Carenza medici, la proposta delle Regioni: “Arruoliamo studenti”

La proposta è di far entrare nella Sanità 10.000 medici abilitati e specializzandi e verrà presentata martedì al ministro Speranza

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Carenze dottori negli ospedali (Foto: Pixabay)

Diecimila tra medici abilitati e specializzandi saranno inseriti nel Servizio sanitario nazionale per risolvere il problema della carenza di dottori negli ospedali. Questa è la proposta ideata dagli assessori regionali alla Sanità e che verrà presentata al ministro della Salute Roberto Sapienza martedì prossimo. Il buco nelle assunzioni dei camici bianchi sarebbe legato a Quota 100, secondo quanto riporta La Repubblica, e avrebbe messo in ginocchio diversi ospedali e pronto soccorsi italiani.

Emergenza medici: la proposta delle Regioni

Il documento è stato firmato dalla Conferenza delle Regioni e prevede un programma in 16 punti. È incluso anche un pacchetto triennale di misure, con una revisione sistematica anche della formazione. Ci sono anche alcuni provvedimenti d’urgenza, come la creazione di contratti ad hoc per per laureati e specializzandi che non hanno ancora conseguito una laurea. Nella proposta vengono anche toccate le pensioni, con l’obiettivo si permettere a tutti i medici di lavorare fino a 70 anni. Tutte modifiche di legge che potrebbero essere prese in considerazione nella prossima legge di bilancio. “Proponiamo provvedimenti sia temporanei che strutturali e di sistema”, spiega il presidente della conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini. E aggiunge che sono “necessari interventi immediati e quindi normative straordinarie e urgenti”, che valorizzino il personale sanitario “con adeguati compensi” e che dia agli specializzandi “più specifici obiettivi formativi”.

Emergenza ospedali: cosa cambia al corso di medicina

Per evitare quindi il collasso del sistema sanitario, potrebbe diventare possibile arruolare nel servizio sanitario nazionale medici con contratti di lavoro autonomo, con una diversa specializzazione o addirittura senza ancora un diploma. Le uniche eccezioni saranno la professione dell’anestesia, la medicina nucleare, la radiodiagnostica e la radioterapia. Nella proposta sono previste anche deroghe su base volontaria all’orario di lavoro e delle indennità per quei medici e infermieri che accetteranno di lavorare in zone disagiate. Nel campo della formazione invece, arriva la rivoluzione del corso di studi: il corso di laurea in medicina diventa abilitante, e si accorcia da sei a cinque anni. Sono previsti inoltre contratti a tempo determinato di specializzazione legati alle borse di formazione specialistica regionali, insieme a lavori accreditati presso Asl e ospedali.

Redazione CiSiamo
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