Burioni: “Non si deve votare nelle scuole”

Il virologo Roberto Burioni è tornato a scrivere sul sito 'Medical Facts', da lui fondato. "Non si dovrebbe votare nelle scuole"

Roberto Burioni
Roberto Burioni

Il virologo Roberto Burioni è tornato a scrivere sul sito ‘Medical Facts’, da lui fondato. “Sulla riapertura della scuola dopo la serrata imposta dall’emergenza coronavirus, in Italia si sta consumando una polemica che oramai assomiglia molto a una lotta nel fango a scopi politici”.

Le parole di Burioni

“C’è una cosa che da scienziato vorrei dire alla politica. Il 14 settembre si aprono le scuole e il 20 settembre si vota, con il solito allestimento dei seggi negli edifici scolastici e la coda di disinfezione e via dicendo. Che non si sia trovata una soluzione a questo problema è davvero imbarazzante. Non si dovrebbe votare nelle scuole e luoghi alternativi dovrebbero essere da tempo identificati in modo da non intralciare ulteriormente una già tribolata attività scolastica. Fregarsene vuole dire tenere in poco conto l’importanza dell’istruzione che, a mio giudizio, dopo la salute, è la cosa più importante che esista”, ha concluso Burioni.

Le parole di Boccia

E’ intervenuto a “Agorà” su Raitre il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia. “C’è chi lavora per il Paese e chi lavora contro. Giorgia Meloni avrebbe potuto informarsi, chiedendo a ognuno di noi e le avremmo dato le informazioni che sono state date al Paese. “A fine febbraio, inizio marzo, l’Italia era considerato un Paese di untori, se dopo qualche mese siamo diventati un modello da seguire e uno dei Paesi più sicuri è perché, evidentemente, abbiamo fatto qualcosa e hanno funzionato le scelte che il governo ha assunto. Lo studio, voglio ricordarlo, è stato commissionato dal ministero. Il 12 febbraio penso siano state messe in giro delle bozze per una simulazione che prevedeva delle ipotesi, delle previsioni”.

Studio Cts

“Lo studio ha avuto una sua evoluzione e poi un epilogo il 5 o 6 marzo. Se non ricordo male aveva tre opzioni ma non c’era nulla da nascondere, perché era una delle tante valutazioni su delle ipotesi. C’erano delle simulazioni che prevedevano da uno a due milioni di contagiati, valutando cosa sarebbe successo come impatto sulle terapie intensive e su sistema sanitario. Non mi pare sia un segreto di Stato, dato che ne abbiamo discusso a marzo. Gli studi e le analisi rigorose sono stati tanti. Ricordo che a noi del governo dicevano che eravamo cattivi, che non dovevamo chiudere, che si trattava poco più di un’influenza. Ricordo i leader della destra che dicevano che stavamo affamando il Paese… erano gli stessi giorni. Invece abbiamo fatto delle valutazioni molto rigorose. Non c’è un segreto di Stato. Parliamo di uno studio autorevole che poi è stato completato il 5 o 6 marzo”.

Andrea Gussoni
Nato il 28 gennaio 1986, fin dai tempi dei miei studi ho seguito le mie passioni, prima diplomandomi al liceo linguistico Virgilio e poi laureandomi in Psicologia delle Comunicazioni. Ho iniziato a lavorare come giornalista sportivo nel 2008 ma negli anni ho ampliato i miei orizzonti, professionali e non.