Il Derby d’Italia arriva mentre sprofonda il Milan

Siamo entrati nella settimana che porta al Derby d’Italia. Una sfida che, dopo tanti anni, riacquista fascino e una imprevedibilità.

Derby d'Italia

Siamo entrati nella settimana che porta al Derby d’Italia. Domenica sera, infatti, in San Siro, allo Stadio Meazza, la Scala del calcio, andrà in scena Inter-Juventus. Una sfida che, dopo anni, riacquista un fascino e una imprevedibilità ormai dimenticati.

Recentemente, la Beneamata aveva già cominciato la stagione vincendo e guardando tutti dall’altro in basso, ma non aveva mai dato l’impressione di poter essere l’anti-Juventus. É ancora presto, è vero, la Juventus ha una rosa decisamente superiore per numero, completezza e livello medio degli interpreti. L’Inter di Antonio Conte è, certamente, ancora un’incognita; ha una rosa più corta e con meno talento rispetto alla Vecchia Signora, ma la Juventus sono anni che non si presenta al Derby d’Italia a cantiere aperto.

Derby d’Italia tra certezze e incertezze

I Bianconeri trovano certezze in una rosa consolidata e arricchita da un mercato estivo tanto di spessore quanto confuso, a tratti. La loro incognita siede in panchina, dopo cinque anni di scientifica gestione da parte di Massimiliano Allegri. I Nerazzurri, all’opposto, hanno una certezza che li telecomanda dall’area tecnica e l’incognita nella risposta degli undici in campo, spesso decisi e concentrati durante il girone d’andata e in caduta libera da gennaio in avanti.

Dovesse vincere, l’Inter manderebbe i Campioni d’Italia a 5 punti di distanza, a 7 giornate dall’inizio del campionato, e proseguirebbe a punteggio pieno il proprio cammino. La Juventus rischierebbe così di essere raggiunta dall’Atalanta e avvicinata dal Napoli, terza litigante per la vittoria finale. In caso di vittoria della Juventus, invece, si ristabilirebbe l’abitudine degli ultimi 8 anni, ma l’Inter resterebbe in scia, a una sola lunghezza, protetta da attacchi imminenti della Dea e della squadra di Carlo Ancelotti.

Il pareggio, risultato anche dall’algoritmo tanto caro a Fabio Caressa, cambierebbe poco o nulla nella sostanza, offrendo a Napoli e Atalanta l’occasione di avvicinarsi alla vetta.

Le due sfidanti arrivano con due vittorie al Derby d’Italia. L’Inter ha strapazzato una Sampdoria che, con il Milan, si aggiudica il premio di squadra meno convincente di queste prime sei giornate di campionato. La Juventus ha superato con serenità la pratica S.P.A.L., terza sorpresa in negativo di questo inizio stagione, e sembra, seppur lentamente, apprendere i dettami di Maurizio Sarri.

Il Derby d’Italia si decide in mezzo al campo

In campo, le due formazioni ruotano attorno ai loro Volante: Miralem Pjanić e Marcelo Brozović. La scuola è quella balcanica, rappresentata in tutte le sfumature; il dispiacere è quello di non poterli ammirare insieme, in Nazionale, per colpa di quella maledetta guerra di inizio anni ’90. Il bosniaco predilige il fioretto, sorretto da prestanti scudieri; ama la sciabola, invece, il croato dell’Inter, assistito dai due furetti arrivati in estate da Sassuolo e Cagliari. Il match si deciderà, come sempre, in mezzo al campo. Se l’attacco della Juventus appare maggiormente rodato, l’ottimo lavoro di Luciano Spalletti con la difesa, completato da Conte e dall’arrivo di Diego Godìn, è la vera forza di un Inter che, davanti, sembra ancora dover trovare il ritmo giusto, al pari della retroguardia bianconera.

Oltre alle due litiganti

Il Napoli della qualità in mezzo al campo, invece, soffre di amnesie preoccupanti, tanto che gli avversari non partono mai sconfitti a priori. Il Brescia rischia di recuperare i partenopei, spaventati dal gol di Mario Balotelli, superpapà nel pre-partita. Nota a margine: durante il match, dagli spalti, si è alzato un coro: «Oh Vesuvio lavali col fuoco!», ma a cantarlo sono stati i tifosi del Napoli all’indirizzo dei bresciani: cortocircuito? No, solidarietà tra Ultras mentre la stampa italiana boccheggia.

