Tra nuovo stadio, Malagò e filosofi del calcio

Tra  razzismo, dichiarazioni di Giovanni Malagò, progetti per San Siro e filosofi del bel calcio, si è giocata anche la quinta giornata di Serie A

La Juventus prosegue Pijanic, il Napoli si ferma a Cagliari, l’Inter continua a vincere, grazie a un cambio di mentalità, a una difesa granitica e a un Samir Handanovič in versione San D’Ambrosio.

Fatico sempre più a comprendere il Presidente del CONI, lo ammetto. Siede sull’Olimpo e giudica lo sport italiano, che presiede, dai cui guai sembra sempre essere estraneo. Ha esultato per Milano-Cortina 2026 – dando più l’impressione dell’orchestra del Titanic che continua a suonare mentre la nave affonda che quella di un movimento coeso – e al primo problema torna sul Monte Olimpo: «Sbaglia chi fa buuu a un giocatore di colore, ma sbaglia ancora di più uno che guadagna 3 milioni di euro e si lascia cadere in area, magari anche contento di prendere il rigore». Certo, poi si è corretto: ma chi gli scrive i testi?

Nuovo stadio di San Siro

Ecco i due progetti finalisti per lo stadio di San Siro. Rigorosamente concept, rendering, tutto il resto è ancora da decidere.

É vero, nel calcio moderno avere uno stadio di proprietà è un aspetto importante, ma non certo fondamentale per la vita di un club; è certamente più utile alle proprietà che a tifosi e squadre. Quella dello stadio di proprietà è una partita che non mi piace, che trovo molto lontana dal vero senso che dovrebbe avere uno stadio e molto vicina alla speculazione edilizia. 

Non dimentichiamo che lo stadio di proprietà lo ebbe per prima la Reggiana ed è servito più al Sassuolo. Non dimentichiamo che proprio il modello anglosassone ha partorito fallimenti nonostante lo stadio di proprietà. É successo al Portsmouth, al Glasgow Rangers, ad esempio, che lo stadio l’hanno da sempre e non sono piccole realtà. Uno stadio di proprietà è importante, non fondamentale come continuano a raccontare.

Io ci vivo in San Siro, ci sono nato e cresciuto, e sono sincero: è piuttosto difficile capire cosa vogliano fare in concreto, al di là dei concept e dei rendering. La zona ha bisogno di interventi seri e mirati. Servono servizi e ci sono palazzi bellissimi ma fatiscenti. L’Ippodromo del Galoppo è stato rivalutato e rilanciato, quello del Trotto, invece, è abbandonato da anni e fa gola a molti.

Stadio Meazza in San Siro

L’attuale Stadio Meazza, in realtà, non ha alcun problema. Ha ospitato una finale di Champions League tre anni fa. Occorrerebbe, piuttosto, lavorare alla zona circostante, semplicemente ristrutturando e modernizzando il suo monumento più rappresentativo in vista delle Olimpiadi 2026; come stanno facendo Barcellona e Real Madrid con i propri, continuando a giocarci dentro. Quando il Meazza fu ristrutturato per Italia ’90, comunque, Milan e Inter andarono a giocare a Bergamo, non un dramma.

C’è molto verde in San Siro, è vero, ma c’è anche parecchio cemento attorno all’attuale Meazza, tanto che di Stadi ce ne starebbero altri due oltre all’attuale, ma non è questo il problema. Hanno realizzato una metropolitana che arriva allo Stadio ma non regge la massima affluenza, quindi, in buona sostanza, crea più disagi che servizi durante le partite di cartello. Quando ci fu la finale di Champions League, ad esempio, chiusero tutte le linee per arrivare allo stadio e portarono i tifosi in corteo, per strada.

Prima di presentare i rendering del concept del nuovo San Siro si dovrebbe capire cosa si vuole davvero fare per la zona e per la città.

Gli stadi, a Milano come a Napoli e a Roma, sono solo uno degli aspetti di un problema che nasce da molto più in alto.

