Il primo Natale di Ficarra e Picone, il loro Anno Zero

L'ultimo lavoro di questa coppia ha un sapore diverso, un obiettivo alternativo: costruire il primo vero family movie italiano

Bisogna capire cosa sia, Il primo Natale, prima di giudicarlo. E per farlo, probabilmente, possiamo partire da cosa non è. Non è il film più riuscito di Ficarra e Picone, non è una commedia di Natale di quelle a cui siamo abituati a queste latitudini, non è un’opera in cui due comici famosi in tv e al cinema scelgono, come molti loro colleghi, anche illustrissimi, di rimanere in una comfort zone rassicurante e sempre più sterile (Aldo, Giovanni e Giacomo e Pieraccioni, giusto per non fare nomi), invece di andare oltre e altrove.

Non è neanche un lungometraggio d’evasione, anche se ne ha alcune caratteristiche – il solito buddy movie di Salvo e Valentino, unico vero fil rouge della loro cinematografia -, non è divertente, nel senso cinepanettonesco del termine ma anche in quello di questa coppia capace di essere amata da più generazioni per il loro garbo giocoso.


Se volete tenervi la pancia dalle risate, Il primo Natale non fa per voi. Ma questo non vuol dire bacchettarlo ed etichettarlo come un fallimento, anzi. Perché l’ultimo lavoro di questa coppia ha un sapore diverso, un obiettivo alternativo: costruire il primo vero family movie italiano, una favola di Natale che unisca davvero tutti, che intenerisca col sorriso e faccia riflettere. Un qualcosa che da anni deleghiamo ad altre cinematografie per inseguire, con i film italiani, il pubblico del 26 dicembre o del primo gennaio, quello che va al cinema una volta l’anno e lo scambia per uno stadio, quello che rideva alle scuregge dei cinepanettoni (che poi, quand’eran ben fatte, erano divertenti, non facciamo i bacchettoni: il problema è che non ci sono più le flatulenze di una volta).


Ficarra e Picone, un ladro di oggetti sacri ateo e un prete volenteroso, quando si ritrovano nel bel mezzo di un inseguimento causato da una refurtiva trascurabile, in un canneto trovano un varco spazio temporale che li proietta nell’Anno Zero. E lo è: per i personaggi, che portano il loro carico di esperienze, conoscenze e riflessioni illuministe ma poco illuminate nell’anno della nascita di Gesù – con un paio di gaffe divertenti, va detto -, ma anche per gli attori (e autori), che probabilmente, dopo l’inizio di svolta de L’ora legale, opera più politica delle altre, ora decidono di provare a rivoluzionare il proprio immaginario.

Lo capisci dai riferimenti (Non ci resta che piangere, in alcuni momenti omaggiato spudoratamente), dal lavoro sulla struttura della scrittura e sul cambiamento di impianto narrativo e intellettuale di Nicola Guaglianone – sempre più padrone delle rivoluzioni cinematografiche nostrane -, da quella scena iniziale che è una delle cose più politiche viste di recente in un film italiano, una presa di posizione sorprendente e decisa sui migranti, sui porti chiusi e aperti, su quanto e come siano le giovanissime generazioni le più colpite. Il prendere la storia della Natività e farla divenire un racconto di moderna migrazione, agire di neanche troppo sottile metafora su quell’argomento è interessante, lodevole e non di rado riuscito.

Certo, le criticità ci sono: è evidente che i due vorrebbero tenere in equilibrio e integrare i due generi, commedia e family movie, ma la serietà dell’operazione politica di adattamento di quel viaggio nel tempo alle nostre ferite collettive ne castra l’umorismo spesso infantile (nel senso nobile, ludico del termine), divertito, anche piuttosto lineare a cui ci hanno abituati. Qui, probabilmente, sarebbe servita una grammatica comica più scorretta, più cattiva, il loro essere eternamente puri e immaturi, colti di sorpresa dalla vita, qui non trova appigli. Non c’è la consueta quotidianità a cui poter fare le pulci con maliziosa innocenza, c’è la Storia, anzi peggio una leggenda che è parte fondante e costituente della nostra identità come italiani (sic) e che loro decidono di piegare alla loro visione. Così ne sembrano intimoriti, si accontentano di battute innocue e quasi mai divertenti, sembrano voler portare a casa il messaggio senza preoccuparsi troppo del ritmo, dell’intrattenimento, della partitura della commedia.


Per questo è difficile giudicare Il primo Natale, che peraltro il pubblico ha promosso proiettandolo subito al primo posto al box office. Perché neanche lui sa cos’è, se non, forse, il primo film di una nuova era di due Peter Pan adorabili che finalmente vogliono maturare, il primo tassello di una seconda parte di carriera per Ficarra e Picone, lungi dall’essere i nuovi Benigni e Troisi ma forse portatori sani di una nuova narrazione di massa popolare e non per forza ridanciana.
Devono, ovviamente, calibrare il tiro, trovare un ritmo altro e alternativo, cercare una migliore ispirazione che non si faccia schiacciare dai modelli presi a esempio.


Oppure, è non è da escludere, i due hanno solo sbagliato film. Essendo a Natale tutti più buoni hanno voluto costruire una commedia edificante, demolendo così però la loro comicità.
Ai prossimi (film) l’ardua sentenza.

Redazione CiSiamo
La Redazione di CiSiamo.info è pronta a parlarvi di attualità, cronaca, politica, spettacolo, sport, cultura, cercando sempre di portare alla vostra attenzione i fatti più interessanti e più rilevanti che la contemporaneità ci mette davanti. Siamo pronti a far scorrere le dita sulle nostre tastiere. Noi Ci Siamo, e voi? Seguiteci sui social.