Franco Ceravolo, la passione per il calcio in ogni sua sfaccettatura

Intervista esclusiva, ai microfoni di CiSiamo.info, per il direttore Franco Ceravolo. Ha iniziato come calciatore e proseguito come direttore.

Franco Ceravolo
Franco Ceravolo

Una vita per il calcio, il calcio per la vita: un sodalizio indissolubile, senza cui poter fare a meno. In tutti i ruoli, da vincente, calciatore, allenatore, direttore, Franco Ceravolo è uno dei grandi del calcio italiano, in grado di poter vantare un curriculum non da tutti, vittorie, una lista di talenti scoperti infinita, dall’Italia al Sudamerica. Il direttore si racconta a CiSiamo.info tra passato, presente e futuro, la Juventus del passato, il segreto del successo e i tanti allenatori scoperti e lanciati.

Franco Ceravolo, che ricordi ha degli inizi della sua carriera?

“Ho iniziato a fare il calciatore nel Crotone, poi mi ha acquistato il Napoli, dove ho fatto la trafila nel settore giovanile e sono arrivato in prima squadra. Da lì è iniziato il mio calvario: una serie di infortuni non mi permise di debuttare in Serie A e poi anche in seguito. Ho avuto vari infortuni, menischi, legamenti, all’epoca non era come oggi per i tempi di recupero. La mia carriera è stata spezzata da questi infortuni gravissimi e da lì ho iniziato a fare qualcosa di diverso, sempre nel mondo del calcio. Ho avuto l’opportunità da giovanissimo di fare l’allenatore. Prima ho fatto 2/3 anni di Serie C, poi mi sono reso conto che le ginocchia non mi consentivano di creare i presupposti in prospettiva di diventare un grande calciatore. Pertanto ho preferito accettare una proposta da allenatore nei dilettanti, vincendo anche il campionato come più giovane allenatore calabrese”.

L’esperienza con il Napoli

“Essendo cresciuto nel Napoli – con cui mantengo ancora oggi i rapporti – i dirigenti di allora mi chiesero se c’era qualche ragazzo da portare in prova al Napoli. Loro erano felicissimi e io ho avuto la possibilità di portare dei ragazzi in prova, che poi presero. Da lì nacque un rapporto col Napoli come responsabile degli osservatori per il centro-sud per il Napoli. Poi ho conosciuto Moggi, che era il dg, e il responsabile del settore giovanile di allora, Pinelli, mi fece la proposta di fare l’osservatore per loro e il responsabile del centro-sud e accettai senza pensarci. Avendo iniziato una carriera da allenatore da giovane senza mai perdere una partita mi sarebbe piaciuto continuare quel tipo di lavoro, ma davanti alla situazione del Napoli dovevo prendere una decisione e ho scelto di lavorare per il Napoli e non ho proseguito la mia carriera da allenatore.

Il passaggio alla Juventus

“Sono comunque rimasto nell’ambiente tecnico, per cui ho conosciuto Moggi e sono andato a Roma, poi i rapporti con Sensi si sono incrinati, lui è andato a Torino e l’ho seguito. Da Torino poi è andato alla Juventus. Dopo la Juventus mi sono fermato con la mia famiglia, Torino è la città dove vivo, poi sono andato in Cina, Inghilterra, ma la mia famiglia è sempre rimasta a Torino. Sono state esperienze positive, non è facile lavorare nel calcio di oggi perché sappiamo tutti le strategie di lavoro quali siano e non è facile se non sei nel contesto del professionismo di un certo spessore, in Italia di società così ne abbiamo tante fra A, B e C, che possono programmare e progettare qualcosa di importante. Tolta la Serie A, ci sono 5/6 società di Serie B, in C sappiamo la situazione nei vari gironi. Per quello che è stato il mio passato e quello che credo di poter dare al calcio, se non c’è un’opportunità importante preferisco documentarmi, poi se capita qualche possibilità importante la valuto, altrimenti continuo a documentarmi. Quello che faccio è la mia passione, la mia vita e senza quello non posso stare: ho iniziato da ragazzino, adesso ho una certa età, ho fatto solo calcio. Cerco di mantenermi sempre presente”.

Ritornando ai tanti talenti scoperti, quale l’ha riempita maggiormente di orgoglio?

“La cosa che gratifica molto un ds è osservare la crescita di un ragazzino di 13/14 anni e vederlo esordire in A o arrivare in Nazionale: gratifica di più che vincere 3/4 scudetti. Per vincere oggi basta un fatturato importante, come per il Barcellona, ma un dirigente si sente realmente appagato quando vede esordire un ragazzo in A o in Nazionale. Sono tanti i ragazzi che ho scoperto e sono arrivati in A e in Nazionale, mi inorgoglisce molto, quando li vedo giocare a quei livelli mi ricorda il passato e lascia un segno”.

Qual è il punto di forza di quella Juventus e dell’attuale Juventus? Perché il modello bianconero è ancora il più vincente e lo è sempre stato?

“Si lavorava dalle 9 di mattina alle 3 di notte per arrivare prima della concorrenza. La squadra più importante è quella dirigente e la Juventus aveva una struttura dirigenziale importante che col tempo è riuscita ad impostate come modello”

Tra i tanti allenatori con cui ha lavorato, quale ha dato qualcosa in più al calcio?

“Penso un po’ tutti, ho avuto la fortuna di conoscere e lavorare con i migliori allenatore del mondo, non solo italiani: Lippi, Capello, Ancelotti, Gasperini, poi ho avuto modo di conoscere Conte che ha fatto l’osservatore per me e mi consigliò molti talenti. Posso farti anche i nomi come Semplici e sono contento che sta facendo bene alla SPAL, col tempo ha capito molte cose. Ho anche piacere di rivedere Gattuso, sono contento che alleni in A, da calciatore è arrivato con la voglia di arrivare, con tanta rabbia addosso. Come allenatore sta facendo molto bene: è un allenatore moderno, ha idee, temperamento, farà molta strada, lo merita sicuramente”.

Lei è stato un precursore del modello cinese, che sta imperversando nel calcio. Crede che nei prossimi anni vedremo altri gruppi cinesi nel mondo del calcio italiano?

“I cinesi dell’Inter sono un gruppo forte, quindi ben vengano, è un bene per tutto il calcio italiano. Non solo i cinesi, anche altri investitori stranieri, che portano soldi importanti. I cinesi se vengono con queste prospettive ben vengano, conosco il gruppo dell’Inter”.

Cosa serve alla Juventus per alzare la Champions?

“Arrivare ai quarti è sempre difficile, negli ultimi anni è arrivata anche in finale. Vincere la Champions non è facile, ci sono partite che possono andare storte. Bisogna riconoscere anche i meriti dell’Ajax, che nel secondo tempo è stata superiore e ha meritato la qualificazione. È sempre un terno al lotto, la Juventus sta facendo cose straordinarie con Conte prima e con Allegri adesso, stanno nascendo cose eccezionali. Vincerla non è mai facile, la mancata vittoria non pregiudica la stagione: la Juve ha fatto una grande stagione, ha vinto con largo anticipo il campionato, poi arrivati ai quarti può capitare di trovare una squadra che ti mette sotto. Alla Juve non manca niente, forse solo un po’ di fortuna e magari riprovarci l’anno prossimo. Sarà sempre difficile, ma la Juventus parte sempre con obiettivi ben precisi e la Coppa è un obiettivo primario per la società, l’allenatore, i tifosi e i calciatori”.

Redazione CiSiamo
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