Manuel Bortuzzo spera di curare la paralisi, ricercatori svizzeri ci provano

A Roma è andato in scena un convegno sulle tecniche per tornare a camminare. Jocelyne Bloch: "Abbiamo restituito i passi a sette pazienti, ora vogliamo dare questa possibilità ad altri".

Manuel Bortuzzo spera di curare la paralisi
Manuel Bortuzzo spera di curare la paralisi

Manuel Bortuzzo, il ragazzo ferito da un colpo di pistola a Roma, tiene ancora viva la speranza di curare la paralisi. In suo aiuto arrivano Jocelyne Bloch, neurochirurgo al Policlinico universitario di Losanna, e Gregorie Courtine titolare della cattedra della fondazione internazionale paraplegici. I due sono stati a Roma per presentare nella sala convegni della Fondazione Santa Lucia le loro ricerche sul recupero motorio dei pazienti con lesioni midollari.

Manuel Bortuzzo spera di curare la paralisi

Era presenta tra il pubblico anche Franco Bortuzzo, il padre del nuotatore colpito accidentalmente da un proiettile a Roma, e rimasto paralizzato. La professoressa Bloch ha però frenato gli entusiasmi: “Noi vorremmo che un giorno il trattamento che stiamo mettendo a punto sia alla portata del maggior numero possibile di persone con paralisi. Questi risultati erano impensabili fino a pochi anni fa”.

Poi, come racconta il Corriere, la dottoressa fa il punto sulle sue ricerche. “Abbiamo condotto uno studio su sette pazienti con paraplegia cronica che avevano perso l’uso delle gambe e presentavano deficit permanenti. Dopo 4 anni di terapia hanno potenziato la forza delle gambe. Camminano, ma non immaginate una camminata normale. Muovono passi in laboratorio e sono in grado di farlo anche all’esterno, su superfici piane, con una programmazione tagliata su ciascuno di loro. Si sono allenati e hanno fatto tanta riabilitazione. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Nature nel 2018 ora lo stiamo sviluppando”.

La terapia

Ma veniamo alla terapia. “La stimolazione elettrica epidurale avviene con l’applicazione degli elettrodi nella zona lombo sacrale. Viene generata dallo stesso apparecchio usato anche per la cura del dolore cronico e viene rilasciata in tempo reale. Gli elettrodi sono piazzati in punti specifici in modo che possano attivare certi muscoli necessari per il movimento rispettandone la cinetica. Se il cammino è all’esterno del laboratorio, i passi vengono ore impostati. È stato meraviglioso vedere le espressioni di persone che credevano di non potersi più alzare dalla sedia a rotelle e che invece si guardano le gambe e sorridono”.

“Per applicare gli elettrodi, il midollo spinale deve essere intatto per una lunghezza di almeno 5-6 centimetri e la lesione deve essere superiore alla decima vertebra. Se il trauma è più non possiamo intervenire”.

Redazione CiSiamo
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