Zangrillo: “Io non sono un negazionista”

Alberto Zangrillo, primario di anestesia e rianimazione all'Irccs San Raffaele di Milano e prorettore dell’Università Vita-Salute di Milano, in un'intervista a 'La Repubblica', passa al contrattacco.

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Alberto Zangrillo, primario di anestesia e rianimazione all’Irccs San Raffaele di Milano e prorettore dell’Università Vita-Salute di Milano, in un’intervista a ‘La Repubblica’, passa al contrattacco. “Bisogna dare indicazioni chiare e autorevoli. Non è vero che il virus non esiste più, io non l’ho mai detto così come non ho detto che è mutato. Ho però affermato – e lo sostengo ancora perché questa affermazione si basa sull’osservazione e la cura diretta dei pazienti – che la situazione clinica oggi è diversa. Dire che il virus oggi non sta producendo una malattia clinicamente significativa non vuol dire affatto negare l’esistenza del Sars-Cov-2. Rifiuto in tutti i modi la definizione di negazionista”.

Le parole di Zangrillo

Io a differenza di alcune nuove ‘star’ televisive, ho curato davvero i pazienti. Sin dal primo giorno. Sono stato tra i primi ad andare nella zona rossa per aiutare i colleghi di Lodi. Qui al San Raffaele abbiamo dedicato ai pazienti positivi a Covid cinque terapie intensive, dove abbiamo assistito 130 malati gravi. E abbiamo prestato cure anche a 1.300 malati, con sintomatologia medio-grave, ricoverati in altri reparti. Se colleghi universitari milanesi si permettono di dare del negazionista a chi come me è andato in mezzo ai malati e se ne è preso cura, ne risponderanno”.

La smentita

Zangrillo aveva già smentito. Essere definito negazionista dopo aver visto personalmente ognuno dei circa 1.200 malati di Covid-19 curati al San Raffaele, dopo aver lavorato notte e giorno fino al 18 aprile nelle 5 rianimazioni dell’ospedale e dopo aver personalmente trasportato malati gravissimi nel mio reparto, mi porta a considerare gli autori delle accuse quali persone in malafede, che si espongono al rischio di querela per diffamazione. Il medico cura, dice la verità, si preoccupa responsabilmente, infonde coraggio e, se sostenuto dalle evidenze, esprime fiducia e ottimismo. Il medico ha una visione completa della complessa situazione sanitaria, che impone di dare risposte anche alle patologie che non si prevengono con la mascherina e il lavaggio frequente delle mani. Chi continua a scuotere la testa e allargare le braccia di fronte alle evidenze ha evidentemente altri interessi e farà presto una pessima figura”.