a festa. in Italia non possono mancare albero di Natale o presepe, anche se c’è chi finisce per farli entrambi proprio per i significati a essi legati.

L’idea di ornare un albero, vero o finto che sia, risale addirittura al 1400, periodo in cui venivano compiuti alcuni gesti ben precisi lontano al di fuori della nostra Penisola. In Estonia, ad esempio, era consuetudine nella capitaleTallin riunirsi nella piazza del Municipio per ballare: a farlo era chi cercava attraverso questo gesto di sperare nell’arrivo di un amore duraturo. Più o meno nello stesso periodo un comportamento simile era tenuto in Svizzera.

Per far sì che quesa usanza arrivasse anche da noi si deve arrivare all’800 su volere della Regina Margherita di Savoia: la sovrana voleva onorare al meglio questo periodo e iniziò così ad addobbare il Palazzo del Quirinale. Da lì furono in diversi a seguire il suo esempio.

Il presepe, invece, nasce soprattutto per celebrare l’aspetto religlioso di questa festa. Il primo della storia risale addirittura al 1223 su iniziativa di San Francesco d’Assisi. Allora l’allestimento venne realizzato in strada a causa di un divieto che impediva di mettere in atto una realizzazione in Chiesa.

Guà dal 1289 un lavoro simile fu opera dello scultore Arnolfo di Cambio, che arrivò a creare otto statuette in legno per rappresentare la Natività. Da lì in breve tempo la diffusione è stata sempre maggiore.

Tra ceppi e zampogne

Una delle usanze più particolari del periodo è quella che si tiene ogni anno in Liguria, il Ceppo di Natale. Qui si prende un grosso ceppo, che viene fatto bruciare direttamente nelle case seguendo quanto veniva già fatto ai tempi delle Signorie e delle Repubbliche Marinare.

A Roma e dintorni, complice la vicinanza del Papa, le feste durano ormai un mese, sin dall’8 dicembre, giorno dell’immacolata. Soprattutto in centro non mancano mercatini, concerti e iniziative culturali che proseguono fino all’Epifania.

In Umbria, zona natale di San Francesco, a Gubbio si trova l’albero di Natale più grande del mondo.

Al Sud non può mancare invece una tappa a S. Gregorio Armeno, località diventata famosa per i presepi: qui oltre ai personaggi sacri, non mancano statuine raffiguranti i personaggi di maggiore successo del periodo.

In Sicilia l’atmosfera viene ricreata dagli zampognari e ha il suo apice con il premo La Zampogna d’Oro.