Bonaccini: “Sì a taglio dei parlamentari”

Stefano Bonaccini in un'intervista al Corriere della Sera dice sì al referendum sul taglio dei parlamentari.

Bonaccini
Foto: Twitter

Stefano Bonaccini in un’intervista al Corriere della Sera dice sì al referendum sul taglio dei parlamentari. “In realtà la riduzione del numero dei parlamentari è nel programma del centrosinistra da quasi trent’anni e io non ho cambiato idea. Avrei preferito accompagnare a questa riforma quella del bicameralismo differenziato, così come reputo necessaria una legge elettorale conseguente. Ma resto favorevole ad avere un Parlamento meno pletorico e più linea con le altre democrazie europee. E, per inciso, più che inseguirli i populisti li ho battuti alle elezioni”.

Le parole di Bonaccini

Ribadisco che una nuova legge elettorale è necessaria, ma dubito che si riesca a procedere in tempi così rapidi. Confermo anche che in questo momento le risposte economiche e sociali sono molto più urgenti di quelle istituzionali, pur importanti. Se la politica discute di regole nel momento in cui gli italiani perdono il lavoro e le aziende chiudono non va bene”.

Recovery

“C’è un piano di investimenti da oltre 200 miliardi di euro da approvare tra due mesi, ma noi non lo conosciamo. Segnalo per tempo che senza le Regioni e i Comuni sarà impossibile spendere quelle risorse in tre anni, come è previsto e come necessario, visto che il Paese ha bisogno di risposte immediate su investimenti e lavoro. Come abbiamo detto al Quirinale due giorni fa, abbiamo un’enorme opportunità ma anche un’enorme responsabilità: se sprecheremo questa occasione i cittadini non potranno perdonarci. Ne ho riparlato con il presidente Conte che mi ha confermato la volontà di coinvolgerci e ci sarà un incontro la prossima settimana coi ministri Amendola e Boccia, che ringrazio per l’immediata disponibilità. Ci aspettiamo risposte importanti”.

Pd e M5S

Non do le pagelle, ma confermo la necessità che il governo sciolga alcuni nodi. Ho chiesto ad esempio di utilizzare le risorse del Mes, perché non si può sacrificare a questioni ideologiche la possibilità di investire 36 miliardi di euro sulla sanità pubblica in un Paese colpito da una drammatica pandemia. Quei soldi servono perché la sanità pubblica va rafforzata e aprire cantieri, così come investire in tecnologia e macchinari significa anche creare lavoro. Stesso discorso sulle concessioni autostradali: ci sono miliardi di euro fermi per opere già progettate, ma che non partono. Non è accettabile in un Paese dove la crisi economica e sociale morde nella carne viva le famiglie e le imprese“, ha concluso.