Calciomercato: è finita la fiera dell’est, dove per due soldi…

La prima pagina della Domenica del Corriere del 9 luglio 1961 dedicata al Calciomercato: «600 milioni per un paio di gambe. L’offerta è stata fatta (inutilmente) da tre società italiane (Inter, Juventus, Milan) per il ventenne negretto Pelé del Santos. Nella tavola del pittore Walter Molino sono riassunti alcuni dati della “borsa calcistica” italiana». Chissà come li avrebbe guardati Romelu Lukaku se l’avessero definito negretto dell’Inter sulla Gazzetta dello Sport.

Un tempo era tutto diverso, anche il Calciomercato. L’unica costante sono le notizie date sempre a caso: si spara nel mucchio con un fucile di cazzate a canne mozze e, prima o poi, qualcosa si prende. Chi spara di più prende più bersagli e diventa un arrogante esperto di Calciomercato.

É finito il Calciomercato

È finito con la grande novità delle porte che si chiudono da sole.
È finito con Mauro Icardi al PSG.
È finito con Simone Verdi acquisto più costoso della storia del Torino.
È finito con Henrix Mxit’aryan e Ante Rebić, scarti delle rispettive ex squadre, passati in Italia come grandi calciatori.
È finito con Mariusz Stępiński che cambia sponda dell’Adige, dal Chievo all’Hellas: «Lo abbiamo seguito a lungo, abbiamo speso molto ma è una futura buona plusvalenza e ci darà anche una mano», ha dichiarato Maurizio Setti, presidente dell’Hellas.
È finito il nulla trasformato in calcio, che ha sostituito il calcio, trasformato ormai in nulla, almeno in Italia.

L’importanza della plusvalenza

Sono parecchi i direttori sportivi e i procuratori che a domanda: «Che tipo di giocatore è?», rispondono: «Sarà una buona plusvalenza, è un asset importante per il futuro». Tre mesi a spargere nomi con il badile, che poi magari qualcosa ci azzeccano. Quasi mai in realtà, perché i soldi scarseggiano in Italia, la varietà delle formule di pagamento con fantasia non è infinita e non tutte le squadre hanno bisogno di scaricare bidoni indifferenziati in Italia come the Baby-faced Assassin.

È finito, quindici giorni dopo l’inizio del Campionato: «Non ci interpellano per le regole del nostro lavoro, figuratevi se ci chiedono cosa ne pensiamo della durata. Per me il Calciomercato dovrebbe chiudere prima dei ritiri delle squadre, il 15 luglio, ma così non è. Chi decide? Non lo so, qualcuno deciderà perché nessuno è d’accordo ma si fa sempre così», dichiara Tullio Tinti, storico agente FIFA, annunciando Alessandro Matri al Brescia di Massimo Cellino e Mario Balotelli.

É sempre Calciomercato

Direttori sportivi, procuratori, agenti, allenatori, calciatori, gran parte del pubblico e della stampa. Spesso, le stesse redazioni dedicate si lamentano per la lunghezza inutile della sessione estiva, eppure: è sempre Calciomercato. Perché? Che sia forse l’unico modo per vendere i Diritti Tv? Tutto sommato è l’unica entrata a mantenere in piedi la baracca calcio in Italia.

Redazione CiSiamo
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