Intolleranze alimentari, secondo la scienza non esistono

L'immunologo e allergologo Andrea Speciani conferma che in realtà le intolleranze non eistono, sulla base di alcuni studi

L'immunologo e allergologo Andrea Speciani conferma che in realtà le intolleranze non eistono

Le intolleranze alimentari sono un argomento delicato. In un momento storico in cui il “free” sembra sempre più necessario al moltiplicarsi delle intolleranze, e invade con prepotenza i supermercati, c’è chi va contro questa tendenza. Alcuni dati del Rapporto Eurispes Italia 2019 sostengono che la maggior parte degli intervistati che compra prodotti senza lattosio o senza lievito non ha in realtà una vera e propria intolleranza.

“Le intolleranze non esistono”

A confermare l’ipotesi ci sono le spiegazione dell’allergologo e immunologo Andrea Speciani. Con la pubblicazione del libro “Le intolleranze non esitono” (LSWR edizioni) cerca di fare chiarezza in merito alle intolleranze alimentari. Secondo quanto riporta Speciani, uno studio dell’Università di Helsinki ha messo in luce come sia possibile una riduzione delle diete dovute alle intolleranze senza conseguenze per la salute. E’ stato proposto nelle scuole un questionario semplificato per le allergie e le intolleranze, in cui venivano incluse però solo domande inerenti al diabete e alle uniche due intolleranze scientificamente provate, ovvero quella al glutine e quella al lattosio. In questo modo le diete preparate per i bambini sono aumentate e e non ci sono state conseguenze per la salute.

Il problema alla base


Speciani sostiene, come riporta Elle, che grazie a nuovi esami oggi siamo in grado di stabilire che “alla base di molti sintomi e disturbi finora spiegati con le “intolleranze”, c’è in realtà un’infiammazione correlata a ciò che mangiamo. Ma, cosa più grave, è che questo atteggiamento ha portato a considerare il cibo un nemico da togliere dalla nostra tavola, quando è proprio l’eliminazione totale di un alimento a provocare un danno al nostro organismo”.
“Il punto è proprio questo: non sono i singoli alimenti a dare fastidio, bensì la modalità ripetitiva con cui li assumiamo”, ha precisato Speciani. E dunque, il punto è modulare l’assunzione di cibi in modo che non provochino l’infiammazione.

Redazione CiSiamo
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