L’importanza di essere attaccanti in Serie A

«Gli attaccanti caratterizzano e definiscono il gioco di una squadra molto più degli allenatori» è una della frasi che ho sentito ripetere più volte da chi reputo grande conoscitore del calcio. É un concetto piuttosto banale ma difficilmente confutabile. In base al tipo di attaccanti a disposizione si stabiliscono i movimenti della squadra, che deve muoversi per servirli nel miglior modo possibile.

Non è un caso che Antonio Conte abbia fortemente voluto Romelu Lukaku, appoggiando a priori l’accantonamento di Mauro Icardi, che ha segnato tanto, è vero, ma con cui è davvero difficile giocare. Non è un caso che Paulo Fonseca abbia fatto di tutto per mantenere Edin Dzeko, anche di fronte alla seppur remota possibilità di prendere l’assistito di Wanda Nara.

Premesso che gli attaccanti, a mio avviso, aiutano la squadra quando segnano e non quando giocano per la squadra, un calciatore come Icardi può valere doppio se è in giornata, ma rischia di essere una zavorra quando non lo è. In questo senso Lukaku e Dzeko sono elementi che, comunque, creano spazio per i compagni anche quando non finiscono sul tabellino dei marcatori, com’è invece successo durante la prima giornata di Serie A 2019/2020.

Non dimenticare la difesa

«Gli attaccanti caratterizzano e definiscono il gioco di una squadra molto più degli allenatori» ma la difesa è altrettanto importante, rappresenta le fondamenta del palazzo e, in questo settore, la Roma ha da lavorare: purtroppo Juan Jesus farebbe fatica anche con l’aiuto dell’Espírito Santo in panchina. Fossi in Fonseca, almeno fino all’arrivo di qualche innesto, eviterei d’incaponirmi su la salida LaVolpiana e tornerei con i piedi ben saldi a terra: palla lunga e pedalare.

Il Napoli stesso, nonostante la qualità dei singoli soggetti, ha faticato nelle retrovie contro un’ottima Fiorentina. Un conto è avere Albiol e Koulibaly, la mente e il braccio, un altro è avere Koulibaly e Manolas: chi sarà la guida essendo entrambi due ragazzoni fortissimi ma spesso vittime di grandi amnesie?

L’Atalanta prosegue nella pericolosa ma esaltante tradizione di andare sotto e ribaltare il risultato, questa volta grazie alla nuova variabile offensiva: Luis Muriel. Se riescono a tenere il colombiano lontano dalla polenta durante il rigido inverno bergamasco, potrebbe davvero farne vedere delle belle.

Sempre a proposito di difesa, invece, quella del Milan, al netto della sconfitta, è parsa l’unica nota positiva per Marco Giampaolo; infatti era la difesa costruita da Gattuso. Il resto è meglio non commentarlo perché il gioco del calcio è fatto diversamente. Dicono che il Professore -così lo chiamano- abbia bisogno di tempo per mostrare l’impronta del proprio gioco. Personalmente di allenatori che fanno miracoli ne ho visti molto pochi, Jorge Jesus compreso che, nonostante un cognome di tradizione per quanto riguarda i miracoli, non è riuscito neanche a sconfiggere la maledizione di Bela Guttmann ai tempi del Benfica, eppure godeva di una difesa rocciosa, un attacco spumeggiante e un centrocampo coi fiocchi, tutte cose che Giampaolo non ha e non avrà a disposizione.

A centrocampo si decidono le partite

Il centrocampo è il vero fulcro di tutto, lo sanno anche i Professori di solito. É la zona dove si decidono le partite. Ecco il problema del Milan da ormai anni e anni; infatti, per il momento, gli investimenti maggiori sono stati fatti per difensori e attaccanti.

Il centrocampo è la vera forza della Juventus, seppur per me indebolito dai tempi di Pirlo-Vidal-Pogba-Marchisio. La prima Juventus di Sarri è parsa esuberante solo nel numero di giocatori presenti in rosa e nel solito CR7, per il resto ha fatto il compitino ed è bastato.

Tonali ha battuto il primo Nainggolan di ritorno a Cagliari, con Cellino in visita con il Brescia per l’occasione. La Lazio di Milinković-Savić ha vinto grazie alla continuità di Ciro Immobile, sempre a segno la prima giornata di campionato da anni e anni ormai. Ciruzzo ha trovato la sua dimensione a Roma come Ciro Mertens ha trovato la propria a Napoli: che bisogno c’era di simulare in quel modo bieco, Dries? Lo stesso vale per Krzysztof Piątek, ovviamente. Andrebbero squalificati a lungo, almeno quanto gli arbitri che hanno ingannato o tentato di ingannare.

Il Torino, in attesa di andare nella tana dei Wolves, ha avuto la meglio grazie a un rodaggio superiore rispetto a quello del Sassuolo e al cul-de-Zaza.

L’uomo di Vukovàr

Bologna e Verona, invece, hanno pareggiato, ma in questo caso l’attenzione era tutta per Siniša Mihajlović che ci ha mostrato come i veri eroi non hanno mai paura di mostrarsi vulnerabili.

Qui cito il Dj e giornalista musicale Enrico Lazzeri, grande esperto di Balcani: «L’uomo di Vukovár, un mix perfetto di serbo-croato, ossia la paura non esiste. Esiste sempre e solo il coraggio di affrontare la vita».

Redazione CiSiamo
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