Juventus, Atalanta, Napoli al pranzo di Nyon

A Nyon, in tempo di pranzi e cene aziendali, Juventus, Atalanta e Napoli ricevono il proprio regalo di Natale: l’avversario degli ottavi di Champions League.

Sorride la Juventus del tridente fantasia, che in campionato ritrova la vetta. Troverà l’Olympique Lyonnaise, praticamente sono vicini di casa. Sfida comoda e che dà ottimismo. Speriamo che anche Maurizio Sarri ritrovi il coraggio di non arrendersi all’equilibrio tattico. Gonzalo Higuain, Cristiano Ronaldo e Paulo Dybala non avrebbero nulla da invidiare ai grandi tridenti europei. Le prime 6 squadre del ranking Uefa sono rimaste invariate rispetto alla passata stagione e vedono al Juventus al quinto posto.

Juventus bene i risultati

La Vecchia Signora, però, oggi è seconda nella classifica relativa alla stagione in corso, con un coefficiente federale decisamente inferiore a inglesi, spagnole e tedesche. I risultati della Vecchia Signora, in questa prima parte di stagione, sono ottimi, soprattutto in Europa. Lo sono molto meno gioco e spettacolarità. É primo il Bayern che, con Robert Lewandosky (29 gol), Serge Gnabry (9 gol) e Philippe Coutinho (7 gol), ha messo a segno già 45 gol, supportati dai 5 di Thomas Müller, i 4 di Ivan Perišić e di Kingsley Coman. La Juventus segue con 25, firmati da CR7 (11 gol), Dybala (7 gol) e Higuain (6 gol), supportati dagli 8 complessivi di Bonucci, Pjanic, Ramsey e da una nidiata di calciatori a 1 rete stagionale.

La Juventus è poco spettacolare

Ben altro spessore e numeri hanno i tridenti di Paris Saint Germain, Manchester City, Barcellona e Liverpool, che seguono nella classifica stagionale la Juventus con maggiore efficacia offensiva. Se Sarri è arrivato per cambiare mentalità, sarebbe il caso che cominciasse a prendersi qualche rischio. Avere davanti 3 così forti e non trovare il modo di schierarli sempre, contemporaneamente, non rende onore all’allenatore più incensato degli ultimi anni per la spettacolarità del proprio gioco.

Il Napoli di Gattuso stecca la prima

Se la Juventus di Sarri non esiste ancora, il Napoli di Gennaro Gattuso non è neanche sceso in campo contro il Parma. Hanno vinto i ducali e i ragazzi di Ringhio hanno perso il giorno di riposo, richiamati all’ordine dall’ex tecnico di Milan, Pisa e OFI Creta. Tutte esperienze in cui si è trovato a dover guidare in porto una nave alla deriva, senza guida e con un’equipaggio per gran parte ammutinato. Ringhio è comandante di lungo corso e non ha mai temuto le sfide. Quella partenopea è dura, ma gli ha messo a disposizione il materiale tecnico più prezioso che abbia ma guidato; tirarlo a lucido gli permetterebbe di scrollarsi di dosso la fastidiosa etichetta del motivatore, tutto grinta e zero idee.

Gattuso: oltre alla grinta c’è di più

Gattuso vale di più. Ho avuto il piacere di conoscerlo e intervistarlo in passato e di conoscere aspetti del suo pensiero che mi ha chiesto di non rivelare e che continuerò a tener per me, non come ha fatto qualcun altro. Rino aveva già capito molte cose dopo pochi giorni di Milan, è riuscito a riordinarne gran parte, portando i Rossoneri a 1 punto da un miracolo. Il resto è storia recente.

Se riuscisse a trovare il bandolo della matassa potrebbe anche fare l’impresa contro il Barcellona. Ce l’ha quasi fatta l’Inter a mettere in difficolta i Catalani, meno pronta e abituata del Napoli a certe gare, possono farcela gli Azzurri. L’Inter è al 54° posto del ranking Uefa, il Napoli al 15°, non certo un’eccellenza ma certamente più vicini al secondo posto del Barcellona.

