Il Milan se ne va come Bugo e la Serie A somiglia a Sanremo

Il Milan se ne va, come Bugo. I Rossoneri resistono poco più d’un tempo, finché regge Zlatan Ibrahimovic. La Juventus dura #finoallafine, invece, come Cristiano Ronaldo, ma non basta. Sfortunatamente per loro né #IZBACK né CR7 sono coriacei quanto il Sanremo di Amadeus e non raggiungono nemmeno il tempo necessario a portare a casa 3 punti che sembravano ormai nel destino.

Il Verona si è vestito da Queen, stupendo tutti benché lo spartito non fosse per nulla strabiliante, come Achille Lauro; mentre il Milan ha fatto come Bugo e se n’è andato a metà canzone. Se il feeling con Morgan Ibrahimovic non si fosse interrotto, probabilmente staremmo parlando di un altro risultato, ma i Rossoneri escono sconfitti. É il rischio di affidare la Direzione dell’Orchestra a un musicista ben poco convenzionale.

Il Milan dura quanto Ibrahimovic, la Juventus come Cristiano Ronaldo

Se la Lazio prosegue bella e costante come Diodato e l’Inter è ormai un animale da palco come Francesco Gabbani, Milan e Juventus si sono troppo affidate all’estro del campione, ma non ha funzionato, proprio come per Amadeus con Fiorello e Tiziano Ferro

Parliamo di due condizioni completamente diverse, senza dubbio alcuno. Il Milan ci ha provato, è salito sulle spalle del gigante e, grazie a un Daniele Padelli non proprio in stato di grazia (con Samir Handanovic quei due gol probabilmente non sarebbero arrivati), si è trovato quasi ad accettare miracoli. Quando Ibra non ha avuto più la forza di sorreggere l’armata di Pioli, però, sono emersi i limiti di chi gioca fuori ruolo e lo schianto è stato doloroso, forse psicologicamente peggiore anche dell’imbracata di Bergamo. «Tiziano Ferro ride sempre, poi piange quando canta», commentava un caro amico qualche sera fa.

La Juventus, al contrario, è un esercito ben organizzato ma senza stimoli, che si affida al suo eroe di mille battaglie. Quel Cristiano Ronaldo che somiglia a Fiorello, vero conduttore del Festival di Sanremo, ormai assuefatto all’estro del campione e poco motivato da un direttore artistico che vorrebbe entrare nella testa dei suoi soldati ma non riesce. Così Davide ha battuto Golia grazie al gol di un altro anzianotto: Giampaolo Pazzini.

La Serie A somiglia a Sanremo

Non so quanti altri campionati europei possano vantare una schiera di vecchie glorie come la Serie A. Il tutto, tra l’altro, ha una somiglianza piuttosto particolare con il Festival di Sanremo: una serie di talenti sul viale del tramonto che cercano riscatto affiancati da giovani leve, spesso spacciate come talenti che non sono. Il risultato è un tentativo grottesco di produrre uno spettacolo che ricalchi i fasti del passato, ma siamo all’intrattenimento da sagra di paese, da villaggio turistico… con tutto il rispetto, sia chiaro.

Certo, anche le sagre e i villaggi turistici offrono, a volte, spunti interessanti. Questo vale anche per il Festival di Sanremo. Non è tutto da buttare, anzi; c’è sempre la speranza di migliorare l’anno seguente, facendo tabula rasa e ripartendo da capo, ma dipende sempre dal direttore artistico che sceglie la linea. Passa tutto dai dirigenti, anche in questo caso.

Senza un management all’altezza, sarà ben difficile creare un format televisivo da vendere all’estero, che si tratti del Festival della Canzone italiana o del Campionato di calcio, ma per fortuna c’è sempre un’altra stagione.

Redazione CiSiamo
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