L’Atalanta è davvero la più bella d’Italia?

É da sabato sera, dopo la vittoria per 7 a 0 a Torino contro i Granata, che l’Atalanta viene descritta come la squadra più bella d’Italia. Peccato che, la settimana precedente, dopo la sconfitta contro la S.P.A.L. in campionato e la Fiorentina in Coppa Italia, la Dea venisse descritta, dai più, come ormai scoppiata: li ha spremuti troppo e bal bla bla Gasperini, bla bla bla bla Inter, bla bla bla, non va bene per le grandi squadre…

L’Atalanta è la più bella d’Italia

La realtà dice che l’Atalanta è davvero la più bella squadra d’Italia attualmente, per struttura, progetto e prospettive. Durante il mercato di gennaio, ad esempio, si è liberata delle terze linee, incassando molto bene e rimpiazzandole con una vecchia conoscenza e altre giovani promesse. Tra questi non rientra Dejan Kulusevski, ovviamente, altra magistrale operazione della dirigenza orobica.

Se l’Atalanta è la più bella d’Italia, c’è un probelma

La realtà dice anche che, se l’Atalanta è la miglior squadra d’Italia, il calcio italiano ha un grosso problema. Mi spiego meglio. Non voglio togliere nulla all’Atalanta, anzi. La Dea gioca, effettivamente, il calcio più intenso e internazionale d’Italia. Sono d’accordo. Il calcio più simile a quello del Liverpool di Jürgen Klopp, per intenderci, che domina Inghilterra, Europa e Mondo dopo la grande epopea del Tiki-Taka di Pep Guardiola.

Non è una questione di gusti. L’evoluzione del calcio dice che si sta andando sempre più sul fisico e sull’intensità, poi arriva la tecnica. Nel resto d’Europa, nei principali campionati, l’intensità è il comune denominatore di tutte le squadre, in Italia no. Lo dimostra il fatto che l’Atalanta è agli ottavi di Champions League più per un girone strano, che le ha permesso di passare con soli 7 punti, pur dopo sconfitte subite non certo da corazzate di prima fascia. L’intensità dell’Atalanta, infatti, più che sufficiente in Italia, non era abbastanza per affrontare neanche i primi gradini dell’Europa che conta. La fortuna è stato il girone stesso, che le ha permesso di restare in corsa facendo tesoro delle sonore lezioni subite.

C’è poca intensità in Italia

L’Atalanta è l’esempio principe, in Italia, di un certo modo di giocare. Il Verona sta costruendo le proprie fortune sull’intensità, non a caso Ivan Juric è allievo di Gian Piero Gasperini. Come lui funziona dove l’ambiente lo apprezza. La Lazio ha una struttura simile, ma in Europa non basta. Bella ma non intensa al punto giusto, un po’ come i suoi leader, cui manca sempre qualcosa per convincere del tutto.

Proprio Lazio e Verona recupereranno, a breve, la sfida persa dicembre per la Supercoppa italiana. Una vittoria della Lazio potrebbe costare il secondo posto all’Inter. La Lazio potrebbe diventare l’avversaria della Juventus in campionato, essendo rimasta senza le Coppe europee. Se ci si riflette, è l’unica squadra che ha battuto la Juventus, strappandole più volte anche dei trofei in questi anni.

L’Inter, certamente, fa dell’intensità di Antonio Conte la propria benzina, ma le manca ancora la struttura per ambire a certi livelli. Ha maggior blasone e risorse della Lazio, ma gli uomini di Claudio Lotito hanno un’identità molto più consolidata.

Paulo Fonseca, sull’altra sponda del Tevere, a tratti riesce a far esprimere la Roma con un carattere internazionale, ma è ancora troppo discontinua.

Insomma, qualche squadra prova ad aumentare l’intensità, ma la qualità è ancora troppo bassa per spiccare già solo in Italia.

Il nostro calcio vive ancora di tatticismo esasperato, fisicità più che tecnica, tanto allenamento ma poca intensità e corsa in partita. Abbiamo un’idea di calcio molto vecchia, obsoleta, e il fatto che la prima della classe, la Juventus, abbia scelto Maurizio Sarri per sostituire Massimiliano Allegri, dimostra che dall’Italia osserviamo con presunzione quello che avviene nel mondo, senza capire a fondo quello che accade. A volte, quindi, anche i primi della classe italiana, nonostante la rosa, vanno a casa contro i ragazzini dell’Ajax, che d’intensità ne hanno parecchia, a discapito dell’esperienza. Così nelle finali europee vanno quattro inglesi, che dell’intensità han fatto da sempre una bandiera.

La Juventus non ne approfitta

Non funziona granché la Juventus di Sarri. Lo dico da qualche tempo. Ieri è inciampata sui cocci di un Napoli che Rino Gattuso sta cercando di ricomporre seguendo l’antica pratica giapponese del kintsugi; così da guadagnarsi la riconferma per la prossima stagione e rivalutare una rosa in picchiata.

Lazio e Inter avevano pericolosamente frenato, rischiando di dare il via alla fuga della Vecchia Signora, che non ne ha approfittato ma che conserva il primo posto in autogestione. La Juventus di Sarri continua a non vedersi e i risultati non sono certo più scintillanti di quelli di Allegri. Maurizio parla di approccio sbagliato: ma chi dovrebbe dare la mentalità giusta alla squadra?

Il Milan in ripresa salvato da Donnarumma

Il Milan è convalescente. Ha trovato ritmo e intensità certamente maggiore, grazie all’arrivo di Zlatan Ibrahimovic e al cambio di modulo, ma il vero artefice delle tre vittorie consecutive è ancora Gigio Donnarumma. La vittoria contro il Brescia, ultimo della classe, non è certo stata convincente come si racconta, ma è valsa 3 punti e dà continuità al periodo di ritrovata serenità.

In coda perdono quasi tutte, tranne le due genovesi e il Sassuolo, lasciando aperta la lotta per non retrocedere. Il fondo della classifica, così come la corsa al sesto posto, attualmente, sembrano i temi più interessanti della stagione, come avviene da otto anni a questa parte.

Speriamo in qualche sorpresa in vetta

Certo il discorso scudetto è tutto fuorché concluso e anche la sfida per il quarto posto, ma certamente l’ennesima stagione che avrebbe dovuto rilanciare il calcio italiano non sembra essere decollata.

Forse sarà per l’anno prossimo. Certo, finché non si cambia mentalità in tutto il movimento e non si trovano nuovi dirigenti sarà difficile tornare ad affermarsi in Europa, a tutti i livelli.

Redazione CiSiamo
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