In caso contrario sarà l’ennesimo anno in cui il grande Napoli europeo si sarà distinto per essere imbattuto contro il Liverpool. Un po’ come tutte le nostre squadre di calcetto del martedì sera. Lo scoglio principale per Rino sembra essere il Presidentissimo ADL, più impegnato a gestire il Napoli come un Cinepanettone che come una squadra di calcio.

Battesimo Atalanta

Il Valencia terrà a battesimo l’Atalanta durante gli ottavi di finale di Champions League. La Dea ha subito i postumi della sbronza europea contro il Bologna del sergente Siniša. Un po’ come l’Inter di Antonio Conte, che ha subito anche la sbronza triste, non solo i postumi. Litigata con i giornalisti che, a mio avviso, hanno torto, almeno questa volta. La lettera pubblicata sul Corriere dello Sport non aveva alcun senso informativo o scopo di critica e, pur non amando il modo di fare di Conte, ha fatto bene, almeno questa volta, a negarsi. Opinione del tutto personale e opinabile, chiaramente, ma la stessa replica di Salvo24 ha tutto il sapore della farsa. «E’ stata una scelta della società, non una mia presa di posizione personale ed è stata compiuta perché si ragioni su una questione importante: il rispetto», ha spiegato Antonio Conte.

L’Atalanta da Nyon rientra con la consapevolezza di avere l’opportunità di tornare in Svizzera per i quarti di finale della Champions League. Il Valencia non è certo un avversario facile, anzi, ma certamente è alla portata della squadra di Gian Piero Gasperini. Due squadre simili per storia e impronta culturale. Due società celebri per la propria filosofia, solo che per l’Atalanta la sfida è più difficile. La Serie A aiuta certamente meno della Liga spagnola e i fondi dell’Atalanta sono certamente inferiori a quelli del Valencia. 

La Dea sarebbe un modello da studiare

Tuttavia l’Atalanta è riuscita ad arrivare tra i migliori 16 Club d’Europa senza spendere 22 milioni di Euro per Lazaro o 30 per Leonardo Spinazzola, ma 1 milione per Robin Gosens e Hans Hateboer, poco più di 6 milioni per Timothy Castagne. Inter e Roma proseguono nel loro approccio, speriamo virtuoso ma che al momento appare meno solido e più dispendioso, che oggi le ha portate ai sedicesimi di Europa League contro Ludogorec e Gent.

L’Atalanta andrebbe studiata bene a livello nazionale. Sarebbe un modello virtuoso, da nazionalizzare, da imitare come hanno fatto in Francia e Germania, dove hanno ricostruito il calcio nazionale a partire dalle proprie eccellenze, dalle fondamenta, con pazienza e metodo.

In Italia abbiamo affidato il calcio a Gaetano Miccicché, dimessosi un mese fa dopo 20 mesi di lavoro in cui è successo poco o nulla, che nel week end ha dichiarato: «Quando Malagò, che conosco da anni, persona che stimo e a cui mi unisce una grande passione sportiva, mi ha chiesto di occuparmi della Lega commissariata io neanche sapevo dove fosse ubicata la sede. Non ne percepivo completamente le potenzialità: ecco, dopo venti mesi posso dire di essere dispiaciuto. Non tanto per me, quanto per le opportunità che si perdono nella realizzazione di progetti di interesse generale»

Serve aggiungere altro?

Ci ostiniamo a incensare e raccontare le poche realtà che ci sembrano funzionare: il Napoli imbattuto contro il Liverpool, il ritorno di Ibrahimović al Milan che non ci sarà e che ha spinto la società a festeggiare, con un pareggio triste e una sfilata di altri ex campioni, 120 anni di storia con poco presente e qualche speranza per il futuro; l’Atalanta che passa agli ottavi battendo Shakhtar Donetsk e Dinamo Zagabria – nonostante il risultato storico, non sono esattamente delle corazzate -, e ci dimentichiamo di osservare la Luna.

Nascondiamo la testa nella sabbia per non vedere il caos in cui vive il nostro calcio, che potrà anche sfornare qualche vittoria ma che a livello di sistema continua a scavare sempre più a fondo. Il calcio è lo specchio di un paese che cerca di stare a galla aggrappato a qualche Sardina, scesa in piazza a Roma domenica ancora con tanto meraviglioso sentimento e con sempre meno idee concrete.

Redazione CiSiamo
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