Coronavirus e negazionismi, Crisanti: “Ma chi è Pappalardo?”

Coronavirus e negazionismi, Crisanti: "Ma chi è Pappalardo?". Ma ce n'è anche per Zangrillo: "Una follia dire che il morbo non esiste più", dice il virologo

Coronavirus e negazionismi, Crisanti: “Ma chi è Pappalardo?”. Esistono anche, e li abbiamo visti all’opera il 2 giugno, i negazionisti di Antonio Pappalardo, i cosiddetti gilet arancioni, convinti dell’inesistenza di Sars-CoV-2.

Coronavirus e negazionismi, Crisanti: “Ma chi è Pappalardo?”

“E’ gente che vuole dare una chance al virus. Mi fanno pena e anche paura per lo sprezzo del lavoro fatto finora. Direi irresponsabili”. E poi, “ma chi è ‘sto Pappalardo?”. Non usa perifrasi Andrea Crisanti, responsabile del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Azienda ospedaliera di Padova. Anche nei confronti di colleghi. “Non ha senso dire che il virus non esiste più, a tutti i livelli: è una follia“. Crisanti lo dice in un’intervista al Corriere della Sera, tornando sulle dichiarazioni di Alberto Zangrillo del San Raffaele di Milano, secondo il quale il virus “clinicamente non esiste più”. Ma Crisanti obietta che “se il professor Zangrillo fosse andato a Vo’ la prima settimana di gennaio, probabilmente avrebbe detto che il virus clinicamente non esisteva. E poi si è visto quello che ha fatto. La verità – sostiene il virologo – è che sappiamo troppo poco sui suoi comportamenti per arrivare a una determinazione”.

Spiega che “l’epidemia non è come un terremoto o un’inondazione. E’ un evento dinamico, si muove nel tempo e non si possono trarre delle conclusioni definitive da una singola osservazione”, pur concordando invece sul fatto che Sars-CoV-2 abbia oggi una “minore capacità penetrativa” come affermato da Massimo Clementi, sempre del San Raffaele di Milano: “Se noi usiamo le mascherine e il distanziamento, si abbassa la carica virale e la capacità penetrativa scende”, conferma l’esperto.

Quindi il nuovo coronavirus sta mutando? “Tutti i virus mutano – risponde Crisanti – Esistono delle varianti che, come in una selezione darwiniana della specie, ma con tempi molto più veloci, si impongono sulle altre e si moltiplicano. Il problema è che non abbiamo ancora abbastanza conoscenze per dire quali siano“. Quanto alla questione, anche questa dibattuta, della stagionalità, Crisanti la appoggia: “Assumendo che ci sia buonsenso da parte di tutti, con il fatto che il virus è sensibile alla temperatura“, il virologo dell’università di Padova ritiene che “dovremmo avere un’estate relativamente tranquilla”. Anche perché con la bella stagione “cambiano anche le abitudini, si sta all’aperto, le micro goccioline si disidratano più rapidamente. Tutto questo naturalmente concorre a bloccare la trasmissione”. E quindi, anche la possibilità che i contagi risalgano in autunno “è elevata e non mi farei trovare impreparato”, avverte: “Bisognerà avere la capacità di intervenire anche nelle parti più remote d’Italia in maniera estremamente aggressiva, stile Vo'” Euganeo, ‘capitale’ del modello veneto contro Covid-19. “Ci vogliono laboratori mobili che possano fare tamponi. Ogni piccolo focolaio, una zona rossa“.

Ma sulla ripartenza, fosse stato lui a decidere, avrebbe “preso le 2-3 regioni con più casi e avrei aspettato altre 2 settimane per vedere cosa succedeva. C’è troppa voglia di gettarsi tutto alle spalle e di ripartire come se non fosse successo nulla, quando invece il virus non è sparito”.