Coronavirus: il calcio che non funziona più

La maggior parte di chi si lamenta per le partite posticipate, probabilmente, domenica scorsa era al supermercato per il Coronavirus e non ha seguito il calcio. Lo ha dichiarato anche il professor Roberto Burioni, che non ha visto la Lazio perché troppo impegnato su Twitter e nella promozione del libro in uscita il 10 marzo, che neanche a farlo apposta parla proprio di epidemie e Coronavirus.

La maggior parte di coloro che si lamentano per il rinvio delle partite, in precedenza, denunciava le partite a porte chiuse, ritenendo, in ogni caso, il campionato falsato.

Praticamente tutti, tranne i tifosi della Juventus, incolpano il Palazzo di aver concordato il rinvio delle partite per favorire la Vecchia Signora, che in tempo di Coronavirus rischia di lasciarci la pelle più di altri e l’Inter è cinese. Questo è un aspetto che non si può trascurare nelle valutazioni.

Siamo davvero convinti che un campionato sia falsato da partite rinviate o giocate a porte chiuse?

Se riteniamo un campionato falsato per un errore del VAR, per il rinvio di alcune gare, per alcune partite a porte chiuse, in caso venisse confermata la squalifica del Manchester City dall’Europa, cosa dovrebbero pensare i tifosi inglesi dei successi ottenuti in questi anni dai Citizens?

Quando le punizioni sono toccate a Chelsea, Barcellona, Atletico Madrid, cosa avrebbero dovuto pensare gli appassionati e i tifosi d’Inghilterra e Spagna?

Siamo sicuri che regolarità e credibilità del campionato di Serie A non siano già state minate da bilanci dopati; squadre che non possono partecipare alle competizioni europee e che proseguono come se nulla fosse; plusvalenze, Calciopoli e altro? 

La passione non basta più

Perché continuare a spendere soldi per seguire qualcosa che non si ritiene autentico? Se la risposta fosse: «Per bere una birra e stare con gli amici», probabilmente si potrebbe anche fare a meno di andare allo Stadio, dove le birre sono pessime, tra l’altro.

Io amo il calcio e lo amerò sempre ma è da tempo che sostengo che non abbia più alcun senso tifare. Se avessi figli li terrei più lontano possibile dal tifo calcistico; spererei che non lo seguissero proprio o che si appassionassero alla contesa ma senza tifare. Li porterei a vedere partite per il piacere di vederle, probabilmente non in Italia.

Il calcio è intrattenimento

Oggi il tifo è roba da politicanti italiani, il calcio è intrattenimento, non è più sport. Andrebbe seguito come una serie televisiva: on-demand. Il risultato finale non conta più nulla se non per i soldi che porta nelle casse di un Club, mediamente sempre gli stessi.

Contano solo la fase finale della Champions League e dell’Europa League; come nella NBA contano solo i playoff e le finals, mentre la regular season è puro intrattenimento.

Coronavirus: il calcio che non funziona più

Com’è possibile non accorgersi che il sistema calcistico europeo è obsoleto? Il sistema è chiaramente andato in cortocircuito. Interessa solo la fase finale della Champions League (che infatti si è giocata regolarmente senza chiudere neanche mezzo seggiolino in periodo di emergenza) e dell’Europa League, in parte. Inter-Ludogorets a porte chiuse non è stato un danno economico così ingente, San Siro non sarebbe stato pieno.

Sembra quasi che il messaggio, soprattutto in Italia, sia che il campionato è un fastidio utile solo a qualificarsi alle competizioni europee. Forse il Coronavirus ha semplicemente sollevato ciò che ardeva sotto la cenere, soprattutto in Italia, dove la Superlega sarebbe davvero una soluzione ai problemi dei Club maggiori, imbrigliati da un brand Serie A che pare ben lontano dall’interessare al mondo.

Meglio la domenica al supermercato per il Coronavirus che allo stadio

Forse era meglio settimana scorsa, che di calcio non si parlava perché erano tutti al supermercato e le partite le han seguite in pochi. Gli altri, compreso Burioni, le han viste on-demand, come qualsiasi serie televisiva, cosparsi di Amuchina e sgranocchiando Nutella biscuit sul divano di casa.

Redazione CiSiamo
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