Coronavirus, Burioni: metà dei contagi viene da asintomatici

Coronavirus, Burioni: metà dei contagi viene da asintomatici. Il virologo lo scrive su Medical facts, citando uno studio che conferma la cattiva notizia

Coronavirus, Burioni: metà dei contagi viene da asintomatici. Secondo un nuovo studio per controllare i focolai del Sars-Cov-2 bisogna identificare un terzo dei contagiosi senza sintomi. Lo spiega Roberto Burioni sul suo sito Medical Facts.

Coronavirus, Burioni: metà dei contagi viene da asintomatici

“Negli articoli che leggevate a gennaio su Medical Facts, quando abbiamo iniziato a parlare del coronavirus – scrive – uno particolarmente allarmato fu quello che riportò le prime evidenze che il contagio poteva partire da persone asintomatiche, o che comunque non stavano troppo male. Purtroppo, tale caratteristica non solo è stata confermata, ma l’entità di questo tipo di trasmissione è andata oltre le più pessimistiche aspettative, portandoci adesso a calcolare che più o meno la metà dei contagi parte da persone che non hanno sintomi, o stanno per ammalarsi”. E quindi, “partendo da questo dato di fatto, il controllare l’epidemia semplicemente isolando i malati è una strategia perdente in partenza. Per questo è fondamentale, una volta identificato un positivo a Covid-19, impegnarsi nel tracciamento dei suoi contatti dei giorni precedenti, in modo da potere identificare (e isolare) eventuali contagiati che sono positivi (e a loro volta contagiosi) senza saperlo”.

“Un recente lavoro apparso su una prestigiosa rivista ha calcolato che per controllare i focolai è indispensabile riuscire a identificare e bloccare almeno un terzo di queste ‘infezioni silenti’, che diffondono il virus in maniera nascosta e particolarmente pericolosa – aggiunge il virologo -. Detto questo, capite che le attività di tracciamento e di isolamento, che devono svolgere le istituzioni che si occupano di sanità pubblica sul territorio, risultano fondamentali per combattere in maniera efficace questo virus. Tuttavia, possiamo vedere anche i dati da un punto di vista opposto: se è vero che metà dei contagi arriva da ‘infezioni silenti’, l’altra metà dei contagi parte da persone che stanno male e hanno sintomi. Diventa dunque molto importante che chi sta male non commetta imprudenze e stia a casa. Il recente caso dell’imprenditore veneto che, nonostante la febbre, non si è isolato partecipando a eventi sociali è stato esemplificativo in questo senso. In questo momento è molto importante agire tenendo in mente l’interesse superiore che conviene a tutti: che l’infezione non riparta e che piano piano si possa tornare a una vita il più possibile normale, giusto con qualche precauzione in più”, conclude.