Se il VAR fosse il problema del calcio italiano, saremmo salvi. Lo scrissi  a luglio 2017 e lo ribadii la prima giornata di quel campionato: «[…] ben venga il VAR, ben venga la tecnologia a supporto dell’essere umano per limitarne gli errori, per il resto, forse, sarebbe il caso che si ricominciasse a insegnare l’educazione e il buon senso, quello che dovrebbe portarti ad accettare l’errore umano, la svista su episodi dubbi, non a litigare e a sciogliere amicizie per un rigore di dieci anni prima. Ce ne sarà certamente bisogno anche – e soprattutto – nell’era del VAR; perché l’errore è umano e finché ci saranno gli uomini a giudicare esisteranno gli errori, per il resto ci sono sempre i videogiochi».

Il calcio post-VAR

Il VAR ha chiaramente mandato in pensione il calcio per come lo conoscevamo. La tecnologia ci ha gettato in un nuovo mondo, in cui è fuorigioco anche per un millimetro ed è rigore solo se ti sfiorano. É così nei videogiochi ed è così nel calcio post-VAR o, meglio, nel post-calcio.

I simulatori sono i peggio truffatori del calcio; per loro andrebbe istituita una sorta fedina che ne accompagni la carriera, così da poterli squalificare con pene esponenziali ogni volta che ci ri-cascano. É altrettanto vero, però, che non si possono biasimare gli attaccanti che svengono al primo tocco. Se è fuorigioco per un millimetro, è rigore al minimo contatto, lo dice la tecnologia. Non è calcio, è post-calcio, il calcio post-VAR, non va dimenticato nelle analisi.

Quello che l’arbitro vede

Quello che la tecnologia non può definire con certezza, si lascia all’interpretazione dell’arbitro; che non sempre va a rivedere le azioni, per fortuna, altrimenti saremmo ancora fermi alla prima giornata di campionato.

Diamo per conclamata la buona fede degli arbitri e del sistema, altrimenti trascorreremmo i week-end in modo migliore che seguendo il calcio. Le ingiustizie esistono e hanno sempre fatto parte del calcio, che non è e non sarà mai del tutto riconducibile a un semplice linguaggio binario: sì/no. Se non in alcuni casi specifici, che non implicano il “va bé, ma era in fuorigioco di un millimetro, dai!”.

Errare è umano

Esistono errori a favore del Napoli, ad esempio quando Dries Mertens si lascia cadere scontrandosi contro un ignaro difensore Viola. Esistono errori contro il Napoli; non per mancanza di rispetto nei confronti di Carlo Ancelotti e del Napoli, ma perché errare è umano e gli arbitri sono esseri umani e quindi sbagliano. Esistono errori a favore e contro, per tutti, hanno sempre fatto parte del calcio, come il fatto che le grandi siano favorite, nel dubbio. Lo insegna anche Joker.

Discutiamo del caso Ronaldo-Juliano da 20 anni e c’è ancora disaccordo: come si può pretendere che un arbitro decida in diretta, guardando immagini che, alla moviola, giorni dopo, lasciano comunque in disaccordo?

Gli arbitri sbagliano, chissà che novità!

A volte è meglio fidarsi del proprio istinto, a costo di sbagliare. É comprensibile, visto il clima tutto italiano. Gli arbitri, come fanno, sbagliano e l’errore è sicuramente pre-meditato e gettato in pasto al popolo del VAR. La ruota gira e si ingrassa il maiale.

Sbagliano per giustificare una sconfitta; sbagliano per difendersi dagli attacchi altrui al bar; sbagliano per sfogare frustrazioni sportive o private. Gli arbitri sbagliano e sono cornuti per definizione. Ci sono dozzine di film, libri, battute e barzellette a testimoniarlo, come quelle sui Carabinieri e su Francesco Totti. Gli arbitri sbagliano e sbaglieranno sempre, almeno finché il VAR sarà gestito da esseri umani; andrebbe accettato, altrimenti sarebbe davvero meglio fare altro durante il week-end: perché guardare qualcosa che si reputa taroccato? Se si conosce la fine di una Serie Tv non si dovrebbe provare piacere nel seguirla, comunque non dovrebbero sorprendere i coli di scena.

Se il VAR fosse il problema, saremmo salvi

Per il rigore del Napoli, invece, è stata aperta un’interrogazione parlamentare che porta come primo firmatario Gaetano Quagliariello, presidente del Napoli Club Parlamento e che recita, più o meno, così: «[…]tra i compiti del ministero rientra l’attività istituzionale per la lotta alla manipolazione dei risultati sportivi, nonché la promozione della lealtà come componente qualificante di ogni iniziativa sportiva».

Prosegue, più nello specifico: « […]che in data mercoledì 30 ottobre alle ore 19 si è disputata la partita della decima giornata del campionato di calcio tra Napoli e Atalanta, rispettivamente quarta e terza in classifica; che al minuto 85’ il signor Piero Giacomelli, arbitro della partita, ha negato in maniera plateale un rigore alla squadra di casa, il Napoli, per il fallo di un difensore dell’Atalanta sull’attaccante Fernando Llorente, sul risultato di due a uno per il Napoli; che in maniera provocatoria il signor Giacomelli si è finanche rifiutato di ricorrere alla tecnologia del VAR, Video Assistant Referee, introdotta nel campionato di calcio italiano nella stagione 2017-2018 per stroncare la piaga degli errori arbitrali e assicurare risultati puliti alle partite».

Se questo è il clima…

Seppure a questo punto del documento si potrebbe pensare al dialogo del remake di una qualche Commedia all’italiana dedicata al calcio, il testo approfondisce ulteriormente la propria posizione: «Nello sviluppo della stessa azione l’Atalanta ha pareggiato […] e alla fine della partita il Napoli è stato palesemente frodato perdendo due punti in classifica, scendendo al quinto posto. […] che due ore più tardi, durante la partita Juventus-Genoa, veniva assegnato alla squadra di casa, all’ultimo secondo della partita, al 95’, un rigore meno evidente di quello negato a Napoli […] quali iniziative voglia intraprendere per assicurare a milioni di appassionati di calcio la regolarità e l’imparzialità del campionato di Serie A».

Chissà cosa succederà in Parlamento dopo la partita con la Roma. Se questa è la cultura sportiva italiana, a partire dalla politica, nel 2019, il VAR è davvero l’ultimo dei problemi del calcio italiano e, certamente, non ne sarà mai la medicina. 

Redazione CiSiamo
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