Coronavirus, Le Foche: “Sì, è più debole. E non è detto che torni”

Coronavirus, Le Foche: "Sì, è più debole. E non è detto che torni". "Il lockdown gli ha impedito di riprodursi e quindi si è affievolito", dice il responsabile del Day hospital di Immunoinfettivologia dell'Umberto I di Roma

Coronavirus, Le Foche: “Sì, è più debole. E non è detto che torni”. “Il virus si è indebolito. Facciamo sempre più tamponi e troviamo sempre meno malati. Ci vuole ancora prudenza, è ovvio, ma la gente sta cominciando ad accettarne la convivenza”.

Coronavirus, Le Foche: “Sì, è più debole. E non è detto che torni”

Lo sostiene Francesco Le Foche, responsabile del Day hospital di Immunoinfettivologia del Policlinico Umberto I di Roma, in un’intervista a ‘Libero’. Continua insomma la polifonia scientifica sul percorso della pandemia da Sars-Cov-2, riattizzata dalle parole di Alberto Zangrillo. “La malattia è mutata – insiste Le Foche – Siamo in fase sub-acuta, l’isolamento ha ridotto drasticamente la carica virale. Il virus è meno aggressivo sulla cellula. I nuovi casi, in genere, non sono così gravi. Chi si ammala, oggi, ha una condizione di febbricola e di astenia che si prolunga per 2-3 settimane. E una sindrome diversa”.

Secondo Le Foche, peraltro, “al momento non ci sono certezze scientifiche che in autunno il virus possa riaccendersi” e in ogni caso “ora sappiamo difenderci molto meglio, saremmo in grado di usare le armi giuste per combattere fin da subito un’eventuale reinfezione”. Il virus “si sta già spegnendo – dice ancora – In parte si è già spento. Il lockdown gli ha impedito di riprodursi e quindi si è affievolito. Il caldo gli assesterà un ulteriore colpo, a patto naturalmente che la gente continui ad avere comportamenti virtuosi”. Per lo specialista, “il clima delle ultime settimane ha aiutato. Poi è logico che più si inalbererà la temperatura e meno probabilità avremo di infettarci, succede per tutte le forme virali. Le goccioline non saranno più in grado di essere veicolate a distanza”. Quanto alla possibilità dei guariti di riammalarsi, “non è detto che chi ha sviluppato gli anticorpi sia immune. – avverte però Le Foche – Chi ha contratto il Covid in forma leggera potrebbe sì aver sviluppato le IgG, ma non in quantità sufficiente. Chi è stato colpito in modo più pesante, invece, pare che non si sia riammalato, ma ancora non sappiamo quanto duri l’immunizzazione”. L’esperto non è quindi preoccupato dalle riaperture: “Va fatta una comunicazione credibile e corretta, – sottolinea – Non dobbiamo pensare che le persone siano incoscienti o ignoranti. Non vanno bersagliate di messaggi terroristici. Va detto ciò che sta succedendo, e cioè che stiamo procedendo abbastanza bene, anche se non mi stancherò mai di dire che ci vuole responsabilità. Se sarà così vivremo un’estate tranquilla. Forse anche l’autunno”.