Progetto Semola: come comunicare in famiglia quando un genitore ha un malessere psichico

Progetto Semola. Strumenti innovativi per comunicare in famiglia quando mamma o papà hanno un malessere psichico.

Oggi è la giornata mondiale della salute mentale (Mental Health Day). Una giornata dedicata al benessere psicologico, istituita nel 1992 dalla Federazione mondiale per la salute mentale (WFMH) e dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Per l’occasione abbiamo intervistato lo staff del Progetto Semola, un programma italiano di prevenzione del disagio psicologico nei minori che hanno un genitore affetto da una sofferenza psichica.

L’ Associazione Contatto Onlus, nata nel 2004, ha dato vita nel 2011 al Progetto Semola che qualche giorno fa ha aperto sulla piattaforma di crowdfunding Produzioni dal basso una raccolta fondi per aiutare il Progetto Semola nelle sue attività.

L’intervista allo staff del Progetto Semola

Qual è l’obiettivo del Progetto Semola?
Come in tutti gli ambiti prevenire è fondamentale. Purtroppo, non solo in Italia, si investe ancora troppo poco in quest’area. In realtà, è un ambito di grande importanza, sia in termini di salute della popolazione, sia in termini di costi della sanità pubblica. È importante parlare di prevenzione e soprattutto, come nel nostro caso, parlare di prevenzione del disturbo psichico sui bambini che hanno un genitore affetto da una patologia psichica.

E cosa dovrebbero fare i genitori affetti da un disturbo psichico?
È importante che i bambini siano coinvolti nel percorso di cura. Comunicare e spiegare loro le ragioni dei sintomi e dei comportamenti che osservano nei genitori è importante per attribuire ad essi un significato.

Spesso però non si parla ai bambini a fin di bene, per proteggerli, o a volte per timore di caricarli eccessivamente. Qual è l’aiuto che possiamo dare ai genitori?
Il silenzio non aiuta nessuno, nè i grandi nè i piccoli. Il rischio infatti è che questi ultimi incrementino dentro di loro fantasie catastrofiche, spesso più gravi della realtà che li circonda. Per questo crediamo che il più grande potere che gli adulti possiedano è quello di fornire un’informazione chiara ed efficace, soprattutto adeguata all’età e alla capacità di comprensione del bambino. Una buona comunicazione è sicuramente un importante fattore protettivo per la salute mentale dei più piccoli e per renderli un po’ meno invisibili.

Chi sono i bambini “invisibili”?
Ansia, depressione, schizofrenia e tossicodipendenza spaventano i grandi ma per i piccoli possono trasformarsi in mostri difficili da fronteggiare soprattutto quando sono i genitori a vestirne i panni. In questa situazione i bambini rischiano di diventare invisibili agli occhi degli adulti a scapito della loro infanzia. Se non viene rivolto loro lo sguardo e soprattutto se si trascurano i loro bisogni si trasformano in bambini iper-responsabilizzati nella cura del genitore e con evidenti problematiche di ordine emotivo e comportamentale.

Il Progetto Semola lavora solo con i bambini?
Non solo. Anche i grandi hanno bisogno di aiuto e, per questo, il progetto lavora accanto ai genitori per supportarli nella duplice sfida che affrontano: gestire la propria malattia e continuare a fare quel duro lavoro che è essere genitore.

Tornando al problema del silenzio: è più legato al nostro Paese o è un errore che viene commesso a livello internazionale?
Confrontandoci con i colleghi del nord Europa, pionieri dei programmi preventivi rivolti ai figli di genitori affetti da un disturbo psichico scopriamo che la tendenza a proteggere i figli celando la presenza di una malattia e pratica è diffusa e trasversale nei genitori di diverse culture. La letteratura però ci dice esattamente l’opposto: comunicare significa proteggere e può ridurre il rischio di sviluppare una problematica di ordine psicologico nei bambini.

Qual è il rapporto o la percentuale di bambini che vivono con un genitore affetto da un disagio psicologico?
Secondo uno studio australiano, un bambino su cinque vive in una famiglia dove almeno un genitore soffre di un disturbo psichico. Questi bambini hanno un rischio da 3 fino a 13 volte maggiore rispetto agli altri di sviluppare a loro volta un malessere psicologico. D’altro canto è importante dire che non tutti i bambini che vivono questa situazione sviluppano a loro volta un malessere, alcuni tirano fuori risorse incredibili dando prova di una buona capacità di resilienza.

Che cos’è mybluebox?
È un portale web che ha lo scopo di divulgare e raccogliere tutti i progetti che si occupano di prevenzione dei disturbi psichici sui minori. All’interno della piattaforma si trovano anche strumenti come film, video e libri utili per i professionisti della salute mentale ma anche per i genitori al fine di affrontare la tematica con i più piccoli. Ci trovate anche su Facebook.

Avete anche partecipato di recente a un convegno internazionale che si è svolto a Oslo, corretto?
Sì, esatto. Siamo state al convegno internazionale sui figli di genitori con malattia mentale IT TAKES A VILLAGE e in quell’occasione abbiamo vinto il premio per l’app Think Up Family Life che potrà permettere ai più piccoli di rappresentare e descrivere ciò che accade in famiglia e quali emozioni provano, facilitando così la comunicazione tra loro e i genitori e la consapevolezza sui propri vissuti.

Ed è per questo che avete aperto un crowdfunding su Produzioni dal Basso?
Abbiamo bisogno di un sostegno per adoperarci nella creazione dell’app dal punto di vista pratico. Ma, oltre all’applicazione, con quanto riusciremo a raccogliere ci piacerebbe poter migliorare tutti i nostri servizi. Abbiamo allestito da poco una Family Room all’interno di un ospedale milanese nella quale i bambini posso incontrare i genitori durante la loro degenza nel reparto di psichiatria. Per un bambino vedere andare via, anche se temporaneamente, un genitore è un momento complesso e traumatico, poterne parlare insieme ai propri genitori può aiutare a comprendere meglio la situazione e a dar significato a quanto accaduto.

Redazione CiSiamo
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