Coronavirus, Locatelli: “Più precauzioni uguale meno sintomi”

Coronavirus, Locatelli: "Più precauzioni uguale meno sintomi". Distanziamento e mascherine riducono il carico virale e dunque la severità dell'infezione, dice il presidente del Css

Coronavirus, Locatelli: “Più precauzioni uguale meno sintomi”. I nuovi casi sono in flessione, ma in lombardia c’è ancora quasi il 62% dei positivi al coronavirus. Come mai? “La Lombardia è la regione in cui il virus ha avuto la maggiore diffusione, ma è anche un territorio con una densità di popolazione marcatamente elevata. Un italiano su sei abita in Lombardia”, dice al Messaggero Franco Locatelli, presidente del consiglio superiore di Sanità e e membro del Comitato tecnico scientifico.

Coronavirus, Locatelli: “Più precauzioni uguale meno sintomi”

E aggiunge un dato interessante: “E tra i nuovi positivi molti non sono sintomatici, ma soggetti che sono risultati positivi al test sierologico e per questo sottoposti al tampone. Mettendo insieme questi elementi, si spiega il dato della Lombardia, che ha comunque una riduzione dei casi; è chiaro che dove c’è stata maggiore circolazione, servirà più tempo, ci auspichiamo una progressiva riduzione del numero dei casi”.

Ma per fortuna continua a scendere il numero dei ricoverati. E la tesi di alcuni addetti ai lavori è che ciò sia dovuto al fatto che il virus è ora meno aggressivo. Ma per Locatelli “vi è una correlazione tra il carico virale e la sintomatologia. Diminuendo il numero degli infetti, usando le mascherine, mantenendo le distanze, il carico virale è minore e questo spiega perché i sintomi tra i nuovi positivi siano meno gravi. Inoltre, si intercettano prima gli infetti, si è imparato a gestirli, questo spiega perché fortunatamente si vedono malati meno gravi. Però, sottolineiamolo: non c’è nessuna evidenza che il virus sia mutato e abbia una minore patogenicità”. E la seconda ondata in autunno-inverno? “Sono i mesi in cui circolano di più i virus respiratori. Però dire se ci sarà una seconda ondata e quanto sarà importante è una predizione da indovini, non una previsione medico-scientifica. Se mai ci sarà, non credo che avrà minimamente l’impatto che abbiamo vissuto tra febbraio e marzo“, la risposta rassicurante del presidente del Css.