Sono solo fantasmi, un Christian De Sica “da paura”

Non è un capolavoro, ma un'opera solida in cui tre ottimi attori, De Sica, Carlo Buccirosso e Gianmarco Tognazzi, si divertono a giocare insieme

foto di scena film Sono Solo fantasmi regia Christian De Sica per Indiana Production

Alzi la mano chi non ha pensato che in fondo, Christian De Sica, si poteva considerare sul viale del tramonto. Va pure detto che il nostro è come Silvio Berlusconi, ogni qual volta lo dai per finito lui torna più forte di prima. Ed entrambi tendono alla battuta volgarotta e all’overacting.

Non che l’attore, figlio e padre d’arte, non continui a riempire le sale: compatibilmente al ridimensionamento del mercato cinematografico italiano, che ora i campioni d’incasso li vede al massimo arrivare a 8 milioni, quasi mai a 10 (gli italiani, ovviamente Joker e Bohemian Rapsody invece volano), mentre prima si arrivava comodi a 30 (unica eccezione Zalone, con i suoi 170 milioni in 4 film, non a caso tutto il sistema aspetta Tolo Tolo come il Santo Graal). Christian De Sica, però, qui, opera una svolta, non solo perché Sono solo fantasmi è un affare di famiglia: omaggia il suo illustre genitore – come attore e come cineasta, con citazioni diffuse, oltre che dando la propria voce al papà del film quando decide di possedere (non in senso biblico, ma solo ectoplasmico) Buccirosso, papà che si chiama, guarda un po’, Vittorio -, facendosi aiutare, dietro la macchina da presa, dal suo talentuoso discendente, Brando, determinante per la qualità visiva e i cambi di linguaggio e registro.

Sono solo fantasmi

Sono solo fantasmi ha in sé pezzi di cinepanettone, come il fantasma scoreggiatore o il turpiloquio di un De Sica che interpreta un Giucas Casella caduto in disgrazia per non essere riuscito a sciogliere le mani di uno spettatore in diretta nazionale. E ne ridi, quando un tempo li sopportavi a stento: perché pur tornando con una certa costanza quello stile nell’opera, non senti l’ossessiva reiterazione di un modello anacronistico come negli ultimi anni era spesso accaduto ai film natalizi con il celebre interprete (con ma soprattutto senza Boldi); sembra invece un ritorno goliardico sul luogo del delitto, peraltro finalmente autoironico, come dimostra, al primo fantasma catturato, la battuta del protagonista e regista “signora, non mi scivoli nel pecoreccio!”. Il perché, è presto detto: Sono solo fantasmi, pur con i suoi difetti, è un film, mentre i vari Natali e Vacanze di e sul erano solo contenitori di gag, raffazzonati e approssimativi.

Inoltre, laddove prima non si rischiava mai – tanto che il cinepanettone è morto per abuso di posizione dominante, implodendo perché l’assenza di avversari non l’ha portato a un rinnovamento neanche minimo -, qui addirittura De Sica tenta la strada della ghost story, genere mai troppo fortunato qui in Italia, e lo fa con un sorridente rigore, tenendo saldi i due piani narrativi della farsa familiare e dell’horror d’atmosfera (la Janara del Vesuvio ve la sognerete di notte), il tutto con misura e ritmo.

Non è un capolavoro, ma un’opera solida in cui tre ottimi attori – oltre a De Sica, quel gran genio di Carlo Buccirosso (sta dimostrando sempre più di poter fare qualsiasi ruolo, persino parlando in milanese) e un Gianmarco Tognazzi in grande forma (il cui personaggio qui si chiama, a proposito di padri, Ugo) – si divertono a giocare insieme – ecco perché in paesi meno ipocriti recitare si dice to play o jouer – e non hanno paura di caratterizzazioni sopra le righe. Perché possono passare da Ghostbusters a Vittorio De Sica – che pochi ricordano come attore, ormai, ma aveva un adorabile e irresistibile stile da guitto che al figlio, in tempi diversi, non perdonano -, riuscendo a trovare la possibilità di non venire schiacciati da personaggi troppo banali, anche grazie all’ottima scrittura di Andrea Bassi e Luigi Di Capua, solo in pochi momenti con il pilota automatico: l’equilibrio di cui sopra si deve, per molti versi, a come i due hanno sviluppato il soggetto di Guaglianone e Menotti.

E per il massimo dei voti?

Forse sarebbe solo servito un po’ più di coraggio per ottenere il massimo dei voti, perché le horror comedy moderne non hanno paura di qualche spavento in più, anzi, lo usano per amplificare la catartica risata successiva, spesso provocata da un’accelerazione comica in cui i tre avrebbero potuto scatenarsi. Qualche volta di troppo si sente il freno a mano tirato, probabilmente per la novità dell’esperimento, ma Sono solo fantasmi potrebbe essere l’inizio di una nuova tappa per Christian De Sica, una nuova carriera (a “soli” 68 anni), come regista e attore che ha mostrato, in alcuni frangenti, molte più potenzialità di quanto dimostrato nei fatti: il successo clamoroso e l’amore del pubblico lo hanno strozzato e costretto in vestiti sempre più stretti, di anno in anno. Ora, però, può ricordarci che grande attore sia – se state ridendo, andate a rivedervi Il figlio più piccolo di Pupi Avati (con un Nicola Nocella straordinario quanto lui) o la manciata di minuti in cui in The Tourist mangia in testa a Johnny Depp, per citarne un paio più recenti (ma anche Grog e Compagni di Scuola di Francesco Laudadio e Carlo Verdone) – e l’occhio e la mano che ha come regista – pensiamo a Uomini uomini uomini -, soprattutto se aiutato tecnicamente da chi ne sa, come Brando De Sica.

Una scommessa coraggiosa

Certo, bisognerebbe poi aprire un dibattito sul fatto che sia un classe ’51 a proporre, nella commedia agonizzante che sta uccidendo il cinema italiano, una scommessa così coraggiosa. Agonizzante, perché la commedia attuale è come il Grande Fratello in Tv: in caduta libera come qualità e numeri, ma ancora centrale nella produzione perché anche precipitando fa più soldi degli altri generi, e invece di tentare un qualsiasi rinnovamento si reiterano modelli morti e sepolti cercando di finire di spolpare le poche ossa rimaste del cadavere. De Sica sperimenta mentre il “giovane” Alessandro Siani con Il giorno più bello del mondo si dimostra solo un Pieraccioni napoletano che non ce l’ha fatta, racimolando qualche milione di euro con sorrisi fiacchi e stanchi, idee asfittiche, una sciatteria registica e di scrittura irritanti. E non è un caso che proprio il comico partenopeo il suo miglior lungometraggio l’abbia fatto proprio con De Sica, Il principe abusivo.

Ma questa è un’altra storia.

Redazione CiSiamo
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