Gabriele Padovani (Lega): «Portare in alto l’agricoltura dell’Italia»

Gabriele Padovani, candidato della Lega alle elezioni europee (foto Facebook)

Gabriele Padovani è un candidato alle prossime elezioni europee che si terranno domenica 26 maggio. L’esponente della Lega è stato intervistato dalla redazione di CiSiamo.info. Padovani concorrerà per l’elezione al Parlamento Europeo nella circoscrizione nord-est.

Gabriele Padovani, come mai ha scelto di candidarsi?

«Nel 2015 mi ero candidato a sindaco nel Comune di Faenza. Purtroppo in quella circostanza ho perso al ballottaggio 51% contro 49%. Dopo di che la passione per la politica, e il fare qualcosa per il mio territorio, mi è rimasta. In questi anni ho continuato a dedicarmi oltre le ore del mio lavoro a questo settore. C’è molto da fare e anche in Europa. Basti pensare a tutti i fondi europei che non vengono utilizzati per come dovremmo e potremmo fare».

Nel caso in cui dovesse essere eletto di cosa piacerebbe occuparsi?

«Io sono un agricoltore di professione quindi ho una mia azienda dove ci occupiamo di ortofrutta. Sicuramente vorrei occuparmi del settore agroalimentare dove ho acquisito un bel bagaglio di esperienza. Grande attenzione al Made in Italy ed evitare la contraffazione del prodotto italiano. In Europa l’agricoltura è da tanti anni che non ha una buona politica. Molta gente, nel corso degli anni, si occupata in malo modo dell’agricoltura in Parlamento: direi inadeguata più che non preparata».

Che Europa pensa che uscirà da queste elezioni?

«Penso che uscirà un’Europa piuttosto differente come mentalità, idee e anche nella voglia di fare. Non parlo soltanto dei candidati della Lega. Ho visto tante persone che hanno la ferma intenzione del cambiamento: questo è un atteggiamento volto nel modificare, in meglio, l’Europa. Ogni Stato deve avere una propria autonomia».

Cosa intende per autonomia in Europa?

«Bisogna saper distinguere i vari stati. La questione della balneazione ha un peso non indifferente in Italia. Discorso differente, invece, lo si può fare in Germania. Non possiamo omogeneizzare una peculiarità di ogni singolo: questa è la mia idea di autonomia».

Come mai questa divisione all’interno del Parlamento Europeo e in seno al Governo quando, in realtà, vi sono dei punti in comune?

«Abbiamo qualcosa simile nel programma ma questa situazione è una costante del nostro Paese. Penso che gli altri partiti abbiamo centrato il punto, così come detto da noi. Il problema è che molti non hanno la credibilità per fare bene nel Parlamento Europeo. Molti l’hanno avuta ma non sono riusciti a dare il massimo».

Nel campo dell’agricoltura come cittadino cosa ha percepito?

«Nel settore agricolo l’Europa ha praticamente mano libera, decide quasi tutto: lo dico come consigliere locale. Le direttive arrivano da lì. Sulla contraffazione potrei scrivere un libro. Coldiretti sta facendo una battaglia per combattere questa piaga che costa 40 miliardi all’anno. Tutela del territorio, connessione con il turismo e slow food sono tutti elementi per rilanciare la questione. L’agrolimentare e il turismo agricolo funzionano, e non poco».

Redazione CiSiamo
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