Coronavirus, sindacato medici: Clorochina sia venduta in farmacie

Coronavirus, sindacato medici: Clorochina sia venduta in farmacie territoriali. L'Aifa ha infatti stabilito che il farmaco vada solo in quelle ospedaliere

Coronavirus, sindacato medici: Clorochina sia venduta in farmacie
Coronavirus, sindacato medici: Clorochina sia venduta in farmacie

Coronavirus, sindacato medici chiede Clorochina nelle farmacie. “Pochi giorni fa Aifa autorizzava all’uso off label dell’idrossiclorochina e della clorochina per trattamento Covid-19 anche in regime di somministrazione domiciliare. Allo stesso tempo veniva indicato nella stessa comunicazione Aifa il dosaggio di questi farmaci, stabilendo che i medicinali dovranno essere dispensati dalle farmacie ospedaliere. Riteniamo questa scelta un aggravio delle farmacie ospedaliere, già oberate di lavoro e del medico di medicina generale e allo stesso tempo, l’occasione per aumentare le difficoltà per pazienti che devono recarsi nella farmacia ospedaliera”. La denuncia viene da Pina Onotri, segretario generale del Sindacato medici italiani (Smi).

Coronavirus, sindacato medici: Clorochina sia venduta in farmacie

“Va ricordato che tali farmaci sono somministrati a pazienti Covid ma anche a pazienti con altre patologie autoimmuni, – prosegue Onotri – i quali, come da numerose segnalazioni giunte dai medici di medicina generale, hanno difficoltà al reperimento del farmaco. Il farmaco è dispensabile solo tramite prescrizione medica, cosa già in vigore anche prima dell’emergenza Covid-19, per cui si ritiene poco utile la irreperibilità nelle farmacie territoriali del farmaco. Purtroppo, si deve constatare che nonostante le varie sollecitazioni alle autorità governative, la situazione è rimasta immutata”. 

“Da un lato infatti il farmaco, essendo di fatto posto in commercio da un unico produttore – spiega Onotri – è diventato di difficile reperimento anche per coloro che già lo utilizzavano per altre cure, dall’altro essendo stato tolto alla disponibilità delle farmacie in favore degli ospedali aumenta di fatto la necessità di ricorrere, anche nella fase che non richiede ospedalizzazione, agli ospedali per i pazienti in terapia domiciliare. Riteniamo che, a partire dalla valorizzazione della rete esistente nel Paese dai medici di famiglia italiani, sarebbe opportuno mettere a punto un protocollo unico come presidio pre-ospedaliero, da consegnare ai medici di medicina generale, delegando a questi il compito di osservare sui pazienti trattati con il farmaco e osservare l’andamento della patologia nella fase pre-ospedaliera”.

“Tale primo presidio potrebbe avere il vantaggio di ridurre i numeri di ospedalizzazione dei pazienti evitando al contempo l’aggravio di lavoro sugli operatori sanitari del sistema ospedaliero. Al fine di realizzare la diffusione di tale presidio pre-ospedaliero, si dovrebbe garantire l’accesso al farmaco nel modo più semplice possibile da parte dei medici di famiglia in accompagnamento ad un semplice protocollo univoco di attuazione della terapia, facilmente elaborabile attraverso le esperienze già maturate dall’utilizzo della terapia a livello europeo e mondiale”, conclude.