L’Atalanta sembra cominciare a girare a mille, proprio alla vigilia della seconda partita di Champions League, quasi fosse già programmato così dall’attento Gian Piero Gasperini. Le gambe dei suoi ragazzi sembrano alleggerirsi dai carichi estivi, cui il tecnico non avrà risparmiato un bell’extra, in previsione, appunto, della Champions League. La Dea cancella dal campo il Sassuolo, consolida il terzo posto e attende il Derby d’Italia esordendo a San Siro. Il bello sembra dover ancora venire.

Milan: confusi e felici

La Roma vince di misura, contro un ottimo Lecce, grazie al solito Edin Džeko. Proprio il 29 settembre – giorno caro a Lucio Battisti e scelto per far comparire sul WEB il cantautore – la Lazio de I giardini di marzo strapazza il Genoa, che sonda il terreno con Gennaro Gattuso. Il calcio di Aurelio Andreazzoli non decolla. Sabato sera ci sarà Genoa-Milan e, proprio chi perde, rischia di essere costretto a sostituire il tecnico, forse proprio con l’ex-rossonero. Credo che difficilmente Ringhio riabbraccerà la stessa causa di Paolo Maldini o sposerà quella di Enrico Preziosi, ma staremo a vedere.

L’ex numero 3 rossonero, in realtà, è apparso molto sereno dopo la batosta subita contro la Fiorentina; esattamente come il tecnico Marco Giampaolo e la squadra: confusi e felici, come direbbe Carmen Consoli. Sì, perché non sono apparsi così scossi. Il tecnico si è espresso giudicando il tutto dall’esterno, con distacco, quasi non fosse un problema suo; Paolo Maldini è sembrato certo che la svolta arriverà, improvvisa, e tutto andrà bene. Lo scrive anche Arrigo Sacchi. Le scelte sono di Paolo Maldini e di Zvonimir Boban e le difendono a spada tratta, ci mancherebbe, anche se soffrono. Così dice l’ex capitano rossonero alla consegna del Tapiro d’Oro, ultimo trofeo vinto dal Milan dopo la Supercoppa firmata Vincenzo Montella.

Vive la Franck!

Un gigantesco Franck Ribéry ha guidato una bellissima Fiorentina, cui proprio l’ex tecnico del Siviglia ha confezionato un vestito che le calza a pennello. «Mi spiace per il momento del Milan e di Giampaolo, ma è così. É una ruota che gira, tocca a tutti prima o poi», sorride sornione l’Aeroplanino che, dopo anni piuttosto confusi, appare di nuovo sereno. Se si legge la carriera di Giampaolo, purtroppo, si trovano a fatica momenti di grandi risultati, la ruota non ha mai girato troppo bene per il tecnico del Milan. Sembra quasi che la favola del genio incompreso che ha la chance della vita, nel Milan della rinascita, sia più una bella fiaba estiva di berluschiana memoria che una solida realtà.

Ha cambiato il proprio calcio, invece, Vincenzo Montella: meno filosofico e più concreto, equilibrato. Porta pochi uomini oltre la linea del pallone e accompagna l’azione con più interpreti, pronti eventualmente a recuperare palla con un pressing immediato. É più maturo Montella e la sua giovane Fiorentina assorbe esperienza e carattere dai propri leader, di cui il Milan è totalmente privo. Il problema sembra nascere dalle scelte della dirigenza rossonera rispetto a quelle di un vecchio lupo di mare come Daniele Pradé che, con Martín Cáceres, Milan Badelj e l’intuizione Franck Ribéry, ha dato punti fermi alla seconda rosa più giovane di Serie A, dopo quella del Milan.

Ebbene sì, per quanto in Italia si continuino a incensare allenatori, luminari, tattici, scienziati, professori, direttori sportivi e maestri di calcio, in campo scendono sempre i calciatori. Il campo, si sa, non mente mai. Quasi sempre a mentire sono i dirigenti, i presidenti, i fondi d’investimento; quelli che raccontano favole che durano il tempo di sei partite. Quelli che il Milan l’hanno ceduto nelle mani sicure di Yonghong Li e di Elliott il drago invisibile per occuparsi del Monza Calcio.

Redazione CiSiamo
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