Juventus e Inter sono quel che resta del calcio italiano?

Juventus e Inter sono tutto quel che resta del calcio italiano? La domanda, purtroppo, è legittima. La Juventus viaggia quasi a punteggio pieno, pur senza entusiasmare. L’Inter insegue la Vecchia Signora, tenendone il passo grazie a una convinzione in grado di supportare anche l’atletismo dei pochi superstiti e sopperire al più bieco realismo. Un mezzo miracolo insomma. A seguire, una voragine di 7 punti divide le prime inseguitrici; poi, via via, tutte le altre, già con distacchi siderali. Il Napoli, presunto avversario della Juventus, si trova a 15 punti di distanza e non sembra dare cenni di ripresa.

Se Juventus e Inter sembrano proiettate verso il calcio del futuro – che sia condivisibile o meno non è la questione, come non sono contemplati i tifosi, ormai assuefatti al ruolo di clienti -, le altre 18 comparse galleggiano tra conti della serva, chiacchiere da VAR, mal di pancia, crisi esistenziali, crisi societarie, inadeguatezza dei dirigenti, Zlatan Ibrahimovic e tanto calciomercato.

Juventus, Inter, crisi varie e mercato: in serie A c’è poco altro

Non ci sono altri progetti in Serie A. Certo, c’è l’Atalanta che cresce bene, con passi ben solidi, ma questo processo richiede tempo. La Dea dovrebbe essere la Società del futuro, che dà fastidio a chi è già strutturato. L’Atalanta dovrebbe essere quell’Atletico Madrid che, dopo anni e anni, è arrivato alle finali di Champions League e a scalzare Real Madrid e Barcellona dal trono di Spagna. Nel mentre, però, Siviglia e altri club spagnoli creavano un sistema calcistico capace di essere globalmente competitivo anche in Europa. Oltre al recente dominio inglese, anche Germania e Francia hanno, con alti e bassi, creato un sistema che porta squadre in fondo alle competizioni europee, insinuando, con continuità, i Superclub moderni. L’Italia ha la Juventus, sta forse ritrovando l’Inter e ha qualche sporadica illusione estiva che, regolarmente, tradisce le aspettative.

In Italia non ci sono progetti calcistici degni di nota

La verità è che in Italia non ci sono progetti calcistici degni di nota. Certo, c’è l’Atalanta, come dicevamo, ma in altri paesi di realtà come la Dea ce ne sono parecchie. C’è l’embrione della Fiorentina di Rocco Commisso, che vedremo come si comporterà; per ora fatica anche solo a mettere Chiesa al centro del villaggio. Ci sono le due romane, una galleggiante, la Lazio, l’altra altalenante, la Roma, entrambe in un limbo, «Sanza ‘nfamia e sanza lodo». C’era una volta il Napoli di Maradona, che è rimasto fermo lì. Ha sostituito El Pibe de Oro con De Laurentiis e Ferlaino con Insigne (no, nessun errore, N.d.R.) quando il periodo dei Berlusconi, almeno nel calcio, è finito ormai da un pezzo. Non è terminato in politica, purtroppo, e ne stiamo vivendo i risultati, anche nel calcio.

«Sarebbe più facile cambiare la politica dal calcio, che il calcio dalla politica», diceva Oliviero Beha.

C’è il Milan, al quarto anno zero consecutivo, che, dopo aver puntato tutto su Maestro Giampaolo e i giovani di qualità, così li definiscono, si vuole aggrappare a nonno Zlatan per provare almeno a rimanere a galla, poi magari i pulcini impareranno anche a nuotare senza cellulare. Ci sono altre realtà che avrebbero voluto, come il Sassuolo; altre che vorrebbero, come il Torino; qualcuna che ci prova, almeno a restare in A giocando a calcio. Chapeu. Per il resto, a novembre, si parla di conti della serva, chiacchiere da VAR, mal di pancia, crisi esistenziali, crisi societarie, inadeguatezza dei dirigenti, Zlatan Ibrahimovic e tanto calciomercato.

A novembre è solo Juventus-Inter

A novembre, senza un’Inter che regge il passo, una Juventus tutt’altro che irresistibile avrebbe già stravinto il nono campionato consecutivo, proiettandosi verso il decimo, in carrozza, grazie alla netta superiorità tecnica dei propri singoli, più che al progetto tattico di Maurizio Sarri.

Questo avviene più o meno in tutti gli altri campionati europei di spessore, è vero, solo che da quelle parti il sistema produce altro – oltre ai Superclub, che comunque sono decisamente più super dei nostri – e anche se il campionato è già deciso in inverno, si assiste comunque a scontri avvincenti in contesti confortevoli ed esteticamente piacevoli, oltre che alle cavalcate europee… che le italiane sognano in agosto, svegliandosi tutte sudate in quel di Wolverhampton.

La serie B, la serie C, che non c’è, e la serie piedi a banana

Non sono esterofilo e non penso che gli altri siano migliori degli italiani. Ne sono quasi certo, purtroppo, ma non per capacità sovrumane, solo perché hanno rispetto di loro stessi e dei propri prodotti, capiscono l’evoluzione del mondo, hanno metabolizzato l’arrivo del post-calcio e hanno costruito un sistema che riesce a rendere il gioco produttivo per tutti. Ci provano, alcuni ci riescono, altri meno. In Italia non c’è più nulla, non ci provano neanche più. La serie C è stata cancellata, la serie B boccheggia, la serie A è un contenitore televisivo più simile a X Factor che a una competizione sportiva: grandi tavolate di esperti che analizzano prodotti senza identità con ben poca musica da analizzare.

I talenti nascono ma non c’è nessuno che li sappia gestire

I talenti nascono ancora in Italia. Federico Chiesa, piaccia o meno, lo è; Sandro Tonali ha tratti entusiasmanti e non solo per le somiglianze estetiche. Qualche cavallo di razza c’è, ma in Italia non ci sono progetti in grado di farli crescere e sbocciare. In Italia non c’è un sistema fertile in grado di far maturare i talenti, che spesso appassiscono sugli scaffali di un ex market di lusso, diventato un vecchio discount fatiscente che attira, ormai, solo ricchi affaristi ingolositi dal prodotto in stile italiano low-cost. Non ci dimentichiamo che Al Bano, Pupo e Toto Cutugno vanno ancora fortissimo in alcuni paesi molto ricchi: «Buongiorno Italia, buongiorno Maria, con gli occhi dolci di malinconia».  

Il calcio italiano è uno dei tanti nobili e ormai decaduti, che produce talenti e può anche produrre una buona selezione nazionale, come han fatto recentemente Islanda, Galles, Croazia o Portogallo, ad esempio, ma che difficilmente produrrà progetti degni di nota, a livello di Club, nel prossimo futuro, a parte Juventus e Inter, forse.

Redazione CiSiamo
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