Messi vince il Pallone d’Oro, Sarri fa il politico e Conte lo Special One

Leo Messi solleva il Pallone d’Oro, Maurizio Sarri fa il politico, destreggiandosi tra i record di Gigi Buffon e il fisiologico sgretolarsi di Cristiano Ronaldo, mentre Antonio Conte fa lo Special One, meglio di come non l’avesse mai fatto prima.

Messi Pallone d’Oro

Messi non vinceva il Pallone d’Oro dal 2015, quando sollevò la sua ultima Champions League. Quest’anno si sapeva che la corsa per le Ballon d’Or sarebbe stata un Messi contro tutti. Ha vinto Leo, com’è giusto che sia: «In Liga, questa stagione, Messi è stato il calciatore a: segnare più gol, fare più assist, tirare più volte sia in porta che in totale, creare più occasioni, procurare il maggior numero di falli nella trequarti avversaria, colpire più pali e traverse, segnare più gol da fuori area e su calcio di punizione, segnare più doppiette e triplette. C’è solo una statistica in cui è arrivato secondo: negli uno contro uno. A batterlo è stato Sofiane Boufal del Celta Vigo, che ha puntato e saltato il diretto avversario 144 volte contro le 134 di Messi.

Se dovessero assegnare il Pallone d’Oro al migliore giocatore della stagione, quindi, dovrebbe vincerlo Leo Messi; se lo consegnassero al miglior giocatore in assoluto probabilmente dovrebbe vincerlo sempre Leo Messi…».

Lo scrissi il 31 maggio 2019, anche se preferirei che in Coppa dei Campioni giocassero le squadre campioni, come da nome stesso della competizione; anche se vorrei che il Pallone d’Oro lo vincesse il calciatore più rappresentativo della compagine che si è meglio distinta durante la stagione. Il calcio, però, non è più uno sport, è politica, è economia; la meritocrazia è stata soppiantata dall’opportunità. Se l’opportunità è il Pallone d’Oro a Leo Messi, il risultato non è uno scandalo; possono superarlo solo Cristiano Ronaldo, Luka Modrić in stato di grazia, Franck Ribery o la politica.

Maurizio Sarri fa il politico

La politica, appunto. La stessa che sta guidando Maurizio Sarri. Non è la sua Juventus, è la Juventus di Miralem Pjanić e Leonardo Bonucci. É la J di Gonzalo Higuain, Paulo Dybala, di quel che resta di Douglas Costa e di Matthijs de Ligt. É la Vecchia Signora dei record di Gigi Buffon e della gestione separata di Cristiano Ronaldo. É il DNA bianconero a presidiare le idee di chi è stato chiamato a cambiare una mentalità radicata. Maurizio Sarri, ad oggi, si è juventinizzato più di quanto la Juventus si sia sarrizzata.

Il bel gioco si è visto a sprazzi e solo quando Pjanić ha preso per mano la Vecchia Signora. Quando il gioco è passato tra le mani di Bonucci si è tornati alla Juventus opportunista e cinica. Così dicono quelli bravi. Esattamente come accadeva con Massimiliano Allegri, uno che ci ha sempre visto lungo.

Maurizio Sarri deve fare il politico e schierare Buffon al posto del più che affidabile Wojciech Szczęsny; è costretto ad alternare il Pipita e la Joya per far posto a CR7, anche se èmeno in forma. Max Allegri si gode il meritato riposo, mentre Maurizio, ormai piegato al sistema, mastica nervosamente la sigaretta posticcia, china il capo ed esegue gli ordini. É dura la scuola della Juventus, lo ha sempre detto anche Fabio Capello.

Antonio Conte fa lo Special One

Fa di testa propria, invece, Antonio Conte. C’era un Conte alla Juventus, un altro al Chelsea, entrambe società strutturate; ben altra cosa è il Conte dell’Inter. Trapiantare una nuova mentalità non era cosa facile. É vero, Beppe Marotta lavora con lui, ma non è comunque facile il lavoro che sta facendo Conte. Antonio lo sa e gonfia il petto. Si pavoneggia.

Fa lo Special One, Antonio Conte, come non aveva mai fatto prima. José Mourinho è un’altra storia, che gli auguriamo di rivivere con gli Spurs, ma Antonio Conte sa che questa è la strada giusta. Sono i suoi panni quelli che sta vestendo e gli calzano a pennello. Sa che l’Inter non è forte come la Juventus, ma la baracca regge e sta tirando il gruppo, l’unica tra le 19 comparse della serie A degli ultimi 9 anni a far davvero paura alla Juventus.

Messi Vs Conte

Messi e Conte si sfideranno in Champions League. Barcellona e Inter, nel girone di qualificazione agli Ottavi, proprio come la stagione del Triplete dello Special One con l’Inter. Dovesse vincere l’ultimo scontro, l’Inter passerebbe il turno da seconda qualificata, come nel 2009/2010… Chissà che Conte non riesca davvero a fare lo Special One meglio di come non sia riuscito a fare prima…

Redazione CiSiamo
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