Come sosteneva Oliviero Beha: «Sarebbe più facile cambiare la politica a partire dal calcio, che il calcio dalla politica», ma sembra che le soluzioni vadano sempre in una direzione terza, quella, appunto, della speculazione.

La filosofia bel gioco

In mezzo a tutto questo bailamme, si è giocato anche a calcio. Il ritornello, anche dopo la quinta strofa, è sempre lo stesso: il bel gioco che c’è, che non c’è; che c’è ma non serve; che non c’è ed è un problema.

Dopo tre mesi che un allenatore guida una squadra si dovrebbero vedere, per lo meno, le linee guida del gioco, salvo rare eccezioni. In Italia, invece, occorre sempre tempo. É sempre troppo presto o sono troppo stanchi; c’è la preparazione con i carichi che imballano le gambe o il richiamo della preparazione; c’è troppo caldo o c’è troppo freddo; c’è il turnover. Nel frattempo siamo a marzo, spesso con le squadre italiane fuori dai giochi europei, mentre in altri paesi si gioca di più, con rose ridotte e completate da giovani di prospettiva.

La Juventus di Maurizio Sarri prosegue a piccoli passi la propria rivoluzione concettuale, che si vede ma è ancora fragile: le serve ancora la scossa per accendersi. La Vecchia Signora appare ancora vedova di Allegri. Il Napoli della qualità in mezzo al campo perde in casa ma gioca molto bene, dicono Carlo Ancelotti e la critica, come se il Cagliari avesse vinto per caso. No, il Napoli non è l’unica squadra a saper giocare a calcio in Italia.

Dicono che l’Inter giochi male ma sia solida. Dicono assomigli alla Beneamata dei record, quella di Giovanni Trapattoni, che mise in fila il Napoli di Diego Maradona, il Milan di Arrigo Sacchi, la Sampdoria di Vujadin Boškov e la Juventus di Dino Zoff. Giocava male dicevano, vinceva compatta e fortunata.

Non è certamente una bella Inter, ma la mano di Antonio Conte si vede, almeno nella mentalità. Dopotutto: cosa significa giocare bene?

Gioca bene chi sfrutta al meglio le caratteristiche degli uomini che ha a disposizione, la penso così.

Come stanno facendo Vincenzo Montella a Firenze e Paulo Fonseca a Roma, non solo Antonio Conte all’Inter. Come fanno, da anni, Gian Piero Gasperini a Bergamo o Simone Inzaghi con la Lazio. I Biancocelesti giocano bene ma si infrangono contro il muro Nerazzurro, che non demerita certo la vittoria, anzi… avere un portiere forte è un merito, non un demerito. L’Atalanta si è messa in moto grazie alle pressioni post Zagabria e Firenze, ha schiantato la Roma in un match quasi da Premier League. La Roma ha perso il primo match della stagione ma ha ben figurato e piace, potrebbe essere la vera sorpresa di quest’anno.

La Fiorentina ha vinto la prima partita della stagione, ma avrebbe meritato miglior fortuna anche in precedenza. Avrebbe meritato miglior fortuna anche il Brescia del talento puro di Sandro Tonali e del ritrovato Mario Balotelli (bentornato Mario!), trascinato da Alfredo Donnarumma.

Perde di rimonta anche il Milan dell’altro Donnarumma, Gigio. Passato in vantaggio grazie a un rigore discutibile, si è sgretolato sotto i colpi di Andrea Belotti e di un Torino che parte male e chiude di slancio ed entusiasmo. Marco Giampaolo ostenta sicurezza, definisce quasi eccellente la squadra vista al Grande Torino, cui è mancata solo la stoccata finale. In Italia occorre tempo. É sempre troppo presto o sono troppo stanchi; c’è la preparazione con i carichi che imballano le gambe o il richiamo della preparazione; c’è troppo caldo o c’è troppo freddo; c’è il turnover e poi c’è il gomito di Krzysztof Piątek che fa contatto con il ginocchio.

Redazione CiSiamo
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